Sabato 11 Aprile 2026 19:04
Il Papa: «Basta con l’esibizione della forza! Basta con la guerra!»


La preghiera voluta da Leone, «Vogliamo dire a tutto il mondo che è possibile costruire la pace». A ogni uomo l'invito a tornare «a credere nell'amore, nella moderazione, nella buona politica. Ognuno ha il suo posto nel mosaico della pace»
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«Basta con l’idolatria di sé stessi e del denaro! Basta con l’esibizione della forza! Basta con la guerra. Fermatevi! Sedete ai tavoli del dialogo e della mediazione, non ai tavoli dove si pianifica il riarmo e si deliberano azioni di morte!». La meditazione tenuta da Papa Leone XIV nella basilica di San Pietro, questa sera, sabato 11 aprile, durante la recita del Rosario per invocare il dono della pace, è un’accorata invocazione a far tacere il rumore delle armi in un mondo che sta andando a fuoco e in cui «sembrano non bastare i sepolcri, perché si continua a crocifiggere, ad annientare la vita, senza diritto e senza pietà». È una denuncia del «delirio di onnipotenza» che «si fa sempre più imprevedibile e aggressivo», ma è soprattutto un richiamo alla potenza della preghiera, unica risposta al male, unica «gratuita, universale e dirompente risposta alla morte».
Il momento di preghiera è stato indetto dallo stesso Prevost nel messaggio Urbi et Orbi del giorno di Pasqua, per far «udire il grido di pace che sgorga dal cuore». Seduto di fronte alla statua di san Pietro, Leone ha spesso volto lo sguardo verso la statua di Maria “Regina Pacis” giunta dall’omonima parrocchia romana nel quartiere Monteverde. È tornato quindi a chiedere l’intercessione di «Maria, la Madre del Principe della Pace, Colui che è risorto per noi, perché accolga il nostro anelito di pace». Certo, ha sottolineato, «vi sono inderogabili responsabilità dei governanti delle nazioni», ma al tempo stesso ogni uomo è chiamato a farsi artigiano di pace ogni giorno nei luoghi in cui vive; una pace che scaturisce dalla conversione dei cuori.
All’invito del Papa hanno aderito le Chiese in Italia e nel mondo, movimenti e associazioni. Gremita di fedeli la basilica di San Pietro. Tanti altri hanno seguito la preghiera dai maxi schermi in piazza. A sorpresa, il Papa ha rivolto loro un breve saluto prima della recita del Rosario ringraziandoli per «aver voluto rispondere all’invito a pregare per la pace» e auspicando che questa «regni davvero in tutto il mondo. Siamo noi i portatori di questo messaggio – ha aggiunto -, Dio ci ascolta e ci accompagna. Vogliamo dire a tutto il mondo che è possibile costruire la pace, una pace nuova. È possibile vivere insieme con tutti i popoli di tutte le religioni, di tutte le razze».
Ogni decina dei cinque Misteri gloriosi è stata introdotta dall’accensione di un lume attingendo la fiamma dalla Lampada della pace di Assisi da parte di fedeli africani, americani, asiatici, europei e dell’Oceania. È stata quindi letta la Parola di Dio seguita da stralci di meditazioni dei Padri della Chiesa: san Cipriano di Cartagine, san Cesario di Arles, san Giovanni Crisostomo, sant’Ambrogio e sant’Agostino. Una preghiera corale per affrontare «quest’ora drammatica della storia» con la sola arma della preghiera. «Basta una briciola di fede – le parole del vescovo di Roma -. La guerra divide, la speranza unisce. La prepotenza calpesta, l’amore solleva. L’idolatria acceca, il Dio vivente illumina».
Il Papa ha osservato con amarezza che oggi «viene trascinato nei discorsi di morte persino il Nome santo di Dio, il Dio della vita». Facendo sue le parole di san Giovanni Paolo II, ha quasi urlato: «Mai più la guerra». In varie parti del mondo «si avvertono minacce, invece di chiamate all’ascolto e all’incontro – ha proseguito -. Chi prega ha coscienza del proprio limite, non uccide e non minaccia la morte. Invece, alla morte è asservito chi ha voltato le spalle al Dio vivente, per fare di sé stesso e del proprio potere l’idolo muto, cieco e sordo». Ha chiesto di ascoltare la voce dei bambini che vivono in zone di guerra. In tanti gli scrivono e dalle loro lettere «si percepisce, con la verità dell’innocenza, tutto l’orrore e la disumanità di azioni che alcuni adulti vantano con orgoglio».
Da qui l’invito rivolto a ogni uomo a tornare «a credere nell’amore, nella moderazione, nella buona politica. Formiamoci e giochiamoci in prima persona, ciascuno rispondendo alla propria vocazione. Ognuno ha il suo posto nel mosaico della pace – ha proseguito -. Il Rosario, come altre antichissime forme di preghiera, ci ha uniti stasera nel suo ritmo regolare, impostato sulla ripetizione: la pace si fa spazio così, parola dopo parola, gesto dopo gesto, come una roccia si scava goccia dopo goccia, come al telaio la tessitura avanza movimento dopo movimento. Sono i tempi lunghi della vita, segno della pazienza di Dio». Al termine il Papa ha letto una preghiera implorando che «la follia della guerra abbia termine e la Terra sia curata e coltivata da chi ancora sa generare, sa custodire, sa amare la vita».
11 aprile 2026
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