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Mercoledì 15 Aprile 2026 16:04

Valle del Sacco, Flash mob associazioni. In 21 anni bonificato appena lo 0,2 % di suoli e falde del SIN

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa da Legambiente per le condizioni in cui versa attualmente la Valle del Sacco. Il […]

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Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa da Legambiente per le condizioni in cui versa attualmente la Valle del Sacco.

Quinta tappa per la campagna “Ecogiustizia subito” che arriva nel Lazio, nel SIN del Bacino del Fiume Sacco, segnato da anni di inquinamento e dalla presenza di industria bellica. Flash mob di ACLI, AGESCI, ARCI, Azione Cattolica Italiana, Legambiente e Libera davanti all’ex stabilimento Winchester ad Anagni (FR), uno dei 19 comuni ricadenti nel perimetro del SIN Bacino del Fiume Sacco, tra i più estesi d’Italia.

“In 21 anni bonificato appena lo 0,2 % di suoli e falde del SIN su un totale di 7.235 ettari E solo il 9,8% dell’area è stato oggetto di caratterizzazione ambientale.   Quattro i filoni giudiziari avviati in questi anni. Preoccupano gli sversamenti avvenuti in questi giorni, ma anche la presenza dell’industria bellica attiva dal 1912. La Valle del Sacco deve tornare a produrre futuro: subito bonifiche, riconversione industriale e un costante tavolo di confronto insieme ad un monitoraggio civico”.

Esposti diversi cartelli per denunciare i ritardi sulle bonifiche e sventolate bandiere della pace e pale eoliche di cartone davanti all’ex impianto su cui è in valutazione un progetto di riconversione per la produzione di nitro gelatina per polveri di lancio. Oggi ore 17.00 a Colleferro l’Assemblea Pubblica con la firma del Patto di Comunità.

Nel SIN Bacino del fiume Sacco, in provincia di Frosinone, tra i più estesi d’Italia, le bonifiche e le indagini ambientali dell’area sono ferme al palo. Qui negli ultimi 21 anni, dal 2005 al 2026, su un totale di 7.235 ettari a terra e falda, che si snodano lungo 60 km, è stato bonificato appena lo 0,2% e solo il 9,8% (711 ettari) dell’area è stato oggetto di caratterizzazione ambientale, ossia di indagine per definire la tipologia e diffusione dell’inquinamento, uno step fondamentale per progettare gli interventi necessari da fare. Quattro i filoni giudiziari avviati sulla Valle del Sacco. In nome del popolo inquinato, chiediamo Ecogiustizia subito.  Bonificare è un dovere verso chi abita, lavora e cresce in questo territorio. Si acceleri sul fronte delle bonifiche e della analisi avviando al tempo stesso una riconversione industriale in chiave di green economy abbandonando l’industria bellica, presente in quest’area dal 1912, e puntando su una transizione ecologica ed energetica basata sulle rinnovabili.

Con questi dati e con questo messaggio ACLI, AGESCI, ARCI, Azione Cattolica Italiana, Legambiente e Libera hanno aperto questa mattina il flash mob organizzato, nell’ambito della loro campagna nazionale “Ecogiustizia Subito”, davanti all’ex stabilimento Winchester ad Anagni (FR), uno dei 19 comuni compresi nel perimento del SIN (Sito di Interesse nazionale) del Bacino del Fiume Sacco, segnato da anni di inquinamento e veleni industriali, scarichi abusivi, rifiuti tombati, incendi di capannoni, discariche di rifiuti pericolosi e non pericolosi non controllate. Da Anagni le associazioni hanno lanciato un monito chiaro a Governo e Istituzioni chiedendo anche che venga fatta luce sugli ultimi sversamenti di questi giorni, con una moria sospetta di pesci. Un fatto grave che dimostra come questo territorio non trovi ancora né giustizia, né pace e come a pagare lo scotto siano sempre di più l’ambiente e la salute dei cittadini.  Per questo le associazioni hanno chiesto che nella Valle del Sacco vengano riattivati tutti i luoghi di confronto tra amministrazioni locali, provinciali, regionale e cittadinanza attiva, a partire dal tavolo dei sindaci del SIN e che sia data concretezza all’“Accordo di Programma” del marzo 2019 integrato con determinazione regionale n. G17588 del dicembre 2025. Così come è importante che si chiarisca che fine hanno fatto i 53,6 milioni di euro stanziati per le attività di bonifica, a cui poi sono stati aggiunti altri fondi.

Le associazioni hanno, inoltre, annunciato l’impegno ad attivare un costante monitoraggio civico per verificare la concreta attuazione degli impegni assunti dalle istituzioni sui tempi e i processi di bonifica, sul completamento delle fasi di caratterizzazione ambientale; sulle procedure di appalto e i controlli sui lavori da svolgere; sui piani di recupero, riconversione e riqualificazione delle aree da bonificare. Per quanto riguarda il tema delle contaminazioni di suolo e falde (che dipende anche dalla gestione impropria di sostanze chimiche tossiche e pericolose), è fondamentale che a livello europeo ci sia una revisione più trasparente ed efficace del Regolamento REACH (2006), unico strumento capace di controllare e limitare l’uso delle sostanze chimiche nocive per ambiente e salute.

FLASH MOB: Nel corso del flash mob le associazioni hanno esposto diversi cartelli – con i dati sui ritardi delle bonifiche dovuti ai rimpalli amministrativi legati anche alla fase di declassamento del SIN (poi bocciato dalla sentenza del TAR del Lazio) – e hanno sventolato, al motto “la pace è rinnovabile”, bandiere della pace e pale eoliche di cartone per ricordare che la Valle del Sacco deve tornare a produrre futuro e non morte, abbandonando l’industria bellica e puntando su una riconversione industriale e una transizione energetica che metta al centro le fonti rinnovabili. Temi e proposte sintetizzate nel Patto di Comunità che le associazioni presenteranno e firmeranno oggi pomeriggio, alle ore 17:00, a Colleferro (FR) nel corso dell’Assemblea pubblica in programma presso il Mercato Coperto di via Sobrero/Via Leonardo da Vinci 9.

Focus polo industriale bellico: Nella Valle del Sacco dall’inizio del ‘900 sono presenti diverse industrie belliche. L’ex impianto Winchester, di cui è proprietaria la KNDS (una delle principali società europee di difesa militare terrestre) e finora destinato al disinnesco di esplosivi militari scaduti, potrebbe essere riconvertito per la produzione di nitro gelatina per polveri di lancio. La KNDS ha presentato un progetto, attualmente in fase di valutazione ambientale, per l’ampliamento del sito esistente con la costruzione di undici nuovi capannoni su un’area di circa 35 ettari nelle immediate vicinanze dell’area boschiva denominata “Macchia di Anagni”. Per le associazioni si tratta di una scelta insensata. I rischi nei processi che coinvolgono queste sostanze sono sia chimici che fisici, i primi in termini di tossicità e corrosività degli intermedi, dei composti stessi e dei sottoprodotti che possono derivarne dalla degradazione; i secondi per sensibilità di esplosivi e propellenti agli urti e al calore. La mobilitazione contro l’industria bellica continuerà anche il 19 aprile con un ulteriore presidio convocato questa volta dal movimento No Kings e da Stop ReArmEurope.

“Nonostante il trambusto amministrativo che il SIN Bacino del Fiume Sacco ha subìto nel corso di questi anni – dichiarano le associazioni – l’area non solo non è stata bonificata ma anzi, periodicamente, si verificano nuove emergenze ambientali che riguardano il fiume compromettendone ancor di più lo stato. La crisi che ha colpito la Valle del Sacco ha inoltre indebolito il tessuto sociale del territorio e in questi anni l’inquinamento prodotto ha avuto anche effetti sulla salute delle persone. Peraltro, nella città capoluogo della Ciociaria, così come la vicina Ceccano, anche a causa di una configurazione geomorfologica sfavorevole, si registrano tra le più elevate concentrazioni di polveri sottili nell’aria, aggravando così la situazione di precarietà della qualità ambientale complessiva dell’intera area. Per questo con la nostra campagna “Ecogiustizia Subito” chiediamo che nella Valle del Sacco si volti al più presto pagina, facendo ripartire le bonifiche, ascoltando i territori, le comunità locali, le associazioni e i comitati nati in questa area e abbandonando la strada dell’industria bellica per svoltare verso produzioni utili alla transizione ecologica della Regione e del Paese”.

Giunta alla seconda edizione, la campagna “Ecogiustizia Subito” sta facendo tappa da due anni nei luoghi simbolo delle mancate bonifiche dell’Italia inquinata e ancora in attesa di bonifiche per chiedere giustizia ambientale e sociale. Quella nel Lazio è la quinta tappa dopo quelle di Piombino (Toscana), Tito (Basilicata), Sulcis-Iglesiente-Guspinese (Sardegna), Terni-Papigno (Umbria).

Il punto sul SIN: Con i suoi 87 km di lunghezza, il fiume Sacco attraversa diversi comuni del Lazio centrale della provincia di Roma e Frosinone, sgorgando dai Monti Prenestini e confluendo nel fiume Liri come affluente di destra, per proseguire il suo percorso nel Fiume Garigliano, per sfociare infine nel mar Tirreno. Nel corso degli anni ha subito una forte contaminazione a causa dello sviluppo di numerose attività industriali insediatesi lungo la sua vallata.  Nel 2005 – a seguito della morte di 25 mucche nei terreni dell’area di Gavignano (RM), contaminazione riconducibile, secondo le ipotesi accusatorie, agli sversamenti e interramenti effettuati per decenni dalla produzione di lindano della Caffaro – il bacino del Fiume Sacco è stato inserito nella lista dei SIN. Conta un perimetro di 60 km lungo il fiume e in cui sono compresi 19 comuni (Anagni, Arce, Artena, Castro dei Volsci, Ceccano, Ceprano, Colleferro, Falvaterra, Ferentino, Frosinone, Gavignano, Morolo, Paliano, Pastena, Patrica, Pofi, Segni, Sgurgola, Supino). I dati dello studio Sentieri dell’Istituto Superiore di Sanità rilevano un’elevata incidenza di malattie e mortalità dovute all’esposizione dei lavoratori dell’area industriale e per via alimentare, di pesticidi organo-clorurati, da parte di chi risiedeva lungo il fiume. Nel 2013 il SIN viene “Declassato” a Sito di Interesse Regionale (SIR) con un Decreto del Ministero dell’ambiente del 11/01/2013, che recepiva i mutati criteri di individuazione dei SIN stabiliti nel 2012. A seguito della sentenza del TAR del Lazio n. 7586/2014 del 17.07.2014, è ritornato ad essere inserito nell’anagrafe dei SIN, anche se sono stati esclusi i comuni più gravati dalle contaminazioni. Nel 2017 sono state approvate le Linee guida sulle procedure per la bonifica del sito; mentre nel 2019 è stato approvato l’Accordo di Programma per la “realizzazione degli interventi di MIS e bonifica del SIN”, con un finanziamento di 53,6 mln di euro; nel 2021 tale accordo viene modificato, alcuni interventi vengono rimodulati e vengono aggiunti ulteriori fondi.

La collina dei rifiuti: Nella Valle del Sacco il sito che desta maggiore preoccupazione è quello di via Le Lame, nell’area industriale di Frosinone, non lontano dalle sponde del fiume Sacco. Si tratta di una collina composta da 650.000 m3 di rifiuti di ogni tipo conferiti senza alcun trattamento e che occupa un’area di 37.500 m2. Ancora a distanza di diversi anni dalla chiusura, l’ARPA ha rilevato nel sito pericolosi livelli di arsenico, piombo, nickel e altre sostanze tossiche, mentre gli insufficienti interventi di messa in sicurezza non hanno impedito che il percolato raggiungesse la falda acquifera sottostante contaminandola con l’apporto di metalli pesanti tanto da rendere le acque sotterranee inutilizzabili per l’uso irriguo.

Focus inchieste e procedimenti giudiziari: sono quattro i filoni avviati in questi anni sulla Valle del Sacco: il filone “Caffaro” (disastro ambientale principale) processo in cui vengono contestati disastro ambientale colposo (artt. 434 e 449 c.p.), avvelenamento di sostanze alimentari (art. 439 c.p.) e omessa bonifica. Il procedimento si concluse nel luglio 2020 con la condanna a 2 anni (pena sospesa) dell’ex direttore della Caffaro, mentre per gli altri imputati intervengono assoluzioni o prescrizioni; al 2026 i reati penali risultano prescritti, ma resta confermata la responsabilità civile utile all’avvio delle azioni risarcitorie promosse da Legambiente;  2) il filone “Marangoni Tyre”, con un’inchiesta risalente al 2013 (fascicolo 1040/2013) in cui viene contestato anche il disastro ambientale e che al 2026 non risulta definito in sede di processo di primo grado; 3) il filone “Marangoni Tyre” (Polvere nera – Anagni) relativo alle emissioni di polveri nere provenienti dallo stabilimento di Anagni e all’ipotesi di conseguenti patologie riscontrate tra popolazione e lavoratori, nel quale il rinvio a giudizio per disastro ambientale e omicidio colposo è avvenuto solo a fine 2020, con il processo ancora in fase istruttoria; 4) il filone “Schiume Chimiche” (Inquinamento fluviale 2018-2020), avviato dopo gli sversamenti di tensioattivi che tra il 2018 e il 2020 hanno provocato la formazione di grandi cumuli di schiuma bianca lungo il fiume Sacco, in corso presso il Tribunale di Frosinone.

Foto di repertorio

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