Mercoledì 15 Aprile 2026 16:04
Tredici arresti per droga, anche ex della “banda della Magliana”


Operazione dei Carabinieri coordinata dalla Dda. Pernasetti gestiva le piazze di spaccio dei quartieri Trullo, Corviale, Magliana Nuova, Monteverde Nuovo e Garbatella
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«La partecipazione a una consorteria mafiosa viene meno solamente con la morte». Lo affermava Rosario Livatino, il giovane giudice ucciso dalla mafia agrigentina il 21 settembre 1990 e beatificato da Papa Francesco il 9 maggio 2021 come martire della fede e della giustizia. Un magistrato che credeva in una giustizia giusta, nel perdono, ma che conosceva molto bene le dinamiche e la cultura mafiosa. Che non erano e non sono solo siciliane.
L’ultima conferma arriva da Roma, con l’operazione del nucleo investigativo del comando provinciale dei Carabinieri di Roma, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica della Capitale. Tra le 13 persone arrestate c’è anche Raffaele Pernasetti, “Er Palletta”, classe 1950, esponente storico della Banda della Magliana, il gruppo criminale operativo a Roma tra gli anni ’70 e ’90, legato ad ambienti politici, in particolare di estrema destra, massonici, economici e dei servizi segreti. Malgrado i 75 anni, età da pensionato, e gli anni passati in carcere, non ha cambiato vita.
Come altri della stessa “banda”. Basti ricordare Massimo Carminati, “Er Cecato”, protagonista di “mafia Capitale”, o Salvatore Nicitra, alias “l’ingegnere”, il “re di Primavalle”, che gestiva droga e azzardo nel territorio di Roma Nord, il settore che gli era stato assegnato da Franco Giuseppucci, “Er Negro”, tra i fondatori e leader della Banda della Magliana. Operativo fino al 2020. Così come “Er Palletta” che si occupava del narcotraffico procurando hashish e cocaina per l’organizzazione criminale guidata da Manuel Severa e che gestiva le piazze di spaccio dei quartieri Trullo, Corviale, Magliana Nuova, Monteverde Nuovo e Garbatella.
E questo grazie ad antichi e recenti legami col clan camorrista/romano Senese, di cui si parla tanto in queste settimane, e col gruppo di narcotrafficanti di San Basilio guidato da Rosario Morando, ritenuto dagli inquirenti esponente della famiglia di ‘ndrangheta di Platì in Aspromonte. Un vero e proprio broker della droga, «sfruttando – scrivono i magistrati – la sua vasta rete di conoscenza nel settore del narcotraffico, in cui godeva della fiducia e rispetto, conquistati nel corso degli anni».
Nell’ordinanza viene ricostruito il curriculum criminale di Pernasetti che fin dagli anni ‘70 si unì alle batterie di rapinatori (in particolare i “testaccini”) legate al boss Enrico De Pedis, detto “Renatino”, di cui divenne l’uomo di fiducia. A seguito delle dichiarazioni rese da Maurizio Abbatino “Er Crispino”, venne accusato di avere compiuto sette omicidi, condannato in primo grado a quattro ergastoli ma poi per tre assolto in appello. Condanna definitiva nel 2002. Nello stesso anno si consegna agli inquirenti per espiare una pena a 18 anni di reclusione, ma nel 2011 viene ammesso ai benefici della semilibertà riconoscendogli la buona condotta e la non più sussistente pericolosità sociale. Infine, il 23 giugno 2016, beneficiando anche della legge dell’indulto, viene definitivamente scarcerato. Ma non cambia vita e «gli elementi acquisiti dimostrano che è pienamente inserito nelle dinamiche criminali della Capitale relative al traffico di sostanze stupefacenti». E non ha perso neanche l’abitudine all’uso della violenza come ai tempi della “Magliana”.
È così accusato di essere mandante di una gambizzazione il 25 marzo 2024 in un’officina alla Magliana di un meccanico debitore di 8mila euro per la vendita di sostanze stupefacenti. Prima picchiato e poi ferito alle gambe. Una pesante punizione con “modalità studiate sin nei minimi dettagli per evocare, nella mente delle vittime, scenari attinenti la criminalità organizzata di tipo mafioso”» con «una forza intimidatrice legata, alla preesistenza di un vincolo associativo» in grado di generare “omertà e assoggettamento”. Fatti che provano la «permanente attualità della pericolosità sociale da cui emerge una innegabile propensione a proseguire nella consumazione delle gravi fattispecie delittuose». Proprio come mezzo secolo fa.
15 aprile 2026
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