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Lunedì 13 Aprile 2026 11:04

Trump attacca Leone. I vescovi: «Non è suo rivale»



Gli affondi: «Debole sul fronte della criminalità e pessimo in politica estera». La Conferenza episcopale statunitense: «Il Papa è il Vicario di Cristo che parla dalla verità del Vangelo e per la cura delle anime». La Cei: «Piena comunione con il pontefice»

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«Debole sul fronte della criminalità e pessimo in politica estera». In un post pubblicato sul suo social Truth, il presidente Usa Donald Trump ha sparato a zero su Papa Leone XIV, all’indomani della veglia di preghiera per la pace guidata dal pontefice nella basilica di San Pietro, sabato 11 aprile. Accusandolo di «ritenere accettabile che l’Iran possieda l’arma nucleare», ha incalzato: «Non voglio un Papa che trovi terribile il fatto che l’America abbia attaccato il Venezuela, un Paese che stava inviando enormi quantità di droga negli Stati Uniti e che, ancor peggio, stava svuotando le proprie carceri riversando nel nostro Paese assassini, spacciatori e criminali violenti. E non voglio un Papa che critichi il presidente americano poiché sto facendo esattamente ciò per cui sono stato eletto, con una vittoria schiacciante, vale a dire portare la criminalità ai minimi storici e creare il più grande mercato azionario della storia».

Ancora, il presidente degli Stati Uniti ha rivendicato il merito dell’elezione di Prevost al soglio di Pietro. «Dovrebbe essermi grato – ha scritto, perché, come tutti sanno, la sua nomina è stata una sorpresa sconcertante. Non figurava in nessuna lista dei papabili ed è stato scelto dalla Chiesa esclusivamente perché americano; si riteneva, infatti, che quello fosse il modo migliore per gestire il rapporto con il presidente Donald J. Trump. Se io non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano». Purtroppo, ha continuato, «l’atteggiamento di Leone, troppo debole sul fronte della criminalità e su quello delle armi nucleari, non mi va affatto a genio». Leone, ha insistito il presidente americano, «dovrebbe darsi una regolata nel suo ruolo di Papa, usare il buon senso, smettere di assecondare la sinistra radicale e concentrarsi sull’essere un Grande Papa, anziché un politico. Questo comportamento gli sta arrecando un danno gravissimo e, cosa ancora più importante, sta danneggiando la Chiesa cattolica!».

Immediata la reazione dei vescovi Usa. «Sono affranto che il Presidente abbia scelto di scrivere parole così offensive sul Santo Padre – sono le parole dell’arcivescovo Paul S. Coakley, presidente della Conferenza episcopale statunitense (Uscb) -. Papa Leone non è il suo rivale, né il Papa è un politico. È il Vicario di Cristo che parla dalla verità del Vangelo e per la cura delle anime». Anche la presidenza della Conferenza episcopale italiana, rinnovando la «piena comunione» con il pontefice, «esprime rammarico per le parole a lui rivolte nelle scorse ore dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Unendosi a quanto affermato dal presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti Paul S. Coakley, ricorda che il Papa non è una controparte politica, ma il Successore di Pietro, chiamato a servire il Vangelo, la verità e la pace. In un tempo segnato da conflitti e tensioni internazionali, la sua voce rappresenta un richiamo esigente alla dignità della persona, al dialogo e alla responsabilità. Le Chiese che sono in Italia rinnovano al Santo Padre vicinanza, affetto e preghiera – è la conclusione della nota -, auspicando da parte di tutti rispetto per la sua persona e per il suo ministero».

13 aprile 2026

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