Martedì 31 Marzo 2026 13:03
Israele approva la pena di morte


Con 62 voti favorevoli e 48 contrari, la Knesset ha dato il via libera alla legge che introduce la sentenza capitale per i palestinesi colpevoli di terrorismo. Il vicario Shomali: «Non favorisce la pace»
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«Questa legge non favorisce la pace fra israeliani e palestinesi. Al contrario, farà crescere l’odio e il rancore». Raggiunto dall’Agenzia Sir, il vicario generale e vicario patriarcale per Gerusalemme e Palestina William Shomali commenta con queste parole il via libera della Knesset, nella serata di ieri, 30 marzo sera, alla legge che introduce la pena di morte per i palestinesi riconosciuti colpevoli di attacchi mortali contro cittadini israeliani, approvata con 62 voti favorevoli e 48 contrari. «Ciò che occorre è trovare una soluzione al conflitto palestinese, secondo la legittimità internazionale. In un contesto di pace e riconciliazione – conclude – non c’è bisogno di approvare una legge sulla pena di morte».
In sostanza la legge – «che gode di un ampio sostegno da parte dell’opinione pubblica israeliana», riferisce Yuli Novak, direttrice esecutiva di B’Tselem (Centro d’informazione israeliano per i diritti umani nei territori occupati) – prevede che nei casi definiti come terrorismo dalla giustizia militare la pena capitale (per impiccagione) diventi, di fatto, la sanzione predefinita per gli imputati palestinesi della Cisgiordania, applicabile entro 90 giorni dalla condanna definitiva. «Il Servizio carcerario israeliano ha già iniziato a predisporre strutture apposite per le esecuzioni», aggiunge, osservando che «Israele sta raggiungendo un nuovo punto basso nella disumanizzazione dei palestinesi, sancendo nella legge statale il loro trattamento crudele . Già ora uccide sistematicamente i palestinesi senza dover rispondere delle proprie azioni. Sotto la guida dei ministri più importanti – conclude -, quello israeliano sta diventando giorno dopo giorno un sistema che normalizza l’uccisione e il ferimento degli esseri umani».
Il voto del Parlamento israeliano è arrivato nonostante gli appelli di diverse Capitali europee, Roma compresa, che avevano invitato a rinunciare a un provvedimento ritenuto lesivo dei principi democratici. L’Associazione per i diritti civili in Israele (Acri) ha presentato ricorso alla Corte suprema definendo la legge «incostituzionale e discriminatoria». In generale, per le organizzazioni per i diritti umani, l’approvazione della legge non solo radicalizza ulteriormente il conflitto, ma rischia di aggravare un clima già segnato da violenze quotidiane e dall’erosione delle garanzie giuridiche per la popolazione palestinese. Oltretutto, si tratta di una svolta che segna una rottura con la storia del Paese, dove la pena capitale era stata applicata solo in due casi: nel 1948 e nel 1962. Svolta che si inserisce in una fase di forti restrizioni contro la popolazione da parte di Israele, che ha intensificato le misure di controllo sulla Cisgiordania occupata, mentre si moltiplicano gli attacchi dei coloni israeliani contro le comunità palestinesi.
«Profonda preoccupazione» per l’adozione della legge anche da parte del segretario generale del Consiglio d’Europa Alain Berset. L’entrata in vigore di questa legge, si legge in una nota diffusa dal Consiglio, «segnerebbe un ulteriore allontanamento di Israele dal quadro di valori a cui ha storicamente scelto di associarsi. Israele ha abolito la pena di morte per i reati comuni nel 1954 e non ha eseguito condanne a morte dal 1962. L’adozione di questa legge, che estende l’applicazione della pena di morte nel Paese, rappresenta una grave regressione». Per Berset, si tratta di «un anacronismo giuridico incompatibile con gli standard contemporanei in materia di diritti umani. Inoltre, qualsiasi applicazione della pena di morte che possa essere qualificata come discriminatoria è inaccettabile in uno Stato di diritto». Il Consiglio d’Europa si oppone, dunque, alla pena di morte «ovunque e in qualsiasi circostanza» perché è «incompatibile con i diritti fondamentali e con il rispetto della dignità umana».
Anche la presidente dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa Petra Bayr si dichiara «profondamente delusa dal voto di ieri sera alla Knesset, che compromette seriamente lo status di osservatore di Israele presso l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa. Si tratta di una grave battuta d’arresto – aggiunge -, che allontana Israele dai valori del Consiglio d’Europa, il quale si oppone fermamente alla pena di morte ovunque e in qualsiasi circostanza. Spero che la Corte suprema israeliana respinga ora questa legge, che viola gli obblighi di Israele ai sensi del Patto internazionale sui diritti civili e politici, compreso il divieto di discriminazione». La presidente dell’Assemblea parlamentare parla di «intoppo» le cui ripercussioni sullo status di osservatore di Israele «saranno molto probabilmente oggetto di discussione durante il prossimo dibattito sull’abolizione della pena di morte che l’Assemblea terrà mercoledì 22 aprile a Strasburgo».
31 marzo 2026
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