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Giovedì 2 Aprile 2026 22:04

Leone: «Proprio dove il male imperversa, Gesù ama definitivamente, con tutto sé stesso»



Il Papa ha presieduto la Messa in Coena Domini nella basilica di San Giovanni in Laterano, lavando i piedi a 12 sacerdoti della diocesi di Roma. «L'adorazione eucaristica di questa sera, in ogni comunità, sia tempo per contemplare il gesto di Gesù»

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Inginocchiarsi, lavare i piedi a un altro uomo facendo memoria di quanto ha fatto Gesù oltre duemila anni fa nel cenacolo a Gerusalemme prima dell’Ultima Cena «purifica non solo la nostra immagine di Dio dalle idolatrie e dalle bestemmie che l’hanno sporcata, ma purifica la nostra immagine dell’uomo, che si ritiene potente quando domina, che vuole vincere uccidendo chi gli è uguale, che si ritiene grande quando viene temuto». Un gesto umile che oggi si rinnova in tutte le chiese del mondo all’inizio solenne del triduo pasquale di passione morte e risurrezione di Cristo e con il quale ci si inchina idealmente «davanti a un’umanità in ginocchio per molti esempi di brutalità». Lo ha detto Papa Leone XIV che stasera, giovedì 2 aprile, ha presieduto la sua prima Messa in Coena Domini nella basilica di San Giovanni in Laterano, cattedrale del vescovo di Roma, dove ha lavato i piedi a dodici sacerdoti della diocesi di Roma. Si tratta di don Renzo Chiesa, direttore spirituale del Pontificio Seminario Romano Maggiore, e di undici presbiteri ordinati proprio da Prevost il 31 maggio dell’anno scorso: don Andrea Alessi, don Gabriele Di Menno Di Bucchianico, don Francesco Melone, don Clody Merfalen, don Federico Pelosio, don Marco Petrolo, don Pietro Hieu Nguyen Huai, don Matteo Renzi, don Giuseppe Terranova, don Simone Troilo, don Enrico Maria Trusiani.

Prima di cingersi i fianchi con il grembiule, chinarsi, lavare e baciare i piedi dei sacerdoti, il Papa nell’omelia, ricordando anche quanto detto da Papa Francesco nel 2013, ha sottolineato che il rito può ripetersi solo per amore del Signore che lo ha fatto per primo. «L’esempio dato da Gesù, infatti, non può essere imitato per convenienza, di malavoglia o con ipocrisia, ma solo per amore», ha affermato. Concelebrata da tutti i capi di dicastero, dal segretario di Stato vaticano il cardinale Pietro Parolin, dal vicario della diocesi di Roma Baldo Reina, da numerosi vescovi e sacerdoti, la Messa ha visto la partecipazione di tantissimi fedeli, religiosi e religiose. Hanno attraversato il portone della basilica «non come spettatori, né per inerzia, ma coinvolti a titolo speciale da Gesù stesso – le parole del pontefice – come invitati alla Cena nella quale il pane e il vino diventano per noi sacramento di salvezza».

Lavando i piedi agli apostoli, Gesù si è fatto servo e ancora una volta ha testimoniato il suo amore incondizionato per l’uomo. «Nel mondo, proprio lì dove il male imperversa, Gesù ama definitivamente, per sempre, con tutto sé stesso», ha detto il vescovo di Roma, rivelando «la gloria del Padre scardinando i criteri mondani che sporcano la nostra coscienza». Nel Vangelo Pietro, in un primo momento, si oppone fermamente e vuole impedire al Signore di lavargli i piedi. Citando le parole di Papa Benedetto XIV nella Messa in Coena Domini del 2008, Leone ha specificato che questo accade quando cerchiamo «un Dio che “ci serve”, che ci faccia vincere, che sia utile come il denaro e il potere. Non comprendiamo invece che Dio ci serve davvero, sì, ma col gesto gratuito e umile di lavare i piedi: ecco l’onnipotenza di Dio».

L’esortazione del Papa è di guardare a Cristo e imparare da Lui ad amarci reciprocamente e incondizionatamente. Gesù, infatti, non si fece servo degli apostoli «quando tutti sono felici e gli vogliono bene, ma nella notte in cui veniva tradito, nel buio dell’incomprensione e della violenza, affinché sia ben chiaro che il Signore non ci ama perché siamo buoni e puri: ci ama, e perciò ci perdona e ci purifica. Il Signore non ci ama se ci facciamo lavare dalla sua misericordia: ci ama, e perciò ci lava, sicché possiamo corrispondere al suo amore». Al termine della liturgia, il Papa ha deposto il Santissimo Sacramento nell’altare della reposizione allestito nella Cappella di San Francesco. «L’adorazione eucaristica di questa sera, in ogni parrocchia e comunità – ha concluso -, sia tempo per contemplare il gesto di Gesù, mettendoci in ginocchio come ha fatto Lui, e chiedendo la forza di imitarlo nel servizio con lo stesso amore».

2 aprile 2026

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