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Lunedì 30 Marzo 2026 13:03

Le associazioni: nuova fase per la nostra democrazia



L'appello di Acli, Anpi, Arci, Libera e Pax Christi Italia, all'indomani del referendum sulla giustizia che ha visto «milioni di persone, tra cui molti ragazzi», che hanno scelto di partecipare

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All’indomani del referendum sulla giustizia, Acli, Anpi, Arci, Libera e Pax Christi Italia firmano una nota congiunta rivolta a cittadini, organizzazioni sociali e, «in particolare», forze politiche. «Abbiamo partecipato con convinzione, insieme a tante altre realtà, al Comitato della società civile per il NO, che vogliamo qui ringraziare, insieme a tutti i comitati territoriali che si sono impegnati in una campagna referendaria difficile e spesso segnata da toni sopra le righe – ricordano -. Scriviamo nei giorni successivi a una importante pagina di democrazia, nella quale milioni di persone, tra cui molte ragazze e ragazzi, hanno scelto di partecipare e di esprimersi». Questo, per i referenti delle associazioni, «è il dato più significativo, che non appartiene a una parte politica ma all’intero Paese: una partecipazione viva, consapevole, che si attiva quando riconosce una posta in gioco reale e che non può essere dispersa».

Il voto, evidenziano, ha espresso «con chiarezza» il «rifiuto di una riforma che interveniva su equilibri fondamentali della nostra Costituzione. Un segnale che chiama tutte e tutti a una riflessione seria e a una assunzione di responsabilità. Non serviva, appare oggi chiaro e netto, la riforma della magistratura ma occorre ed è urgente, la riforma della giustizia. Si apre dunque una fase nuova. Non è il tempo della rimozione né della contrapposizione sterile, ma di un confronto reale e trasparente sul futuro della giustizia nel nostro Paese, che deve partire dai problemi concreti e dai bisogni delle persone».

A preoccupare, per i firmatari del documento, è «la diffusione della corruzione, la presenza pervasiva delle mafie, lo stato indecente delle nostre carceri dove quotidianamente operiamo, le crescenti diseguaglianze sociali che indeboliscono il tessuto democratico e rendono più fragili intere comunità. La giustizia – rimarcano – non può essere ridotta a terreno di scontro politico o a leva emergenziale: è un pilastro della democrazia e della coesione sociale». Di qui la necessità di «un impegno concreto per rendere il sistema giudiziario più efficiente e giusto: più personale, più risorse, tempi certi dei processi, piena digitalizzazione, interventi strutturali sul sistema carcerario», l’elenco delle richieste.

Allo stesso tempo, «riteniamo profondamente sbagliata una concezione della sicurezza fondata sull’aumento delle pene e sull’estensione dei reati, che non affronta le cause profonde dell’insicurezza e rischia di comprimere diritti fondamentali, fino a colpire il dissenso e la partecipazione». In buona sostanza, «non possiamo separare la questione della giustizia da quella della giustizia sociale.  Le diseguaglianze economiche, territoriali e generazionali che attraversano il Paese sono oggi uno dei principali fattori di ingiustizia e richiedono politiche pubbliche capaci di rimuovere gli ostacoli che limitano libertà ed eguaglianza, come previsto dalla nostra Costituzione».

Ancora, guardando oltreconfine, «in un contesto internazionale segnato dal ritorno della guerra e dalla messa in discussione del diritto internazionale, sentiamo ancora più forte la responsabilità di affermare una cultura della pace, della cooperazione e del rispetto dei diritti umani», prosegue la nota. Alla luce di tutto questo, dunque, «la partecipazione che abbiamo visto in queste settimane non può essere considerata un episodio – il monito -. È una risorsa preziosa che va coltivata e resa permanente. E deve essere un impegno concreto di tutte e tutti. Come associazioni della società civile – assicurano – continueremo a fare la nostra parte, nei territori e nel Paese, promuovendo partecipazione, solidarietà, legalità e impegno civile. Il tutto mantenendo vive le comunità territoriali, sempre più sole, sempre più abbandonate, sempre più marginalizzate nel dibattito pubblico».

Da ultimo, la richiesta alle forze politiche di «aprire un confronto vero, inclusivo e rispettoso, che coinvolga pienamente le forze sociali e la società civile organizzata, a partire dalle regole fondamentali della nostra convivenza democratica. Perché la democrazia non si esaurisce nel voto, ma vive nella partecipazione quotidiana, nella giustizia sociale, nella difesa e nell’attuazione della Costituzione».

30 marzo 2026

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