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Lunedì 30 Marzo 2026 11:03

Circolo S. Pietro: le opere di carità contro la logica delle pietre



La tradizionale Via Crucis presieduta all'interno del Colosseo dall'arcivescovo Boccardo, Il presule indica il valore dell'impegno del sodalizio «come incarnazione della misericordia di Dio»

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«I contemporanei di Gesù cercano di lapidarlo, perché non sopportano il fatto che lui si presenti come il figlio di Dio. Ancora una volta il Vangelo ci racconta di accuse pesanti, di parole forti. Questi uomini hanno le loro mani armate di pietre, sono pronti a lapidare Gesù. Invece di scappare, invece di rispondere con aggressività, Gesù fa una domanda molto semplice: “Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre: per quale di esse volete lapidarmi?”. La sua forza nasce dalla sua certezza di un legame con il Padre». Così l’arcivescovo di Spoleto-Norcia Renato Boccardo si è rivolto ai soci del Circolo S. Pietro durante l’omelia tenuta nel corso della celebrazione eucaristica, nella serata di venerdì 27 marzo, dopo aver guidato le meditazioni della tradizionale Via Crucis del sodalizio romano all’interno del Colosseo. Alle accuse ingiuste, Gesù risponde «indicando limpidamente le sue opere e i suoi frutti»; sono opere che «liberano, consolano, guariscono, rialzano, ridanno dignità»; non si tratta di «una magia, non sono poteri straordinari, è la misericordia che salva. Ed è questo che Gesù mette davanti agli occhi di coloro che lo criticano».

Boccardo, ispirandosi al Vangelo, ha indicato poi un parallelo con le opere del sodalizio romano. «Sappiamo che il Circolo S. Pietro nasce e opera come strumento della carità del Papa, ma mi piace pensare ancora a qualcosa di più: il Circolo come trasparenza, quasi come incarnazione della misericordia di Dio nei confronti di tutti coloro che sono segnati dalla fatica della vita quotidiana. E così anche le opere del Circolo, come quelle che compiva Gesù, liberano, guariscono, rialzano, ridanno dignità». Il Vangelo «ci chiede di lasciare le pietre, quelle vere, ma soprattutto quelle di parole e giudizi che siamo abituati a lanciare con estrema facilità», ha continuato Boccardo  ricordando ai soci che il Santo Padre ha invitato, in questi ultimi giorni di Quaresima, a disarmare il linguaggio, rinunciando a parole taglienti e a reazioni rabbiose. «Questo tempo tragico, quello che stiamo vivendo, può allora diventare un allenamento pratico alla carità attraverso la custodia delle parole. I gesti accompagnati dalle parole, la carità sostenuta dalla benevolenza, la verità vissuta nella luce della riconciliazione. Può essere questo l’impegno che raccogliamo insieme da questa celebrazione in questo luogo ricco di significati».

La Via Crucis del Circolo S. Pietro, per antica consuetudine celebrata il Venerdì di Passione, è il culmine del cammino di preparazione alla Santa Pasqua per i numerosi soci e benefattori del Sodalizio. La presenza del Circolo S. Pietro al Colosseo affonda le radici nella storia della devozione romana: se il rito della Via Crucis al Colosseo fu istituito nel 1750 da Papa Benedetto XIV, fu proprio grazie all’iniziativa del sodalizio romano che, il 26 marzo 1920, la funzione fu ripresa dopo la sospensione seguita agli eventi del 1870; dal 1936, poi, la Chiesa di Santa Maria della Pietà al Colosseo, situata sotto un fornice dell’Anfiteatro, è affidata al sodalizio.

In preparazione alla celebrazione del Colosseo, il Circolo ha vissuto un tempo di riflessione e preghiera il 4, 5 e 6 marzo presso la sede di Palazzo S. Calisto con gli esercizi spirituali predicati dall’arcivescovo Fabio Fabene, segretario del dicastero delle Cause dei santi. Il presule ha guidato i soci in un itinerario spirituale volto a riscoprire la misericordia come fondamento dell’agire cristiano.

Il presidente del Circolo S. Pietro Niccolò Sacchetti ha espresso gratitudine per la partecipazione corale agli appuntamenti in preparazione della Santa Pasqua, affermando che «in un tempo segnato da profonde incertezze, rinnovare il legame con Dio come sorgente di luce e la misericordia come stile di vita ci permette di rinnovare il nostro impegno verso il prossimo, ponendoci con umiltà al servizio degli ultimi come veri amici di Dio». (Marco Chiani)

30 marzo 2026

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