Lunedì 30 Marzo 2026 11:03
Domenica delle Palme, Pizzaballa: «La guerra ha interrotto il nostro camminofestivo»


Il cardinale ha guidato la meditazione nel pomeriggio al Getsemani. «Oggi Gesù piange ancora una volta su Gerusalemme. Piange per tutte le vittime di una guerra che sembra non avere fine»
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Nella mattinata di ieri, 29 marzo, Domenica delle Palme, impedito a Gerusalemme l’accesso alla basilica del Santo Sepolcro al patriarca latino Pizzaballa e al Custode di Terra Santa padre Francesco Ielpo. Nel pomeriggio quindi lo stesso cardinale Pizzaballa ha guidato, al Getsemani, la meditazione della Domenica delle Palme, segnata dal clima di tensione e dalle restrizioni che hanno impedito lo svolgersi della tradizionale processione.
«Ci troviamo qui al Getsemani, il luogo dove Gesù, giunto al culmine del suo viaggio verso Gerusalemme, si fermò e pianse», ha esordito, sottolineando come lo sguardo di Cristo «penetrò nel cuore della città che amava». Senza le palme che sventolano per le strade e senza la folla. Un’assenza che, nelle parole del porporato, «non è una mera formalità. È la guerra che ha interrotto il nostro cammino festivo». Ma, ha continuato, «il grido di “Osanna” non ha bisogno di rami per elevarsi al cielo, e la fede non vacilla quando vengono spogliati i riti esteriori». In questo contesto, Cristo continua a camminare con il suo popolo. «Anche quando la strada è bloccata, egli dimora nel cuore di coloro che non hanno smesso di seguirlo».
Oggi, ha aggiunto Pizzaballa, «Gesù piange ancora una volta su Gerusalemme… Piange per tutte le vittime di una guerra che sembra non avere fine: per le famiglie divise, per le speranze infrante». E proprio questo pianto si fa appello alla responsabilità e alla conversione. A partire dalla croce, il luogo della rivelazione. «Di fronte a un amore che non si difende – ha rilevato – i criteri del mondo crollano. Scopre che il vero potere non risiede nella violenza ma in una vita donata liberamente». Lo ha capito il centurione: «Quest’uomo è il Figlio di Dio».
Nonostante il clima di violenza e le restrizioni, resta dunque viva la speranza. «L’ultima parola di Dio è la tomba vuota – ha ricordato il cardinale -. Una pace che non è un’illusione, ma il frutto della croce. Non è un fragile accordo tra nemici, ma nasce da un Dio che si dona completamente». Di qui l’esortazione rivolta ai fedeli: «Oggi non portiamo palme in processione. Portiamo invece la croce. Scegliamo di diventare costruttori di riconciliazione. La guerra non cancellerà la risurrezione. Il dolore non spegnerà la speranza».
30 marzo 2026
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