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Lunedì 30 Marzo 2026 11:03

Domenica delle Palme a Gerusalemme, Zuppi: «Sdegno per misura grave e irragionevole»



Il presidente della Cei esprime rammarico per il divieto al patriarca Pizzaballa e al Custode Ielpo di entrare al Santo Sepolcro. Piena solidarietà alle comunità cristiane di Terra Santa

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Dopo che, nella mattinata di ieri, Domenica delle Palme, la polizia israeliana ha impedito l’accesso alla basilica del Santo Sepolcro, a Gerusalemme, al patriarca Pierbattista Pizzaballa e al Custode di Terra Santa Francesco Ielpo, il cardinale presidente della Cei Matteo Zuppi ha contatto telefonicamente il cardinale Pizzaballa, esprimendo rammarico per l’accaduto e piena solidarietà alle comunità cristiane di Terra Santa.

«A nome dei vescovi italiani manifesto lo sdegno per “una misura grave e irragionevole”, condividendo quanto dichiarato nel comunicato congiunto del Patriarcato e della Custodia», sono le parole di Zuppi, che ha parlato di un «fatto doloroso per i tanti cristiani che, vivendo in quelle terre, rappresentano una testimonianza essenziale di speranza per tutti i popoli in contesti di divisione e conflitto. A tutti i cristiani di Terra Santa assicuriamo la nostra preghiera – ha aggiunto -, perché continuino a essere promotori di pace, mentre auspichiamo che l’incidente odierno sia chiarito immediatamente».

Per il presidente Cei, «le autorità locali e le organizzazioni internazionali hanno il dovere inderogabile di garantire la libertà religiosa in Terra Santa, condizione imprescindibile per qualsiasi processo di pace autentico. Rinnoviamo il nostro appello affinché si aprano spazi di dialogo e si giunga presto a soluzioni ragionevoli». Zuppi ha ricordato anche le parole pronunciate dal Papa al termine dell’Angelus: «Mentre la Chiesa contempla il mistero della Passione del Signore, non possiamo dimenticare quanti oggi partecipano in modo reale alla sua sofferenza. La loro prova interpella la coscienza di tutti».

In conclusione, l’affidamento «al Signore della pace» delle «sofferenze di quanti vivono il dramma dei conflitti e delle guerre. A tutti i governanti – l’esortazione finale – chiediamo un gesto di riconciliazione e una tregua per la prossima Pasqua».

30 marzo 2026

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