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Martedì 31 Marzo 2026 17:03

Roma è l’unica capitale che non contrasta il graffitismo vandalico. La confusione strumentale con la street-art

Senza un albo dei writers, questi continueranno a marcare il territorio con messaggi odiosi. La connivenza di parte della politica e l'assuefazione dei cittadini

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#graffiti #in primo piano #temi #scritte vandaliche #tags #writers
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Per tutti noi che ci occupiamo di decoro urbano “a tutto tondo” (non solo verde, buche e rifiuti: ripulire la città da graffiti, tag e pubblicità abusive) LA DOMANDA DELLE DOMANDE di Magliaro, sul Messaggero, all’assessore Veloccia.

 



«Cominciamo col dire che credo sia OGGETTIVO* un netto cambio di passo avvenuto in questi anni, reso possibile, come ho detto, mettendo adeguate risorse a bilancio, ma anche con scelte organizzative innovative, ultima la centralizzazione della manutenzione stradale con un unico soggetto responsabile ed un’unica stazione appaltante. È d’altra parte vero che Roma non è una città compatta ma è una città molto estesa con costi di manutenzione degli spazi ed infrastrutture pro capite molto superiori alle altre città. Questo “svantaggio” può essere attenuato anche grazie alla compartecipazione della cittadinanza alla cura ed alla tutela dei luoghi. Aver visto il giorno dopo l’inaugurazione del parco di Tor Marancia i primi danneggiamenti degli arredi fa cadere le braccia, ma poi vedere il lavoro straordinario di tanti volontari, da Retake, alle associazioni di quartiere, ai tanti patti di collaborazione attivati in questi anni, riconsola. C’è chi distrugge ma c’è anche chi meticolosamente ripara quotidianamente la città»

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Qui di seguito i miei commenti: anche il pur ottimo Magliaro dimentica di citare e indicare tra i segnali di degrado, le SCRITTE VANDALICHE: TAG, GRAFFITI, SIMBOLI E SLOGAN DEI SIMPATIZZANTI POLITICI E/O DEI TIFOSI SPORTIVI. Il graffitismo, infatti, resta ancora un fenomeno sottovalutato, sottaciuto, quando non del tutto negato. Se non addirittura legittimato e giustificato dalla critica militante (Montanari, Raimo, Zerocalcare, Wu Ming) e STRUMENTALMENTE CONFUSO CON LA STREET-ART per far passare l’idea che i muri siano delle tele e che, ognuno è legittimato a lasciare la propria firma indelebile sul luogo dove si è passati. Ammantando dell’autoproclamato titolo di arte (o “riappropriazione dal basso”) ogni firma sul muro pur di non doverla cancellare. Ma secondo voi, perché accade ciò? Solo sciatteria e assuefazione? Secondo me c’è dell’altro: nei lunghi anni della mia attività civica, ho maturato la convinzione che la questione graffiti non possa risolversi se non distinguendo l’arte dal vandalismo. E per far questo serve una presa di distanza, nei confronti degli ambienti “artistici”, gruppi anarchici e collettivi studenteschi che – analogamente ai gruppi neofascisti che esistono ma sono fortunatamente minoritari (ma non meno odiosi) – imbrattano come forma di “esercizio del potere”. Non esagero!

Nella cultura dei centri sociali e degli ambienti writer, le tags o i simboli politici servono a “marcare il territorio”, a delimitare una zona, prenotarsela per poi eventualmente farci dei murales, artistici o politici, rivendicando il proprio diritto” a occupare quegli spazi. Le indagini rivelano l’uso di graffiti e manifesti abusivi come strumenti chiave del proselitismo anarchico/fascista nelle scuole.

E per questo i graffiti vandalici – di qualunque tipo – vanno combattuti in maniera ferma. Distinguendo tra street art legittima ovvero murales autorizzati attraverso un processo partecipato ed atti vandalici come tag, graffiti, slogan dei simpatizzanti politici e/o dei tifosi sportivi.


Si tratta di un fenomeno tanto grave (anni fa – citando il quotidiano Il Giorno – Assoedilizia provò a stimare i danni dei graffiti, la cifra toccava i 305 milioni di euro: la SITUAZIONE è PEGGIORATA). Quanto allo stesso tempo molto FACILE DA MONITORARE con un data base dei graffitari (con i nomi dei writer e le rispettive tag, in modo da poter identificare gli autori degli imbrattamenti anche a distanza di tempo.

E un albo dei murales legali, previa l’autorizzazione del proprietario del bene (pubblico o privato – cd. supporto), sul quale l’opera è stata pianificata, non “calati dall’alto” e imposti dai prepotenti politici (di estrema destra ed estrema sinistra). E quindi occorre un data dei base dei writers, un albo dei murales autorizzati ed infine, un “piano del colore” per garantire una continuità visiva e l’omogeneità nell’aspetto della città: basta muri imbrattati dal centro alle periferia, valorizziamo l’identità storica e l’immagine cromatica della città di Roma: i due bianchi ((bianco opaco) e il candidus (bianco brillante) il rosso-porpora e il giallo ocra. NO ALL’EQUIVALENZA TRA TAG, SCRITTE POLITICHE E STREET ART. E NO A DOPPIO STANDARD: FAVORIRE LA STREET ART SENZA, AL CONTEMPO, RIMUOVERE LE SCRITTE VANDALICHE, creando confusione e assuefazione.

E’ impressionante come si continui a far finta di nulla: Roma è L’UNICA capitale che non contrasta il graffitismo vandalico per non scontentare il proprio bacino elettorale di simpatizzanti pro-writers più o meno politicizzati e relativa claque di “tifosi” (artisti, registi, scrittori pensatori, professori e..genitori dei vandali!) SI’ ALLA TUTELA DEL PATRIMONIO, NO AL VANDALISMO: ora basta ambiguità sui writers e vandali politicizzati Roma”

“E’ sporca, trascurata, con i muri che continuano a riempirsi di graffiti. Deprimente. Ma è inutile addossare le colpe del degrado all’amministrazione: siamo noi romani a doverci prendere cura della nostra città, parlo soprattutto agli imbrattatori armati di spray” Firmato CARLO VERDONE!
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