Lunedì 13 Aprile 2026 09:04
Verano, il ritorno del “ladro delle foto”: tra sfida social e timori di nuove profanazioni
Al Verano, il grande cimitero monumentale di Roma, torna a farsi largo una storia che...
#cronaca #cronaca di roma #foto verano lapidi #ladroverano
leggi la notizia su RomaDailyNews
Al Verano, il grande cimitero monumentale di Roma, torna a farsi largo una storia che sembrava chiusa, o almeno confinata nelle cronache giudiziarie di qualche anno fa. Invece no. Il nome è lo stesso, così come il modus operandi e, soprattutto, quell’inquietante bisogno di visibilità che oggi passa attraverso i social.
Secondo quanto ricostruito da Corriere della Sera Roma, Marco Conocchia, 55 anni, è tornato a far parlare di sé. Non con arresti o sequestri, ma con una serie di messaggi pubblicati online che suonano come una provocazione – o forse qualcosa di più.
Tutto parte da un post, pubblicato alla vigilia di Pasqua. Poche righe, ma sufficienti a riaccendere l’attenzione: “Mi recherò al Verano dopo pranzo”. Un annuncio diretto, quasi una dichiarazione d’intenti, accompagnata dal riferimento alla presenza di un avvocato e da quello che lui definisce un “omaggio ai defunti”.
Parole che, alla luce del passato, assumono un significato completamente diverso.
Perché il suo modo di “omaggiare” le tombe non è mai stato quello tradizionale. Niente fiori, ma strumenti da scasso. Niente raccoglimento, ma sottrazione: fotografie staccate dalle lapidi, oggetti personali, persino resti.
Il caso Conocchia era esploso nel 2024, quando nella sua abitazione furono trovate centinaia di fotografie di donne defunte – 358, per la precisione – insieme anche a un’urna cineraria. Un ritrovamento che aveva sconvolto l’opinione pubblica.
Durante gli interrogatori, l’uomo aveva ammesso una vera ossessione: collezionare i volti di donne morte, preferibilmente giovani. Guardarle, conservarle, poi disfarsene e ricominciare.
Una dinamica inquietante, che gli era costata una condanna a due anni e quattro mesi per ricettazione.
Oggi, però, il racconto si sposta online. I profili Facebook di Conocchia sono ancora attivi e diventano il luogo dove si consuma una sorta di sfida continua.
“Gli sbirri non vinceranno mai”, scrive in uno dei post. In un altro parla di presunte “collaboratrici”: “State facendo un buon lavoro, vi aumento lo stipendio”.
Frasi che lasciano spazio a più interpretazioni. Da una parte, l’ipotesi che si tratti di una provocazione, magari rivolta a figure immaginarie. Dall’altra, il sospetto – più concreto per gli investigatori – che possano esistere davvero persone coinvolte, anche solo come “pali” o informatori.
Tra i contenuti pubblicati compare anche una mappa del Verano, con un punto evidenziato. Una zona precisa: l’area dei colombari, nei pressi del cosiddetto “Crocione”.
Accanto, poche iniziali e delle date. Un riferimento che potrebbe indicare una nuova tomba presa di mira.
È qui che la vicenda smette di essere solo grottesca o provocatoria e torna a diventare potenzialmente criminale.
Resta da capire quanto ci sia di reale dietro questi messaggi. Se si tratti di un tentativo di attirare attenzione o dell’annuncio di nuove profanazioni.
Le forze dell’ordine stanno monitorando la situazione, analizzando i post e verificando eventuali segnalazioni dal cimitero. Al momento non ci sono conferme ufficiali di nuovi furti, ma il livello di attenzione resta alto.
Il Verano non è solo un cimitero. È un luogo della memoria collettiva, uno spazio simbolico per la città. Ed è proprio questo che rende la vicenda ancora più delicata.
Perché dietro ogni fotografia staccata da una lapide non c’è solo un oggetto rubato, ma un legame spezzato, una memoria violata.
E mentre Roma torna a fare i conti con questa storia, resta una sensazione difficile da ignorare: quella di una sfida aperta, lanciata pubblicamente, che aspetta ancora una risposta definitiva.
