Martedì 14 Aprile 2026 13:04
Il 26 e 27 giugno il secondo Concistoro di Papa Leone


L'annuncio del Papa in una lettera inviata ai cardinali, diffusa dalla Sala Stampa. L'esortazione a «ripartire» dall'Evangelii gaudium, per passare «da una pastorale di conservazione a una missionaria»
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Fissato al 26 e 27 giugno il secondo Concistoro di Leone XIV. Lo annuncia lo stesso Papa in una lettera inviata ai cardinali e diffusa oggi, 14 giugno, dalla Sala Stampa della Santa Sede. Nel testo, il pontefice rende omaggio ai porporati per la loro partecipazione al Concistoro dello scorso gennaio e per il lavoro svolto nei gruppi, «che ha permesso uno scambio libero, concreto e spiritualmente fecondo. I contributi raccolti – scrive – costituiscono un patrimonio prezioso, che desidero continuare a custodire e a far maturare nel discernimento ecclesiale».
Leone si sofferma su quanto è maturato nei gruppi sulla sinodalità e sull’Evangelii gaudium, in riferimento alla missione e alla trasmissione della fede. Dai contributi dei cardinali, infatti, l’Evangelii gaudium di Papa Francesco continua a rappresentare «un punto di riferimento decisivo, capace di avviare processi di conversione pastorale e missionaria, più che di produrre riforme strutturali immediate. Avete sottolineato come questa prospettiva interpelli la Chiesa a tutti i livelli». Il documento di Bergoglio, per Leone, «richiama ogni battezzato a rinnovare l’incontro con Cristo, passando da una fede semplicemente ricevuta a una fede realmente vissuta ed esperita; in questo cammino viene toccata anche la qualità stessa della vita spirituale, nel primato della preghiera, nella testimonianza che precede le parole e nella coerenza tra fede e vita».
Anche a livello comunitario, Evangelii gaudium «sollecita il passaggio da una pastorale di conservazione a una pastorale missionaria, nella quale le comunità siano soggetti vivi dell’annuncio: comunità ospitali, capaci di linguaggi comprensibili, attente alla qualità delle relazioni e in grado di offrire spazi di ascolto, di accompagnamento e di guarigione». A livello diocesano, emerge con chiarezza «la responsabilità dei Pastori di sostenere con decisione l’audacia missionaria, vigilando perché non venga appesantita o soffocata da eccessi organizzativi, e favorendo un discernimento che aiuti a riconoscere ciò che è essenziale».
Quella a cui chiama Evangelii gaudium, insomma, «è una missione integrale, che tiene insieme annuncio esplicito, testimonianza, impegno e dialogo, senza cedere alla tentazione del proselitismo né a una logica di semplice conservazione o espansione istituzionale – sono le parole di Prevost -. Anche quando si riconosce minoritaria, la Chiesa è chiamata a vivere senza complessi, come piccolo gregge portatore di speranza per tutti, ricordando che il fine della missione non è la propria sopravvivenza, ma la comunicazione dell’amore con cui Dio ama il mondo».
Tra le indicazioni emerse, «la necessità di rilanciare Evangelii gaudium per verificare con onestà che cosa, a distanza di anni, sia stato realmente recepito e che cosa invece resti ancora sconosciuto e inattuato, in modo particolare prestare attenzione alla necessaria riforma dei percorsi di iniziazione cristiana, l’attenzione a valorizzare anche le visite apostoliche e pastorali come autentiche occasioni kerigmatiche e di crescita nella qualità delle relazioni; così come l’esigenza di riconsiderare l’efficacia della comunicazione ecclesiale, anche a livello della Santa Sede, in una chiave più chiaramente missionaria».
14 aprile 2026
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