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Martedì 31 Marzo 2026 10:03

Maratona di New York

Teatro Cometa Off Di Edoardo Erba con Alessandro Giova Giancarlo Porcari Regia di Monica Falconi La corsa è uno sport particolare, ti prende o non ti prende, ma quando ti appassiona è finita. Non esistono feste, impegni, tempo meteorologico che ti fermi. Le gambe diventano come un cane impaziente di uscire di casa per la [...]

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La corsa è uno sport particolare, ti prende o non ti prende, ma quando ti appassiona è finita. Non esistono feste, impegni, tempo meteorologico che ti fermi. Le gambe diventano come un cane impaziente di uscire di casa per la sua passeggiata, dipendi da loro.

Una volta accontentate, dipendi dalla velocità e dai chilometri percorsi. Ho corso per molti anni e partecipato a numerose gare dilettantistiche; è una bella esperienza, faticosa ma anche ricca di soddisfazioni. Non è una sfida con gli altri ma con te stesso, dove cerchi sempre di superarti, di migliorarti. Poi, come diceva una mia amica podista, questo è uno sport meritocratico: solo se ti impegni ottieni dei risultati.

maratona di new york
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Le gare, come gli allenamenti, sono poi occasione d’incontro con chi condivide la tua stessa passione. Così, mentre si corre, spesso si chiacchiera producendo una piacevole colonna sonora prodotta anche dal suono delle scarpe sull’asfalto, sul terriccio o sulle foglie secche che calpesti.

Correre da soli aiuta a pensare, a riflettere, a ripetere mentalmente un discorso da fare a qualcuno, un testo o un brano musicale. È un momento introspettivo che può servire per fare nuovi progetti o per tirare le somme della propria vita. Si corre sempre in compagnia di qualcuno o dei propri pensieri, non si è mai davvero soli.

Il palco è disseminato di quelle foglie di cui parlavo prima, il Cometa Off per la sua particolare disposizione permette di avere un’ottima visuale e dà la sensazione allo spettatore di essere inclusi nella scena e calpestare quel tappeto.

Ecco allora arrivare i corridori per il loro allenamento. I due attori sono Alessandro Giova e Giancarlo Porcari, che oltre ad essere particolarmente espressivi ed empatici, per buona parte del loro spettacolo corrono sul posto, proprio per trasmettere quella reale sensazione di un allenamento. Scelta non facile e molto impegnativa, ma il risultato è assolutamente realistico.

Le discussioni che affrontano sono quelle che ho ascoltato o a cui ho partecipato per anni: esperienze personali di vita o sentimentali, lo sport, gli interrogativi della vita, le amicizie, ma soprattutto spingersi oltre i propri limiti aiutando o facendosi aiutare quando si incontra la giornata no per superare quelle difficoltà fisiche ma soprattutto psicologiche che ti vorrebbero fermare.

maratona di new york
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Ecco allora che la corsa, come sottolinea il testo, è un’analogia della vita. Alessandro sprona Giancarlo, appena uscito da un’influenza, a spingere ed osare di più ed andare oltre. Lui è quello tosto, che vede nella corsa le problematiche della vita da prendere di petto. Non vuole fermarsi né tornare indietro, perché per lui sarebbe una sconfitta.

Il mio coach me lo diceva sempre: “Pensa sempre a divertirti!”, ma quando volevo raggiungere un obiettivo, sapeva sempre come spingermi oltre. Allora si digrignano i denti, come fa Alessandro, e si affronta la fatica, la stanchezza, i propri limiti.

Il testo si rivela un felice connubio tra fisicità ed emotività, nella sua ora abbondante di durata con il pretesto della preparazione per la famosa e celebre Maratona di New York. Ci permette di assistere alla condivisione di riflessioni, ricordi e all’emergere di tensioni; si svelano dubbi e punti dolenti che affliggono i due a causa di non detti.

maratona di new york
Si percepisce il senso di sfida verso se stessi ma anche la forte amicizia e passione che li lega.
Le luci sottolineano ed enfatizzano i punti salienti delle discussioni, mentre sono accompagnati dalle musiche dei Pink Floyd, soprattutto “Time”, che con il suo mood segna il progressivo incedere del tempo della corsa, mentre correndo calpestano per tutta l’esibizione quelle foglie sul palco rendendo realistica la proposta, che si rivela difficile ed impegnativa.

Nonostante la povera scenografia, arricchita di tanto in tanto da sbuffi fumogeni che rendono onirica la scena, la regia pone sapientemente i due corridori in primo o in secondo piano per evidenziarne momenti topici. Paradossalmente ho trovato emozionante il momento dei saluti, quando tenendosi per mano, hanno alzato le braccia verso l’alto proprio come quando si attraversa il traguardo a fine corsa insieme.

Credo che questo spettacolo possa incuriosire e piacere ogni spettatore, ma sicuramente colpirà particolarmente chi pratica questo sport, che non potrà non riconoscersi in queste dinamiche e riprovare quelle stesse emozioni pur rimanendo seduto in sala. Bella e suggestiva anche la locandina e… il finale inaspettato!

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