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Mercoledì 1 Aprile 2026 10:04

Minori violenti, Terragni: «Cautela nel maneggiare queste informazioni»



L'Autorità garante infanzia e adolescenza rivolge il suo appello a giornalisti e famiglie: «Attenti a non produrre emulazione». Per i social, ribadita la richiesta del divieto agli under 16

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Il ragazzo di 13 anni che ha cercato di uccidere la sua professoressa. Il 17enne che progettava di replicare la strage di Columbine, il 20 aprile 1999, negli Usa. Altri minorenni che hanno accoltellato un 14enne. Il ragazzino a scuola con il coltello a serramanico denunciato dai carabinieri. Parte da queste notizie, nelle cronache degli ultimi giorni, l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza Marina Terragni per parlare di «fenomeno preoccupante». E chiarisce: «Non possono essere omesse ma serve cautela nel maneggiare queste informazioni: il rischio emulazione è concreto».

Terragni rivolge il suo appello a testate giornalistiche, professionisti dell’informazione e media, ma anche alle famiglie. Le regole deontologiche dell’Ordine dei giornalisti si limitano a normare l’informazione in casi di suicidio, tentato suicidio e atti di autolesionismo, prescrivendo di evitare descrizioni dettagliate dei luoghi, dello svolgimento dei fatti e di ogni altro particolare che possa generare emulazioni. Il Codice autoregolamentazione tv e minori si preoccupa invece di evitare che sullo schermo passino sequenze crude o brutali o scene che possano creare turbamento o imitazione da parte dei minorenni.

Oggi, osserva la Garante, «i mezzi di diffusione delle immagini e dei video sono numerosi e poco controllabili. Social, condivisione nei sistemi di messaggistica e altri. A maggior ragione – rimarca – giornalisti e testate dovrebbero prestare attenzione, anche oltre la deontologia, agli effetti emulativi che si possono ingenerare pubblicando e amplificando dettagli che vanno oltre a ciò che è essenziale per esercitare il diritto di cronaca».

Sul fronte social, per Terragni non è più rinviabile una regolamentazione che porti a 16 anni l’età minima per accedere alle piattaforme, come l’Autorità garante chiede dal 2018, insieme a una precisa chiamata di responsabilità delle aziende Big Tech.  Un Tribunale di Los Angeles, lo scorso 25 marzo, ha condannato Meta e Google ritenendole responsabili di aver progettato piattaforme che creano dipendenza nei minori, con danni alla salute mentale. Tutto questo però «non ci dispensa da un forte impegno educativo, chiamando anche le famiglie, primissima agenzia, a prestare la massima attenzione. Pure nell’intercettare i comportamenti devianti dei figli».

1° aprile 2026

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