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Lunedì 13 Aprile 2026 20:04

Trastevere vista da un ventenne afroamericano

Trastevere vista da un ventenne afroamericano


Il 13 gennaio 2026 ho messo piede in Italia per la primissima volta e, di conseguenza, anche in Europa. Avendo vissuto negli Stati Uniti per tutti i miei vent’anni e non essendo mai uscito dal continente, mi sono trovato subito di fronte a una forte sensazione di shock culturale. Considerando, inoltre, che parlo solo inglese, […]

Trastevere vista da un ventenne afroamericano


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Trastevere vista da un ventenne afroamericano



Il 13 gennaio 2026 ho messo piede in Italia per la primissima volta e, di conseguenza, anche in Europa. Avendo vissuto negli Stati Uniti per tutti i miei vent’anni e non essendo mai uscito dal continente, mi sono trovato subito di fronte a una forte sensazione di shock culturale. Considerando, inoltre, che parlo solo inglese, l’intera Europa mi è apparsa come un paesaggio alieno, estraneo e quasi irriconoscibile ai miei occhi.

Le strade erano piene di persone che parlavano italiano, inglese e una moltitudine di altre lingue. Le insegne dei negozi sembravano uscite da un sogno febbrile e anche un’attività semplice come fare la spesa si era trasformata in un compito quasi inconcepibile per me.

Come giovane afroamericano di vent’anni, crescendo è stato facile avere la sensazione di non appartenere a una cultura ben definita. Tuttavia, la mia prima settimana in Italia mi ha rapidamente dimostrato il contrario: possiedo una cultura, e mi manca profondamente. Questa nostalgia di casa, però, si è attenuata man mano che continuavo a esplorare il quartiere di Trastevere.



Trastevere, il cui nome deriva dal latino trans Tiberim (“oltre il Tevere”), è un quartiere molto esteso. La sua posizione sulla sponda occidentale del fiume contribuisce a creare una comunità molto unita, caratterizzata da splendida architettura e da persone straordinariamente gentili. In definitiva, il tempo trascorso a esplorare Trastevere si è rivelato una meravigliosa introduzione alla vita in Italia.



Il mio percorso a Trastevere è iniziato in uno dei luoghi più popolari del quartiere: Piazza di Santa Maria in Trastevere. Ho osservato l’area circostante per un po’, soffermandomi sulle persone presenti nella piazza. Rispetto ad altre piazze romane, a prima vista mi era sembrata piuttosto modesta, ma mi sbagliavo completamente.

La prima cosa che ha attirato la mia attenzione è stata la fontana di Santa Maria in Trastevere, una delle fontane ancora funzionanti più antiche della città. Subito dopo ho notato un grande edificio dall’architettura affascinante: avrei presto scoperto che si trattava della Basilica di Santa Maria in Trastevere, la chiesa più importante del quartiere.

Costruita nel IV secolo, mi hanno particolarmente colpito alcuni elementi esterni, come il campanile e le splendide statue lungo il tetto. Entrando, ho scoperto che anche l’interno è ricco di opere d’arte e dettagli architettonici altrettanto straordinari. La basilica ospita numerosi mosaici del XII e della fine del XIII secolo; i miei preferiti sono quelli della serie Storie della Vergine di Pietro Cavallini. Si tratta di sei scene che raffigurano la vita della Vergine Maria, che ritengo imperdibili per qualsiasi visitatore.

Nonostante la bellezza della piazza, ho apprezzato ancora di più la chiesa di San Cosimato. Situata all’interno dell’ospedale Nuovo Regina Margherita, fu originariamente costruita nel X secolo. La sua posizione la rende spesso trascurata, trasformandola in un vero gioiello nascosto di Trastevere.

Visitandola, capita spesso di trovarla completamente vuota, cosa piuttosto rara per una chiesa a Roma. Alla mia prima visita ero accompagnato da un mentore, ma nelle successive visite ho deciso di approfittare della quiete del luogo da solo. Con la sua splendida architettura e il magnifico affresco sul soffitto, è impossibile non rimanerne affascinati. Nonostante i numerosi restauri, la chiesa conserva ancora l’affresco del XV secolo Madonna tra San Francesco e Santa Chiara di Antonio del Massaro, uno straordinario esempio dell’arte rinascimentale.



Successivamente ho deciso di visitare il Gianicolo, il secondo colle più alto di Roma, che domina l’intero quartiere di Trastevere. Chiunque affronti la salita viene ricompensato con una vista spettacolare. Il colle offre uno scorcio mozzafiato sui tetti intricati e sull’architettura romana unica. Chi ha una vista particolarmente acuta può persino intravedere la Città del Vaticano e alcuni dei suoi splendidi edifici.

Passeggiando sul Gianicolo, ho subito notato gli angoli nascosti e suggestivi delle strade di Trastevere. Gli edifici e i percorsi possiedono un’identità unica, diversa da quella di qualsiasi altro quartiere di Roma. Una volta arrivato in cima, ho percepito chiaramente il senso di comunità che caratterizza Trastevere: insieme a molte altre persone, mi sono fermato in un piccolo parco per godere della vista sulla città.



Dopo una breve pausa, ho proseguito il mio percorso passando davanti al Faro del Gianicolo, un monumento affascinante situato in un luogo che molti non noterebbero. Si tratta di un faro alto 20 metri, costruito nel 1911 da Manfredo Manfredi, donato a Roma dalla comunità italiana in Argentina per celebrare il 50° anniversario dell’Unità d’Italia.



Sono rimasto molto colpito nel vedere una struttura così suggestiva in una posizione così discreta, anche se non ho potuto fermarmi a lungo, poiché ero diretto ad assistere al Cannone del Mezzogiorno. Ogni giorno, alle 12:00, viene sparato un colpo a salve da un cannone situato sul colle. Questa tradizione, introdotta nel 1847 da Papa Pio IX, serviva a sincronizzare il suono delle campane nelle chiese della città. Qualunque fosse la ragione, ero semplicemente entusiasta di poter assistere a uno sparo di cannone.

Arrivato alle 11:50, ho trovato decine di persone in attesa, proprio come me. Nella piazza si trova anche il Monumento a Giuseppe Garibaldi, una splendida statua equestre situata nel punto più alto del colle. Garibaldi, considerato uno dei Padri della Patria e uno degli eroi nazionali italiani, fu un generale fondamentale per l’unificazione del Paese.

Davanti alla statua, un uomo con chitarra e microfono intratteneva il pubblico con le sue canzoni. Tra applausi, voci e risate, ho percepito un forte senso di comunità. In quel momento non ero più solo un osservatore: mi sentivo parte integrante di quella folla.

Quando si è avvicinato mezzogiorno, la piazza è diventata improvvisamente silenziosa. Tutti osservavano il rituale con attenzione, finché un forte boato ha spezzato il silenzio, seguito dagli applausi per la conclusione della tradizione quotidiana.

Dopo aver assistito allo spettacolo, ho continuato a scendere lungo l’altro lato del Gianicolo, fino a imbattermi nella Fontana dell’Acqua Paola. Mi ha colpito immediatamente. Come la chiesa di San Cosimato, anche questa fontana mi è sembrata un esempio spesso trascurato della bellezza romana.



Molti visitatori, quando sono a Roma, si dirigono subito verso la Fontana di Trevi, dimenticando le numerose altre fontane straordinarie presenti in città. Costruita nel 1612, la Fontana dell’Acqua Paola fu la prima grande fontana su questo lato del Tevere.

Per me rappresenta un costante promemoria della bellezza nascosta ovunque a Roma. I riflessi del sole sull’acqua in movimento, uniti alle statue di draghi e aquile — simboli dell’influenza di Papa Paolo V — creano un insieme di grande impatto visivo.

Proseguendo lungo il percorso, ho incontrato anche l’Ossario Garibaldino, un suggestivo mausoleo costruito in memoria dei soldati caduti nelle battaglie del 1849 contro l’esercito francese, nonché luogo della loro sepoltura.



Fino a quel momento, l’esplorazione di Trastevere mi aveva già offerto un assaggio delle straordinarie comunità romane, ma questi luoghi mi hanno fatto comprendere ancora di più quanta bellezza si nasconda al loro interno, pronta a essere scoperta.

Più tardi, nella stessa settimana, sono tornato a Trastevere per visitare il mercato di Porta Portese, che si tiene ogni domenica. Le strade erano affollate di turisti e residenti che avevano integrato il mercato nelle loro abitudini settimanali.



Durante la visita, ho assistito a una fusione di culture: tessuti dai colori vivaci, gioielli elaborati e abiti affascinanti, il tutto a prezzi accessibili. In particolare, mi ha colpito una bancarella di felpe con vari simboli di Roma. In quel momento, qualcosa mi ha ricordato casa, e per un attimo Roma non mi è sembrata poi così diversa dal mondo che conoscevo.

Dopo aver passeggiato lungo tutto il mercato e osservato le numerose merci, mi è venuto un forte appetito. Ho deciso quindi di dedicare il resto della giornata all’esplorazione dell’offerta gastronomica di Trastevere, cogliendo l’occasione per immergermi ancora di più nella vita del quartiere.



La prima tappa è stata Trapizzino, in Piazza Trilussa, di cui avevo sentito parlare molto bene. Ho scelto il classico al pollo: buono, ma leggermente deludente. Tuttavia, per 5 euro, non ne sono rimasto troppo dispiaciuto.

Successivamente, entrando in un piccolo locale chiamato Donkey Punch, sono stato accolto da un’atmosfera calda e invitante. Dopo una breve chiacchierata con il personale, ho chiesto di prepararmi “ciò che consigliavano di più”. Poco dopo mi è stato servito uno dei panini più buoni che abbia mai mangiato.



Il proprietario, Alessandro, mi ha trattato con un’ospitalità che fino a quel momento non avevo ancora sperimentato in Italia. In quell’istante ho capito che non ero più soltanto un turista, ma una persona che stava iniziando a far parte di quella comunità.



Continuando l’esplorazione, ho visitato anche la celebre Villa Farnesina, in Via della Lungara. Costruita tra il 1506 e il 1512, è uno splendido edificio storico immerso nel quartiere. La villa comprende più edifici e un ampio giardino.

All’interno, i soffitti sono decorati con affreschi complessi e le stanze ospitano opere d’arte raffinate. Alcuni di questi affreschi sono attribuiti a Raffaello Sanzio, tra cui il celebre Trionfo di Galatea, che raffigura la ninfa Galatea su un carro circondata da figure mitologiche.

Anche l’esterno è straordinario: il giardino ospita aranci e una vegetazione rigogliosa. L’accesso al giardino è gratuito, mentre l’ingresso agli interni costa 7 euro, un prezzo decisamente giustificato dalla bellezza del luogo.

Tra tutti i luoghi visitati, il mio preferito potrebbe sembrare sorprendente. Tuttavia, c’è un motivo per cui continuo a tornarci ogni giorno. Se c’è un posto che consiglio assolutamente di visitare a Trastevere, è il centro culturale Zalib, in Via della Penitenza.



Zalib è una biblioteca riservata ai membri, che offre libri a prezzi ridotti e risorse per studenti, ma anche uno spazio dove incontrarsi, studiare, condividere esperienze o semplicemente rilassarsi.

Durante le numerose visite nelle ultime settimane, ho assistito a una straordinaria fusione di culture. Tra conversazioni con il personale e nuove amicizie con gli altri frequentatori, ho potuto conoscere storie diverse e autentiche.

Soprattutto, Zalib mi ha regalato un senso di appartenenza al meraviglioso quartiere di Trastevere.

In definitiva, Trastevere si è rivelato un quartiere estremamente accogliente, ricco di tesori nascosti che si rivelano a chi ha la curiosità di cercarli.

[Testo e foto di Stevie McDaniel, febbraio 2026]

Questo articolo è stato redatto dall’autore per l’Associazione culturale GoTellGo durante la sua Communications internship presso la Temple University Rome.

La versione arricchita in lingua inglese è disponibile in
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