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Martedì 14 Aprile 2026 10:04

Il condono edilizio a Roma, ovvero una storia infinita

(sulla Proposta di Deliberazione che andrà al voto dell’Assemblea capitolina) E’ attualmente sottoposta al parere

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Foto AMBM
E’ attualmente sottoposta al parere dei Municipi la 32a Proposta di deliberazione (Dec. G.C. n. 17 del 05 marzo 2026) per la Modifica del Regolamento per dare attuazione alla procedura semplificata e alla procedura di formazione del Silenzio Assenso con modalità telematica per la definizione delle istanze di condono edilizio. La pubblichiamo con un commento di Giancarlo Storto.

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Modifica del Regolamento per dare attuazione alla procedura semplificata e alla procedura di formazione del Silenzio Assenso con modalità telematica per la definizione delle istanze di condono edilizio, approvato con Deliberazione di Assemblea Capitolina n. 40 del 16 maggio 2019 avente ad oggetto “Atto di indirizzo per l’uniforme applicazione dell’istituto del “Silenzio Assenso” e della “Procedura Semplificata” alle istanze di Condono Edilizio presentate ai sensi delle Leggi n. 47/1985, n. 724/1994, n. 326/2003 e L.R.L. n. 12/2004, non ancora definite con rilascio di provvedimento formale.”

di Giancarlo Storto

Quarant’anni: di tempo ne è trascorso dal primo condono edilizio (anno 1985 a cui hanno fatto seguito analoghi provvedimenti nel 1984 e nel 2003) e il Comune di Roma è ancora ingolfato di pratiche che attendono di essere definite.

Come uscire da questa insostenibile vicenda che lascia in una sorta di limbo i richiedenti e preclude all’amministrazione la possibilità di recuperare le risorse dovute per i contributi concessori? È questo l’interrogativo a cui tenta di fornire una risposta la proposta di delibera della Giunta comunale attualmente all’esame dei Municipi (parere necessario ma non vincolante).

Impossibile conoscere il numero di pratiche ancora in giacenza presso gli uffici di Decima: l’unico dato attendibile, che risale però al 2019, è recuperabile nel Rapporto sui condoni edilizi presentato al Senato da Sogeea, società di servizi immobiliari, che, a quella data, quantificava in quasi 600mila le domande di chi aspirava a legittimare abusi edilizi di varia entità ricadenti nel territorio comunale, includendo costruzioni realizzate in totale difformità dalla normativa urbanistica e modifiche meno rilevanti compiute su singole abitazioni. Il dato che suscita maggiore sconcerto è il numero di istanze ancora da evadere: 213mila, più di un terzo, la gran parte dovute presumibilmente al condono del 1985 in riferimento al quale sono state presentate la maggior parte delle richieste (ancora dal Rapporto Sogeea del 2019 si ricava che, a livello nazionale, negli archivi comunali erano da trattare 5,4 milioni di domande e di queste 3,5 risalivano al primo condono).

La Giunta comunale sembra prendere atto che venire a capo con procedure ordinarie da questo diluvio di incartamenti non ancora lavorati, che le precedenti amministrazioni non hanno avuto la capacità e la determinazione necessarie per una loro corretta gestione, propone il percorso che, in questi tempi, è il più praticato: la semplificazione dell’iter approvativo. Con qualche correttivo.

Tutte le istanze avranno un controllo formale a seguito del quale saranno sottoposte a verifica di merito le richieste di condono che riguardano immobili in aree sottoposte a vincoli, quelle relative a nuove costruzioni o ampliamenti e le domande in cui, da un esame preliminare, emergono incongruenze. Per le restanti si procederà acquisendo l’asseverazione di un tecnico abilitato sulla veridicità della documentazione per poi rilasciare il titolo abilitativo in sanatoria.

Che dire? Il tempo smisurato intercorso dalla presentazione delle richieste di condono a oggi può giustificare un tale provvedimento anche se di fatto è un’ammissione di impotenza che richiama responsabilità distribuite nelle tante amministrazioni che nel tempo si sono succedute.

La stagione dei condoni, nonostante i maldestri tentativi della destra di riproporli, è da sperare che appartenga al passato. Restano incancellabili i frutti velenosi, non soltanto per le ricadute sul territorio.

Giancarlo Storto

Per osservazioni e precisazioni: laboratoriocarteinregola@gmail.com

14 aprile 2026



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