Giovedì 2 Aprile 2026 13:04
Il Papa: «L’amore è vero soltanto se disarmato»


Nella mattina del Giovedì Santo, Leone ha presieduto la Messa crismale nella basilica di San Pietro, con la benedizione degli oli santi. «In quest’ora oscura della storia è piaciuto a Dio inviarci a diffondere il profumo di Cristo dove regna l’odore della morte»
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Un forte richiamo a compiere la missione di Cristo e all’unità. È il cuore dell’omelia che Papa Leone ha pronunciato questa mattina, 2 aprile, durante la Messa crismale nella basilica di San Pietro, la prima presieduta come vescovo di Roma, durante la quale i presbiteri hanno rinnovato le proprie promesse sacerdotali e sono stati benedetti gli oli santi degli infermi, dei catecumeni e il crisma.
Alla missione cristiana, «la stessa di Gesù, non un’altra», ciascuno «partecipa secondo la propria vocazione e in una personalissima obbedienza alla voce dello Spirito, mai però senza gli altri, mai trascurando o rompendo la comunione! Vescovi e presbiteri, rinnovando le nostre promesse, siamo a servizio di un popolo missionario. Siamo con tutti i battezzati il Corpo di Cristo, unti dal suo Spirito di libertà e di consolazione» ha esordito il pontefice, che ha poi parlato di distacco, «ovvero il rischio di lasciare ciò che è familiare e certo per inoltrarsi nel nuovo». È necessario riconciliarsi con le proprie origini ma, ha aggiunto, «non c’è pace senza partenze, non c’è consapevolezza senza distacco, non c’è gioia senza rischio».
Leone ha ribadito che «l’amore è vero soltanto se disarmato» ma «non c’è “lieto annuncio ai poveri” se andiamo a loro coi segni del potere, né vi è autentica liberazione se non diventiamo liberi dal possesso». Ha quindi parlato del «secondo segreto della missione cristiana»:, la «legge dell’incontro». Citando san Giovanni Paolo II, il Papa ha affermato che è «né in ambito pastorale né in ambito sociale e politico il bene può venire dalla prevaricazione. I grandi missionari sono testimoni di avvicinamenti in punta di piedi, che hanno per metodo la condivisione della vita, il servizio disinteressato, la rinuncia a qualunque strategia di calcolo, il dialogo, il rispetto. È la via dell’incarnazione, che sempre di nuovo prende forma di inculturazione». Quindi, con le parole di Evangelii Gaudium, ha sottolineato che portare Cristo nell’«anima delle città» è possibile «solo se nella Chiesa camminiamo insieme, se la missione non è avventura eroica di qualcuno ma testimonianza viva di un Corpo dalle molte membra».
Infine, Leone ha parlato di «una terza dimensione, la più radicale forse, della missione cristiana»: quella del possibile rifiuto. «Quanto ci apprestiamo a celebrare da stasera ci impegna a non fuggire ma a “passare in mezzo” alla prova, come Gesù. La croce è parte della missione: l’invio si fa più amaro e spaventoso, ma anche più gratuito e dirompente. L’occupazione imperialistica del mondo è allora interrotta dall’interno, la violenza che fino a oggi si fa legge è smascherata. Nella vita, possiamo attraversare situazioni in cui tutto pare finito. Ci chiediamo allora se la missione sia stata inutile. È vero: a differenza di Gesù, noi viviamo anche fallimenti che dipendono dall’insufficienza nostra o altrui, spesso da un groviglio di responsabilità, di luci e ombre. Ma possiamo fare nostra la speranza di molti testimoni». Leone ha ricordato quanto scritto da san Arnulfo Romero un mese prima del suo martirio e ha concluso: «I santi fanno la storia. È questo il messaggio dell’Apocalisse», sintesi «del cammino di Gesù in un mondo conteso tra potenze che lo devastano. Al suo interno sorge un popolo nuovo, non di vittime ma di testimoni. In quest’ora oscura della storia è piaciuto a Dio inviarci a diffondere il profumo di Cristo dove regna l’odore della morte. Rinnoviamo il nostro “sì” a questa missione che ci chiede unità e che porta la pace. Sì, noi ci siamo!».
2 aprile 2026
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