Mercoledì 1 Aprile 2026 10:04
Latina, narcotizza il figlio e lo abusa: condannati a 10 anni madre e amante
Una vicenda sconvolgente arriva da Latina, dove una donna e il suo compagno sono stati...
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Una vicenda sconvolgente arriva da Latina, dove una donna e il suo compagno sono stati condannati a dieci anni di carcere per violenza sessuale aggravata ai danni del figlio minorenne della donna.
Secondo quanto emerso nel corso del processo, la donna – un’infermiera quarantenne – avrebbe somministrato al figlio di 14 anni dei sonniferi per renderlo incosciente. In quello stato, il ragazzo sarebbe stato abusato mentre le violenze venivano riprese con il telefono.
I video, secondo le risultanze investigative, venivano poi inviati all’amante della donna, che avrebbe richiesto e ricevuto quel materiale. Nel dispositivo dell’uomo sarebbero stati inoltre trovati altri contenuti pedopornografici.
Gli episodi si sarebbero verificati tra febbraio e marzo del 2025, poco dopo la separazione tra la donna e il marito. Il ragazzo, a causa delle sostanze ingerite, non aveva ricordi di quanto accadeva.
A far emergere il caso è stato il padre del minore, che si è rivolto alle autorità preoccupato per il comportamento dell’ex moglie. In un primo momento si temeva che fosse lei vittima di violenze.
Le indagini hanno invece rivelato un quadro completamente diverso. Attraverso l’analisi dei telefoni sequestrati, gli investigatori hanno trovato file contenenti immagini e video degli abusi, tra cui quelli ai danni del ragazzo.
La donna e il suo complice sono stati arrestati nel giugno 2025. Per entrambi erano stati richiesti 16 anni di reclusione, ma il tribunale ha stabilito una condanna a 10 anni di carcere.
Alla donna è stata anche revocata la responsabilità genitoriale.
Nell’inchiesta risulta coinvolta anche la moglie dell’uomo, rinviata a giudizio con l’accusa di concorso negli abusi. Secondo l’accusa, sarebbe stata a conoscenza dei fatti e avrebbe contribuito a incentivarli.
Nel corso dell’udienza, l’uomo ha chiesto perdono ai familiari della vittima. La difesa della donna ha invece annunciato ricorso in appello, sostenendo che l’imputata si trovasse in una condizione di forte soggezione.
Il caso ha suscitato forte indignazione e riaccende i riflettori sulla necessità di rafforzare la tutela dei minori, soprattutto all’interno del contesto familiare.
