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Martedì 14 Aprile 2026 09:04

In Sudan bisogni umanitari «senza precedenti»



L'allarme di Azione contro la fame: «Il conflitto sta distruggendo i mercati, interrompendo i raccolti e bloccando le rotte commerciali e la consegna degli aiuti». Le più esposte: donne e ragazze

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Azione contro la fame torna a lanciare l’allarme sul Sudan, dove i bisogni umanitari della popolazione hanno raggiunto «livelli che non hanno precedenti». In molte comunità, riferiscono dall’organizzazione, tante donne per mesi non sono riuscite a garantire un pasto quotidiano alla propria famiglia. Tra loro Eisa – nome di fantasia per proteggere una storia reale -. «Abbiamo sofferto molto perché non avevamo nulla da dare da mangiare ai nostri cari», racconta.

Dopo tre anni di guerra, quella di Eisa non è un’eccezione: è la norma per oltre 28,9 milioni di persone che vivono in condizioni di insicurezza alimentare acuta. Più della metà della popolazione sudanese. Delle tre carestie attualmente riconosciute a livello globale, due sono state dichiarate in Sudan nel 2025 a El Fasher e Kadugli, mentre altre parti del Paese saranno chiamate ad affrontare un rischio significativo di carestia nel breve termine.

La fame «è conseguenza diretta del conflitto, che sta distruggendo i mercati, interrompendo i raccolti e bloccando le rotte commerciali e la consegna degli aiuti umanitari», spiega Samy Guessabi, direttore di Azione contro la fame in Sudan. Lo documento un
rapporto congiunto
di 5 grandi organizzazioni umanitarie (oltre ad Azione contro la fame, Care International, Irc, Mercy Corps e Norwegian Refugee Council): il viaggio del cibo, dalla fattoria al mercato, dal mercato alla tavola, è diventato in Sudan un percorso pericoloso e spesso letale. I contadini vengono uccisi, i campi distrutti, i mercati chiusi o tassati in modo predatorio. Persone che rischiano la vita attraversando zone di combattimento attivo solo per produrre, comprare o trasportare cibo. E le cucine comunitarie, ultimo rifugio per molti, stanno chiudendo o riducendo i pasti del 50% o più per mancanza di fondi.

Non solo. Il conflitto, osservano da Azione contro la fame, ha generato anche «la più grande crisi di sfollamento attualmente in corso a livello globale»: quasi 14 milioni di persone hanno abbandonato le proprie case (circa 10 milioni sfollati interni e circa 4 milioni fuggiti verso paesi vicini come Ciad e Sudan del Sud). «Non si tratta solo di numeri – rileva Guessabi -. Le famiglie sono costrette a spostarsi ripetutamente, interrompendo le cure, l’accesso al cibo, all’acqua e aumentando il rischio di violenza di genere». Le più esposte: donne e ragazze. Basti pensare che le famiglie con capofamiglia femminile hanno tre volte più probabilità di trovarsi in stato di insicurezza alimentare rispetto alle famiglie con capofamiglia maschile, meno del 2% di esse è considerata al sicuro dalla fame. La violenza sessuale e di genere limita ulteriormente la loro capacità di accedere al cibo e ai servizi essenziali.

14 aprile 2026

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