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Domenica 12 Aprile 2026 11:04

Piotta al Largo Venue: Roma non canta soltanto, si racconta e si riconosce in un live che resta nella pelle

Ieri sera al Largo Venue è successo qualcosa che va oltre un concerto È stato un racconto collettivo, un viaggio dentro Roma e dentro la vita. Quando Piotta – Tommaso Zanello – sale sul palco, lo fa con uno sguardo diverso. Più consapevole, più umano. Lo dice senza filtri: oggi è più ansioso, più esposto. [...]

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È stato un racconto collettivo, un viaggio dentro Roma e dentro la vita.

Quando Piotta – Tommaso Zanello – sale sul palco, lo fa con uno sguardo diverso. Più consapevole, più umano. Lo dice senza filtri: oggi è più ansioso, più esposto. Un tempo saliva sul palco senza pensarci, ora sente tutto. E proprio per questo arriva più forte.

Davanti a lui, un sold out vero. Giovani e fan storici, mescolati senza differenze. E ogni tanto quella domanda, quasi a cercare conferma: “Roma ce stai?”
E Roma risponde. Sempre.

Il live scorre, ma non è una scaletta. È una storia. E uno dei momenti più profondi arriva con E così te ne vai.

piotta live largo venue roma
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Quando parte quel ritornello:
“E così te ne vai in un pezzo d’estate / quando il sole su noi cominciava a scaldare / e così te ne vai in un pezzo d’estate / e quel sole su in alto mi sembrava uno sbaglio”
succede qualcosa di raro. Il pubblico si ferma, ascolta davvero.
Non è più musica: è memoria, è perdita, è qualcosa che ognuno si porta dentro.

Con Un’estate ed è finito, scritta insieme, quel legame diventa presenza viva. Non nostalgia, ma continuità.

Poi si ferma, racconta. Introduce “Colori” parlando dello zio pittore. Un uomo allegro, carismatico, con baffoni indimenticabili. Racconta delle tele bianche che, pochi giorni dopo, diventavano opere piene di vita.

È lì che ha capito tutto: non avrebbe fatto il pittore, ma qualcosa che amasse davvero: la musica.
E Colori, con il monologo di Remo Remotti, diventa il punto perfetto tra arte e vita.

Nel frattempo si percepisce chiaramente la trasformazione di Tommaso Zanello. Più profondo, più riflessivo. La perdita del fratello attraversa i suoi due ultimi lavori e li rende ancora più intensi.

E qui entra anche il senso del nuovo album
“Si Riparano Ricordi”
, presentato proprio ieri dal vivo: il concetto del kintsugi, l’arte giapponese di riparare le crepe lasciandole visibili. Perché sono proprio le ferite a renderci unici.

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Sul palco, infatti, Piotta indossa una maglietta con un cuore e caratteri giapponesi, un dettaglio che rimanda simbolicamente alle ferite del cuore, trasformate in bellezza attraverso il concetto di kintsugi che attraversa tutto il suo nuovo percorso artistico.

Poi Roma torna protagonista. Vengo dal Colosseo, 25 anni, un piccolo giubileo personale. Il pubblico la canta tutta, senza bisogno di inviti. È identità pura.

Con Tu me piaci arriva un momento speciale: Piotta ha inserito nel testo un omaggio diretto a Massimo Marino, citandolo in questa canzone dedicata a Roma. Un riconoscimento autentico a chi, proprio come lui, ha consacrato la propria vita alla città, raccontandola ogni giorno attraverso ViviRoma.

C’è spazio anche per Parla italiano, uno di quei brani che dal vivo cambiano pelle. Non è più solo una canzone, diventa partecipazione e coro collettivo.

Non manca Ecchime, legata all’universo di Pier Paolo Pasolini e interpretata insieme a Davide Toffolo, a dimostrazione di quanto il suo percorso sia intrecciato con altri artisti veri.

A rendere il live ancora più completo e potente, in un equilibrio perfetto tra suono e visione, ci sono Francesco Santalucia, Augusto Pallocca, Claudio Cicchetti e Cristiano Boffi, elementi essenziali della costruzione musicale e scenica del concerto.

Tra il pubblico anche Michela Andreozzi, mentre dal palco Piotta saluta gli amici del fratello, in un momento pieno di significato.

A un certo punto ringrazia. Ma stavolta il pubblico lo anticipa, lo travolge:
“Grazie a te”. Ed è uno di quei momenti che non si costruiscono e che dicono tutto.

Poi arriva Supercafone. Entusiasmo. “Se non fosse per questo pezzo non sarei qui”, dice. E basta guardarsi intorno per capire quanto sia vero.

Il finale è un crescendo emotivo: il medley funk accende, La Grande Onda avvolge, e la chiusura con la proiezione della riedizione di Mamma Roma di Remo Remotti lascia un’immagine che resta impressa.

Quando le luci si spengono, resta qualcosa addosso.

La sensazione è chiara:
Tommaso Zanello oggi è molto più di un artista. È un cantore di Roma. Di quella vera, fatta di angoli nascosti, di storie che non fanno rumore, di legami profondi e collaborazioni autentiche.

E ieri sera non ha fatto un concerto.
Ha condiviso un pezzo di sé.
E chi c’era, saprà custodirlo.

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