Mercoledì 1 Aprile 2026 09:04
Il martirio, «esempio disarmato della testimonianza a Dio»


All'inizio della Settimana Santa, la veglia ecumenica in ricordo di quanti hanno offerto la vita per il Vangelo, con il cardinale Gugerotti (Chiese orientali). «Tanti coloro che usano il nome di Dio a sproposito». Letti i nomi dei martiri dei nostri giorni
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Una lunga lista di nomi che traccia un percorso nella geografia del dolore. È quella letta ieri sera, 31 marzo, nella basilica di Santa Maria in Trastevere nella veglia di preghiera ecumenica in ricordo di coloro che, negli ultimi anni, hanno offerto la propria vita per il Vangelo. Presieduta dal cardinale Claudio Gugerotti, prefetto del dicastero per le Chiese orientali, e promossa dalla Comunità di Sant’Egidio, la celebrazione si è svolta come di consueto all’inizio della Settimana Santa. Il porporato ha spiegato che mentre il mondo è offuscato dalla violenza e annebbiato da “mammona”, il martire riconosce l’incompatibilità tra questi idoli e il Vangelo, rifiuta la corruzione e decide di portare «nella propria carne il martirio di Gesù», testimoniando che la salvezza è un dono gratuito. «Sicché il martirio – ha specificato – non è mai una disgrazia, ma non è altro che il primo dei frutti dell’imitazione di Cristo».
Commentando il Vangelo di Marco in cui Gesù mette in guardia dai falsi profeti che speculano sull’ansia per il futuro, senza citarlo esplicitamente ha fatto riferimento a Peter Thiel, co-fondatore di PayPal, che la scorsa settimana ha tenuto una serie di conferenze anche a Roma. «Uno che è venuto a fare testimonianze da giocoliere ovviamente guadagnandoci», ha affermato Gugerotti, sottolineando che «ora di cialtroni il mondo è pieno. Non è di moda presentarsi come il figlio di Dio perché le azioni sono un po’ abbassate, però il senso è quello: mostrare la propria onnipotenza in una forma da Dio giocattolo». Sono tanti, per il porporato, coloro che «usano il nome di Dio a sproposito. Vogliono impossessarsi dei metodi che loro immaginano siano quelli di Dio: potenza, autorità, forza, violenza, giudizio, soldi». Quando prevalgono questi atteggiamenti «si sente parlare di guerra e di rumori di guerra». Riprendendo le parole di Papa Leone XIV, ha chiosato che la guerra «è una bestemmia», pretende di contrastare la violenza «con una violenza maggiore e, talvolta, anche non generata da una violenza provocatrice, ma semplicemente pronunciata in nome dell’obbligo di essere noi i civili del mondo che esportano la parola giusta da pronunciare sulla strage degli altri».
Da qualche giorno sull’altare della cappella del Crocifisso della basilica è stata posta la reliquia del beato Floribert Bwana Chui: la giacca che il giovane congolese della Comunità di Sant’Egidio indossava quando fu ucciso nel luglio 2007 per avere resistito a un tentativo di corruzione. «Non è un perseguitato a caso – le parole di Gugerotti -. Non è semplicemente un illuso di una società migliore. È un uomo che ha pagato per il Vangelo, per non vendersi a mammona; un uomo che non voleva che arrivasse merce adulterata che potesse far male alle persone». Nel martirio di tanti uomini, donne, bambini, il cardinale vede «una croce di carne che il potere determina e richiede, essendo assetato di sangue. Lì si manifesta profondamente l’esempio disarmato della testimonianza a Dio. Contemplando coloro che sono stati stroncati dalla violenza, vediamo un sacramento eloquente, drammatico ma salvifico della volontà di Dio, che ci vuole tutti salvi nell’amore».
Alla veglia hanno partecipato cristiani delle varie confessioni, tra i quali il direttore del centro anglicano di Roma, il vescovo Anthony Ball. Nelle prime file anche Andrea Riccardi e Marco Impagliazzo, rispettivamente fondatore e presidente della Comunità di Sant’Egidio. All’inizio della celebrazione, padre Giulio Albanese, direttore del Centro missionario della diocesi di Roma, ha espresso, anche a nome del cardinale vicario Baldo Reina, il «plauso della Chiesa di Roma» per la veglia che si svolge da diversi anni per ricordare «i missionari martiri, tutti quei cristiani delle varie comunità che hanno dato la vita per la causa del Regno. Chiediamo a Dio che ci aiuti a capire, a comprendere con il cuore e con la mente che ognuno di noi deve seguire il loro esempio». La veglia è proseguita con la lettura dei nomi dei martiri dei nostri giorni da parte di don Marco Gnavi, parroco della basilica di Santa Maria in Trastevere, e don Angelo Romano, responsabile della Fraternità missionaria di Sant’Egidio. Tra le vittime più recenti ricordate, i nigeriani della comunità cristiana di Jos, capitale dello Stato del Plateau, uccisi la scorsa Domenica delle Palme, 29 marzo.
1° aprile 2026
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