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Martedì 14 Aprile 2026 13:04

Felice diventa take away: davvero non abbiamo più tempo neanche per una cacio e pepe?

Che Felice non sia più solo A Testaccio, così come indicato dal nome completo dell’iconico ristorante di cucina romana, ce n’eravamo fatti una ragione da un po’. Non sono passate inosservate, da qualche anno a questa parte, le aperture della sede torinese, o peggio, milanese, del nostro Felice. Ma in questo caso l’abbiamo superata grazie […]

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Che Felice non sia più solo A Testaccio, così come indicato dal nome completo dell’iconico ristorante di cucina romana, ce n’eravamo fatti una ragione da un po’. Non sono passate inosservate, da qualche anno a questa parte, le aperture della sede torinese, o peggio, milanese, del nostro Felice. Ma in questo caso l’abbiamo superata grazie al famoso detto: lontano dagli occhi, lontano dal cuore. Pensavamo, però, che il tentativo di franchising di uno dei capisaldi della cacio e pepe come nonna romana comanda, valesse solo “per fuori”, una specie di tentativo di esportare il sacro verbo al di fuori del GRA. E allora certo, il boccone è stato amaro ma l’abbiamo mandato giù.

Ma qui si parla d’altro. In occasione dei 90 anni dall’apertura della storica sede in via Mastro Giorgio 29, Felice decide di aprire una nuova sede romana, e questa volta non “a Testaccio” ma nel cuore del centro storico, precisamente in via delle Carrozze 12/a, a due passi da Piazza di Spagna. Ma il punto non è nemmeno che un pezzo di romanità come Felice va ad aggiungersi alla sfilza di ristoranti del centro con la pasta finta esposta sui tavoli, la tovaglia a quadrettoni bianchi e rossi e il menù tradotto in inglese, tedesco e giapponese, posti senz’anima costruiti su misura per il turismo fast and furious.
Il punto (perdonateci l’abuso di inglesismi) è che nella sua nuova sede in centro, Felice si lancia in una nuova formula “on the go”, che incoraggia il turismo culinario faster and more furious. In poche parole: saranno disponibili piatti d’asporto, in una bowl che al posto del salmone crudo e salsa teriyaki conterrà la cacio e pepe più buona di Roma. In tutto questo ci sono dei pro, certo: magari c’è qualcuno che ha 24 ore per visitare tutto il meglio della città, tradizione culinaria inclusa, e allora sì che una “carbonara on the go” massimizza l’esperienza. Ma poi? 

Se la base di questo nuovo concept è “ho poco tempo per sedermi a mangiare una cacio e pepe ma la voglio comunque”, la nostra domanda è: che cosa ci sta succedendo? Questo imbruttimento milanese, ‘sta FOMO continua che non ci dà pace (per continuare con gli inglesismi), cioè tutta quest’ansia di dover fare, fare, fare tutto e sempre, anche se male chissenefrega l’importante è che la faccio, la fotografo e la posto. Tanto se l’ho mangiata in piedi o seduta, la cacio e pepe, che differenza fa?
Noi abbiamo preso la notizia di Felice Take Away come una provocazione alla romanità, un po’ come se nonna ci invitasse a pranzo la domenica e ci preparasse uramaki e california roll. Penseremmo che si è fatta di acidi scaduti, e non perchè non ci piace il sushi ma perchè c’è un posto e un tempo per tutto. E, prendeteci per nostalgici, vecchi e noiosi, ma per noi Felice è sinonimo di prendersi il tempo giusto per fermarsi, sedersi al tavolo, bere un calice di vino mentre si fanno quattro chiacchiere e si aspetta il cameriere che ti serve la cacio e pepe più buona del mondo, amalgamandola per qualche secondo proprio sotto al tuo naso, regalandoti uno spettacolo che nessun on-the-go potrà mai sostituire.  Perché l’ingrediente segreto che accomuna tutti i piatti della cucina romana, compresa sua divinità la cacio e pepe, è la serenità con cui ti godi il momento.

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