Lunedì 13 Aprile 2026 09:04
Dalle comunità etniche un grido corale per la pace


Sabato 18 aprile il pellegrinaggio notturno dal Circo Massimo al Divino Amore, promosso dall’Ufficio Migrantes della diocesi di Roma. Il direttore don Guerini: «Puntiamo all'unità»
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Un grido corale per la pace, nei passi dei pellegrini che sabato prossimo, 18 aprile, parteciperanno a “In preghiera per i popoli”, il pellegrinaggio notturno promosso dall’Ufficio Migrantes della diocesi di Roma, con il sostegno di Roma Capitale. Cattolici e non, di ogni lingua ed etnia, percorreranno insieme il tradizionale cammino dal Circo Massimo al Santuario del Divino Amore, guidati dal cardinale vicario Baldo Reina, che alle 5 del mattino presiederà la Messa.
«Questo evento vuole puntare all’unità dei tanti popoli che vivono a Roma», spiega don Pietro Guerini, direttore dell’Ufficio diocesano. Esprime «il desiderio vivo di unirsi per un’accorata preghiera affinché la pace sia donata a questo mondo turbato dai conflitti». Un’iniziativa, dunque, che affonda le sue radici nelle ferite della storia di oggi, oltre che nelle vicende personali. A Roma infatti abitano «tante persone che hanno familiari in zone di guerra o che vivono persecuzioni e violenze. C’è il desiderio di portare questa sofferenza in unità perché diventi una sola preghiera per la pace».
Il pellegrinaggio è frutto di una rete estesa in tutta la diocesi. «A Roma abbiamo 118 centri cattolici nei quali si celebra ogni domenica in lingua non italiana, con altrettanti sacerdoti», riferisce don Guerini. Grazie a loro si è raccolta questa volontà di «portare la sofferenza comune al Signore, per intercessione della Madonna, perché illumini chi guida le nazioni». La scelta del santuario non è casuale: «È un luogo mariano emblematico, caro a tutte le comunità – precisa ancora il sacerdote -. Anche gli ortodossi, penso agli eritrei, vi si recano. Qui si è pregato più volte per la pace, come nel 1944 con Pio XII».
Il ritrovo è fissato per le 23.30 di sabato 18 aprile a piazza di Porta Capena. Da qui si partirà a mezzanotte per arrivare all’alba, dopo circa 5 ore di cammino, nel santuario di via Ardeatina. Un percorso accompagnato da preghiere e canti. «Pregheremo in almeno 22 lingue – evidenzia il direttore di Migrantes Roma -. Anche durante la Messa letture, preghiere dei fedeli e canti saranno animati da comunità diverse». L’iniziativa comunque «non è riservata agli stranieri. Tutto è pensato in una prospettiva mondiale. Possono partecipare tutti coloro a cui sta a cuore la pace». Del resto, in una città come Roma, dove «l’integrazione è una sfida, occorre lavorare molto perché ci si possa conoscere a fondo».
Nelle parole del sacerdote, l’obiettivo è «crescere tutti nella stessa direzione, preservando le unicità di ciascuno». Perché, se è vero che i quotidiani prediligono la cronaca nera, è altrettanto vero che esistono diverse realtà «anche dentro il contesto diocesano, che raccontano storie di accoglienza e dialogo», dove, rimarca don Pietro, «aiutiamo a superare i problemi. Lo si fa anche pregando insieme. Le diverse cappellanie fanno tanto. ma anche nelle parrocchie ci sono momenti aggregativi. Penso, ad esempio, all’idea di avere nei consigli pastorali membri delle varie comunità etniche presenti nelle diverse parrocchie». Certo, ammette, non mancano le sfide «ma queste – conclude – trovano nel contesto diocesano risposte di grande fantasia, generosità e impegno reciproco nel sostenerci e nel proseguire verso una vera accoglienza».
13 aprile 2026
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