Martedì 31 Marzo 2026 13:03
Con Papaleo tra empatia e speranza


Alla sua quinta prova, il registra ritrova i territori dell’amata Basilicata, e qui fa muovere la vicenda, che vede al centro quattro ragazze di età differenti. Con loro, l'ex militare Bigio
L'articolo
Con Papaleo tra empatia e speranza
proviene da RomaSette
.
#cinema #il bene comune #rocco papaleo
leggi la notizia su RomaSette


Biagio Riccio riceve una telefonata. Una voce femminile gli chiede se è disponibile ad accompagnare un gruppo di donne in una gita nel Parco del Pollino alla scoperta del Pino Loricato. È l’inizio de Il bene comune, quinta prova di Rocco Papaleo come regista. Prima del racconto vero e proprio, l’autore rivolge allo spettatore una premessa, una dichiarazione d’intenti sul suo modo di vedere e concepire la materia “cinema”: una sorta di teatro-canzone, un insieme di parole e musica in grado di muoversi con dolce malinconia negli ampi spazi del Parco del Pollino. Così Papaleo ritrova i territori dell’amata Basilicata, e qui fa muovere la vicenda, che vede al centro quattro ragazze di età differenti: tutte fanno parte di una cooperativa che si occupa del cammino di recupero di detenute vicine alla fine della pena.
A guidarle c’è Raffaella, attrice in cerca di ispirazione, di nuovi ruoli da interpretare, di un nuovo pubblico da commuovere. E poi c’è Biagio, in realtà ex militare dimessosi dall’Accademia per non favorire la carriera del figlio del generale, e ora riciclatosi come guida turistica. L’albero secolare suddetto diventa ben presto simbolo di resilienza e il cammino intrapreso dal gruppetto assume il tono di un viaggio di trasformazione tra incontri e cambiamenti, voce collettiva in grado di tenere insieme corpi, emozioni e storie diverse. Raffaella infatti indica tra gli esercizi da compiere quello di interpretare le varie forme dell’albero. Mentre provano questi inediti esperimenti, tra loro emerge una solidarietà inattesa, accanto a un forte bisogno di parlarsi, ascoltare, comunicare. Fin dal titolo, Il bene comune conduce il pubblico ad una forte empatia che dal pino sopravvissuto ai secoli arriva ad abitare la nostra contemporaneità.
Rocco Papaleo, nato a Lauria il 16 agosto 1958, ha mosso i primi passi nel mondo del teatro, per poi affacciarsi in televisione prima in alcuni varietà, poi in fiction di successo. L’esordio al cinema avviene per merito di Mario Monicelli con Il male oscuro (1990). Da allora gira per il grande schermo un’ottantina di titoli, affiancato ai nomi di punta del cinema italiano (Pieraccioni, Veronesi, Vanzina…). Per arrivare nel 2010 ad esordire in prima persona con Basilicata coast to coast, un road movie dove riversa tutto l’affetto per la propria terra. Questo di oggi è probabilmente il suo film più vivido e riuscito. Magari il racconto sconta qualche momento di pausa e un certo calo di tensione, ma a prevalere è la spinta che Papaleo imprime alla dinamica tra il territorio e le attrici intorno: Vanessa Scalera (l’attrice), Claudia Pandolfi, Teresa Saponangelo, Livia Ferri, Rosanna Sparapano (le detenute) restituiscono al meglio l’immagine di un universo femminile colpito ma non rassegnato alla sconfitta. Il film ci accompagna ancora in un viaggio pieno di speranza.
31 marzo 2026
L'articolo
Con Papaleo tra empatia e speranza
proviene da RomaSette
.