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Giovedì 2 Aprile 2026 14:04

“Letizia va alla guerra”

Teatro Roma Di e con Agnese Fallongo e con Tiziano Caputo regia Adriano Evangelisti Un capolavoro questo spettacolo, così come le altre opere presentate, dirette e recitate con grande maestria da un incredibile duo a cui si aggiunge Adriano Evangelisti sotto varie vesti. Sono tornato a rivedere questo gioiello teatrale che mi ha fatto innamorare [...]

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Un capolavoro questo spettacolo, così come le altre opere presentate, dirette e recitate con grande maestria da un incredibile duo a cui si aggiunge Adriano Evangelisti sotto varie vesti.

Sono tornato a rivedere questo gioiello teatrale che mi ha fatto innamorare di due grandi artisti, di cui si sta accorgendo il nostro addormentato paese. Stanno girando tutta la penisola con i loro spettacoli raccogliendo il meritato successo che meritano.

“Letizia va alla guerra”, “I Mezzalira” -Panni sporchi fritti in casa-, “Fino alle stelle” e l’ultimo magnifico “Circo Paradiso” non sono solo teatro all’ennesima potenza ma poesia, grazia, suggestione, dolcezza emozione, amore, professionalità, impegno. Due artisti nati per il teatro e per lasciare il segno nel cuore dello spettatore che con loro si diverte e si emoziona, portando a casa un’esperienza unica.

Tutti gli spettacoli citati ve li consiglio caldamente, farete difficoltà a dire quale vi è piaciuto di più. Sono vere e proprie perle.

letizia va in guerra
In “Letizia va alla guerra” Agnese impersona tre donne: una sposa, una prostituta e una suora; tre personaggi agli antipodi. Ben miscelati tra loro, seppur diversi qualcosa in comune hanno e lo scoprirete a teatro.

Si muovono sullo sfondo di un’ Italia martoriata da due conflitti mondiali; impoverita, svilita, distrutta nell’animo, nell’economia e piangente i suoi morti.

Agnese, padrona del suo mestiere, con atteggiamenti e comportamenti completamente diversi interpreta le tre donne accomunate dal dramma della guerra, dall’amore ma anche, ironia della sorte, dallo stesso nome che portano: Letizia (“colei che porta gioia”), nomen omen. Ma c’è qualcos’altro che le tiene legate…

La bravura di Agnese si rivela non solo nello scrivere un testo attento, profondo, intenso ed emozionante, ma anche nel riuscire a donare ad ogni personaggio il giusto spazio in maniera credibile, vera ma anche poetica, facendone spiccare l’umanità, l’essenza della femminilità, le debolezze ma anche i punti di forza.

Non manca una punta di ironia che in alcuni momenti sfocia in una comicità che non solo non stona e non rompe l’atmosfera drammatica, ma esalta il realismo delle storie e i personaggi che, partoriti dalla fervida fantasia dell’autrice, mi hanno ricordato i racconti dei nostri nonni. Lo spettatore maturo vi trova l’opportunità di tornare indietro nel tempo, a quei ricordi con cui è cresciuto, e di riassaporare le emozioni sopite.

letizia va in guerra
letizia va in guerra
letizia va in guerra
Nella prima storia, la giovane sposa è partita dalla Sicilia per portare aiuto ai soldati sul fronte friulano durante la Grande Guerra, speranzosa di ritrovare il marito di cui non ha più notizie.

L’altra donna si muove durante la Seconda Guerra mondiale; è un’orfana di Littoria (il nome di Latina durante il fascismo) cresciuta con le suore e poi costretta a prostituirsi.

Nella terza storia, c’è un’anziana suora veneta che vive entrambi i conflitti e ha un legame con le vicende degli altri personaggi. Alla fine, l’anello chiude in un’unica storia questa stupendo racconto.

Sono donne comuni che si raccontano senza piangersi addosso, che vivono il loro duro destino a testa alta facendoci partecipi dei loro ricordi, dei momenti più importanti ed intimi. Nei panni delle “Letizie”, Agnese appare e scompare come un fantasma, cambia rapidamente veste e personalità, portando con sé sempre l’enorme fardello della loro precarietà esistenziale.

È fantastica travestita da suora anziana, malaticcia e pungente, rantolante e claudicante, che però si trasforma in una versione saltellante e giuliva quando rammenta la sua giovinezza e il suo amore terreno perduto prima di trovare quello spirituale.

letizia va in guerra
letizia va in guerra
letizia va in guerra
Una bella interpretazione, ben lontana da quella precedente della prostituta smaliziata ed esperta dei segreti di Venere. Si fa quasi fatica a credere che dietro quei panni ci sia sempre lei.

Un trittico di personaggi fusi magistralmente in un idillio tragicomico perfetto, dove si coglie ogni sfaccettatura plasmata e fusa in una storia unica, che lascia con il fiato sospeso in attesa del volgere degli eventi.

È suggestivo l’ingresso di Agnese in un candido abito da sposa dell’epoca; sembra quasi un malinconico spettro mentre canta intrecciando la sua voce meravigliosa con quella altrettanto dotata di Tiziano, che l’accompagna suonando deliziosamente la chitarra.

La loro diventa una colonna sonora che accompagna la storia e i personaggi. Poi inizia il suo racconto e con inflessione dialettale siciliana ci parla in modo espressivo, intenso, toccante, malinconico ma a tratti anche squisitamente comico. Nelle sue digressioni tira in ballo altre figure, come la madre e la nonna, di cui imita atteggiamenti e voci; un’ennesima riuscita trasformazione che ci restituisce uno spaccato realistico della Sicilia dell’epoca in maniera divertente.

letizia va in guerra
Stupendo anche lo “strappo” tra la sposina e la prostituta, le cui differenze sono chiaramente abissali. Agnese dimostra così tutto il suo talento interpretando credibilmente ed incredibilmente soggetti diversi tra loro, riuscendo in pochi minuti a produrre in ogni capitolo le trasformazioni caratteriali imposte dalle vicissitudini. Così, di ogni Letizia viene rappresentate sia la parte più giovane ed adolescenziale che quella più matura.

Non dimentichiamo il sublime Tiziano, il filo conduttore che tiene uniti tutti i personaggi femminili. Dimostra sia il suo talento di attore ma anche di musicista. Un artista fuori dal comune.

Se è vero che nella storia si parla di donne e che lui apparentemente possa sembrare una figura di contorno, si rivela invece essenziale per la struttura narrativa partecipando con Agnese a comunicare un mondo di emozioni che travolgono il pubblico.

Anche Tiziano interpreta camaleonticamente diversi personaggi, come il giovane marito di Letizia che il fronte inghiottirà senza lasciarne traccia, o l’inesperto, giovanissimo e dolcissimo amante della prostituta.

Bravissimo anche ad interpretare altri personaggi, dove utilizza un approccio che mi ha ricordato quello di Dario Fo. Bravo anche quando canta e suona la chitarra con un delicato e sofferto lamento che accompagna e sottolinea alcuni passi della sceneggiatura.

Le sue note e la sua voce si insinuano prepotentemente, trasmettendo quello poi che è il messaggio della proposta: una grande speranza e tanta voglia di vivere.

Meravigliosi gli intrecci canori tra i due artisti, che sembrano inseguirsi senza mai incontrarsi, come per evocare artisticamente il parallelismo con figure che cercano invano di imbrigliare l’amore sfuggente.

Sottolineo ancora la straordinaria capacità dei due attori di passare da un personaggio all’altro attraverso l’utilizzo improvviso di dialetti differenti. In questo sono maestri.

Agnese e Tiziano si dimostrano perfettamente affiatati, una sinergia riuscita, un incastro perfetto di due meccanismi che si muovono all’unisono. Guadagnano applausi fragorosi a ogni scena, sorrisi e lacrime conquistando il pubblico.

La scenografia è essenziale ma suggestiva: tre grandi cornici vuote sullo sfondo della scena, dove a volte si rifugiano le tre donne, che sembrano volerle racchiudere per immortalarle in un ricordo imperituro, dipinto con i tenui colori della sofferenza e della speranza.

Ma potrebbero anche essere delle porte affacciate sul tempo da cui le donne appaiono e poi si rifugiano, nella recondita speranza di essere protette dal loro nefasto e inclemente destino. Anche le luci hanno il loro effetto; perfette, esaltano i monologhi e la drammaticità delle scene.

A volte il tempo sembra fermarsi per poi tornare indietro in un non – tempo, dove i due artisti si muovo trasmettendo empaticamente tutte le sfumature e le emozioni dei loro personaggi, lasciando gli spettatori con il fiato sospeso, gli occhi sgranati ed inumiditi.

Insomma, si rimane ammaliati da questi due eccezionali ed immensi artisti, che arrivano dritti al cuore, estasiando. Si pende letteralmente dalle loro labbra, dalle increspature dei loro volti e della loro voce fino alla chiusura del fatidico cerchio, quando si realizza di essere davanti ad un capolavoro di sceneggiatura e di regia, supportato dal buon uso delle luci, delle musiche e dei costumi.

Approfittate allora per venire a vedere questo spettacolo al Teatro Roma al 9 al 19 aprile.

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