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Giovedì 16 Aprile 2026 12:04

Nuovo affondo del presidente Usa su Meloni: «È stata negativa»



Le parole in un'intervista a Fox: «Chiunque abbia rifiutato il proprio aiuto nella gestione della situazione con l'Iran, con quel Paese non abbiamo più lo stesso rapporto». La premier intanto ha ricevuto a Palazzo Chigi il presidente ucraino Zelensky

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«È stata negativa». Per il secondo giorno consecutivo ieri, 15 aprile, il presidente Usa Donald Trump ha attaccato la premier italiana Giorgia Meloni. Intervistato da Fox, ha affermato: «Chiunque abbia rifiutato il proprio aiuto nella gestione della situazione con l’Iran, con quel Paese non abbiamo più lo stesso rapporto. Giusto per vostra informazione: l’Italia riceve grandi quantità di petrolio dallo Stretto».

Nessuna risposta diretta da parte della presidente del Consiglio, che nella stessa giornata ha ricevuto a Palazzo Chigi il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. «In questi 4 anni la posizione dell’Europa e dell’Italia è stata sempre la stessa al fianco di Kiev, del suo popolo e delle sue istituzioni – ha ricordato -. Non è solo un dovere morale ma una necessità strategica: è in gioco anche la sicurezza dell’Europa». Ha assicurato quindi l’impegno dell’Italia per «arrivare a soluzioni condivise, che tutelino la sovranità di Kiev e che assicurino la solidità dell’alleanza euro atlantica perché un Occidente diviso, un’Europa spaccata sarebbero l’unico vero regalo che potremmo fare a Mosca».

Nelle parole di Meloni, «l’instabilità sta diventando pian piano la nostra nuova normalità. Uno scenario che disorienta, che può spaventare. Ma è soprattutto in momenti come questi che l’amicizia fra popoli fratelli, che si sono dati una mano nei momenti più difficili della propria storia, fa la differenza». Sulla stessa linea anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che al leader ucraino ha confermato «il grande sostegno, la vicinanza piena dell’Italia al suo Paese, a quanto sta facendo con grande resistenza e grande eroismo». Un sostegno che la premier ha reso concreto attraverso un impegno condiviso di rafforzare la cooperazione in materia di difesa.

Per quanto riguarda l’Iran invece, Reuters informa dell’arrivo a Teheran di importanti mediatori pakistani per discutere riguardo a un possibile accordo prima della scadenza del cessate il fuoco, il 21 aprile. Ottimismo nelle parole della portavoce della Casa Bianca Karoline Leavit: «Siamo fiduciosi sulle prospettive di un accordo». Anche se gli Stati Uniti negano che si stia lavorano a un’estensione del cessate il fuoco di due settimane per dare alla diplomazia una chance di successo. Il presidente Usa infatti ha deciso di inviare altri 10mila soldati nell’area, per aumentare ancora di più la pressione sull’Iran e spingerlo verso un’intesa in tempi stretti. Un nuovo round di colloqui potrebbe tenersi la prossima settimana. Stando alle fonti iraniane citate da Reuters, nell’ambito dei colloqui in corso intanto l’Iran proporrebbe alle navi di passare liberamente attraverso il lato omanita dello Stretto di Hormuz senza rischio di attacchi.

Sul fronte Israele – Libano, infine, i colloqui tra i leader dei due Paesi per un cessate il fuoco sono in programma per oggi, 16 aprile. «Mentre continuiamo a colpire Hezbollah, stiamo conducendo negoziati con il Libano – è il commento del premier israeliano Benjamin Netanyahu -, negoziati non si svolgevano da 40 anni e passa e si stanno svolgendo ora perché siamo forti e sono i Paesi che si rivolgono a noi, non solo il Libano. Nei negoziati con il Libano abbiamo due obiettivi principali: lo smantellamento di Hezbollah e una pace duratura. Pace attraverso la forza».

16 aprile 2026

 

 

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