Martedì 14 Aprile 2026 13:04
Giuda la prospettiva inedita di Base


Il racconto della Passione morte e risurrezione di Gesù dal punto di vista del "traditore", a cui dà la voce Giancarlo Giannini. Un racconto a tratti didascalico, che però resta dentro
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Il racconto della Passione, morte e risurrezione di Gesù è intenso e pieno di molte sfaccettature. Ogni volte che siamo chiamati a confrontarci con quella narrazione scopriamo qualcosa di nuovo, un particolare, uno sguardo che getta su fatti peraltro ben conosciuti luce inedita e dialettica imprevista. A questo argomento, da sempre molto utilizzato dal cinema (vita di Gesù e vite dei santi sono state le più utilizzate soprattutto nel periodo del cinema muto) si aggiunge oggi Il Vangelo di Giuda, nuovo film di Giulio Base in sala dal 3 aprile. Che per tornare ad affrontare il tema sceglie il personaggio più complesso del Vangelo, Giuda, il traditore attraverso la cui mano si compie la profezia divina.
«Sono anni – ha detto il regista – che sentivo il bisogno di raccontare la sensazione di sentirsi inadeguati alla fede. Con Giuda ho spinto questo sentimento alla massima potenza. Giuda compie un atto di disobbedienza e amore, ascolta le parole di Gesù e, dopo aver portato a termine il compito, finirà per togliersi la vita». Il tentativo di proporre da parte del regista un nuovo sguardo sulla figura di Giuda è certamente lodevole e, in più momenti, lo svolgimento segue una linea originale e innovativa: soprattutto nella scelta di fare di Giuda un personaggio che non appare, non figura, non si vede: si limita infatti a commentare con voce fuori campo i fatti nel loro nudo ed essenziale svolgimento. La voce è quella di Giancarlo Giannini, timbro da lungo tempo di tanti film (ha doppiato fin dal 1968 Romeo nel film di Zeffirelli), entrato a far parte del nostro immaginario: uno conosciuto, uno di noi che non ha paura di andare incontro a un destino avverso, di essere colui che tradirà Gesù nell’ultima cena.
Non c’è Giuda ma intorno a lui Base colloca gli altri personaggi che da sempre abitano la vicenda biblica. E questi, invece, hanno nomi famosi: Rupert Everett, che fa Caifa; Abel Ferrara (Erode); Paz Vega (Maria), John Savage (Giuseppe). E al centro per il ruolo di Gesù, Base, giustamente intenzionato a non replicare l’espressione ormai incancellabile del Robert Powell zeffirelliano, ha scelto un giovane esordiente siciliano, Vincenzo Galluzzo, che Powell ricorda ma non tenta di imitare.
Dichiarati i ruoli, lasciati tutti, protagonisti e comprimari, a muoversi nei bellissimi spazi di una Calabria aspra e selvaggia, il film corre lungo una drammaturgia dinamica e corposa. Più spesso il film non può evitare di scontrarsi con una eccessiva superficialità. Il voice over di Giannini è più dispersivo che unificante. Come altre volte, Base resta troppo didascalico, lontano dall’ispirazione evangelica di Zeffirelli, dalla violenta durezza di Gibson, dalla eterea poesia di Pasolini. Eppure alla fine questo Vangelo di Giuda ci resta dentro, ci parla, ci chiede di non lasciarlo solo. È un altro Gesù che chiede di essere accolto.
14 aprile 2026
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