Venerdì 10 Aprile 2026 09:04
Autismo grave, la sfida della riforma: «Senza poter scegliere, non si può vivere»


Il decreto legislativo 62 del 2024 introduce il progetto di vita per le persone con disabilità, ma la sua attuazione è ancora frammentata. Il punto nel seminario promosso da Cei e Osservatorio nazionale autismo
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A volte una domanda basta a cambiare prospettiva: «A che cosa vorresti che servisse la tua vita?». L’ha posta Giovanni Miselli, della Fondazione Istituto Ospedaliero di Sospiro, a chi lavora ogni giorno con persone con autismo ad alti livelli di sostegno; quelle per cui la domanda «viene posta più raramente, perché pensiamo di sapere già che cosa è importante per loro». Ieri mattina, 9 aprile, nella sede della Cei a Roma esperti, educatori, famiglie e operatori si sono seduti attorno a un tema che il decreto legislativo 62 del 2024 ha messo nero su bianco senza ancora risolvere: il progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato per le persone con disabilità. «Il progetto di vita non può essere una variabile: facendo così non solo andiamo a perdere una straordinaria opportunità, ma andiamo a ledere un diritto fondamentale». Roberto Speziale, presidente dell’Anffas, ha usato parole nette. Giovanni Marino, presidente dell’Angsa, ha posto il problema centrale: senza le unità di valutazione multidisciplinare delle aziende sanitarie, «il progetto di vita rischia di diventare un progetto di ripiego, messo in piedi per singoli pezzi». I servizi esistenti – residenze, ambulatori, centri diurni – «sono nati per moduli, per standard, e devono trasformarsi in servizi individualizzati». Non è una questione tecnica: è la differenza tra un percorso che accompagna e uno che cataloga.
Il punto di partenza non è il sistema ma la persona. Il pedagogista Roberto Franchini, moderatore della giornata, ha scelto di partire dall’aggettivo nel titolo: “inevitabile”. Nella complessità dell’autismo di livello 3, alcune parole chiave – lavoro, affettività, inclusione – «potrebbero non essere pienamente attingibili». Un’onestà necessaria. Serafino Corti, della Fondazione Osservatorio nazionale sulla disabilità, ha sottolineato un allineamento inatteso: il decreto 62 e le linee guida sull’autismo dell’Istituto Superiore di Sanità del 2025 «sono allineati in modo straordinario». La sua sintesi: «La norma ti dà la cornice; la persona ti dice che cosa fare; la scienza ti dice come farlo al meglio». Miselli ha illustrato le procedure di valutazione delle preferenze raccomandate dall’Iss: metodi capaci di rilevare avvicinamento o evitamento anche in chi ha comunicazione molto limitata. «È difficile che una persona riesca a toccare i propri valori se non le è mai stato permesso di scegliere anche solo se voleva lo zucchero nel cappuccino». La formula di Francesco Maria Chiodaroli, della Fondazione Tanelli, ha chiuso il cerchio: «Quando una persona può fare esperienza, può desiderare; quando può desiderare, può scegliere; e quando può scegliere, può vivere il progetto di vita». Non è retorica. I dati di Monica Giorgis, della Cooperativa Amicizia di Codogno, lo confermano: negli appartamenti per dieci ragazzi con autismo di livello 3, i comportamenti problema si sono dimezzati nel primo anno. «Una ragazza aveva mandato in infortunio sette operatrici in sei mesi. A due anni di distanza non c’è stato più nessun infortunio». Costruire contesti stabili e prevedibili non è un lusso: è la condizione perché la vita possa dispiegarsi.
La ricerca che non arriva a chi ha più bisogno. Marco Bertelli, presidente della Società italiana per i disturbi del neurosviluppo, ha portato un dato scomodo: su 350 lavori sull’autismo pubblicati l’anno scorso, solo 9 riguardavano l’autismo profondo. «La maggior parte della nostra attenzione viene profusa all’autismo di livello uno, trascurando chi ha più bisogno». È una distorsione che riguarda la ricerca ma anche le politiche. Maria Luisa Scattoni, dell’Istituto Superiore di Sanità, ha illustrato i percorsi del Fondo Autismo e la rete Edeco per le emergenze comportamentali, operativa in tutte le regioni ma in attesa di coordinamento pieno. Il cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Cei, ha inviato un messaggio video: «Non dobbiamo mai lasciare sole le famiglie; le nostre comunità debbono tanto crescere, imparare a essere vicini». Suor Veronica Donatello, responsabile del Servizio nazionale Cei per la pastorale delle persone con disabilità, ha chiuso i lavori con un biglietto trovato la sera prima nella cappella: «Vi chiedo di pregare per mio marito: abbiamo appena avuto la diagnosi di nostro figlio autistico grave, è in depressione, non so cosa fare». Un appello anonimo che ha riassunto la posta in gioco meglio di qualsiasi relazione. Il seminario, alla fine, non parlava di decreti: parlava di famiglie che aspettano risposte e di persone che aspettano di poter scegliere. La domanda di Miselli torna come una bussola: a che cosa vuoi che serva la tua vita? Anche le istituzioni dovrebbero saperle rispondere. (Riccardo Benotti)
10 aprile 2026
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