Giovedì 16 Aprile 2026 09:04
Generazione Z all’università, tra social e polarizzazione


Giovani creativi e veloci ma prigionieri di una realtà frammentata: una ricerca presentata in una sede di Sant'Egidio. L'influsso della secolarizzazione. Preoccupa la crescita dell'antisemitismo
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Veloci, produttivi e creativi, orgogliosi di essere italiani, ma anche polarizzati e prigionieri di una realtà frammentata. È il ritratto degli universitari della “Generazione Z” (1997-2012) contenuto nel libro dei docenti Asher Colombo, Giampiero Della Zuanna e Manuela Scioni “La Generazione-Z all’università”, presentato ieri, 15 aprile, nella Sala Benedetto del San Gallicano. Una delle sedi della Comunità di Sant’Egidio. «Volevamo presentarlo qui perché Sant’Egidio è una delle poche realtà che ancora riescono a unire le generazioni», ha affermato Della Zuanna, docente di demografia. L’indagine rivela infatti che diminuisce sempre di più la possibilità di un confronto intergenerazionale e di idee. Così infatti funzionano i social network, dove si formano i ragazzi, ha osservato Ariela Piattelli, direttrice di Shalom, tra i relatori.
È il fenomeno delle “echo-chamber”, per cui i social mostrano contenuti che confermano le opinioni degli utenti. E questo non crea dibattito o contraddittorio ma opinioni polarizzate e mancanza di empatia, ha sottolineato Mario Giro, ex-viceministro degli Esteri, moderatore dell’evento. Un aspetto che preoccupa gli autori dello studio, soprattutto in relazione alla crescita dell’antisemitismo negli universitari della Gen-Z. Un atteggiamento che paradossalmente va di pari passo con una forte propensione dei giovani per una società aperta e per l’impegno politico. Come ha sottolineato infatti Riccardo Di Segni, rabbino capo della Comunità ebraica di Roma, il recente referendum ha mostrato il peso del voto dei più giovani, risultati decisivi. Tuttavia, nonostante ciò, sono spesso inascoltati. «C’è bisogno di un messaggio da consegnare, ma siamo sicuri che quello della generazione post-1945, “mai più la guerra”, sia stato tramandato?», si è chiesto Giro. Perché, gli ha fatto eco lo storico Andrea Riccardi, fondatore di Sant’Egidio, «gli adulti di oggi hanno trasmesso invece ai loro figli l’angoscia del lavoro e l’incertezza del mondo in cui si abiterà, che determinano paure e insicurezze. E nell’eccessiva complessità e nell’infodemia è naturale rifugiarsi negli slogan, nei luoghi comuni e nell’identificazione di un nemico».
Ma se tutto è immediato, accessibile e virtuale, non c’è rapporto con l’interiorità e l’imperscrutabile. E infatti – è la tesi degli autori – la Gen-Z è una generazione secolarizzata. Tuttavia, se gli studenti universitari vanno meno a Messa, si sentono invece orgogliosi di essere italiani: un’appartenenza fatta soprattutto di comunanza linguistica. Credono nell’idea che occorra cambiare le barriere che delimitano la cittadinanza italiana, allargandola anche ai “nuovi italiani”, cittadini di seconda generazione che parlano l’italiano come prima lingua.
I nuovi universitari italiani, nelle parole conclusive di Riccardi, appartengono a una generazione che marca la sua differenza, ma è più piccola e più guardinga rispetto a un mondo di adulti. La Gen-Z ha quindi davanti a sé una serie di sfide importanti, che richiedono senso critico, spesso indebolito dai social. E pertanto, questo va cercato nei libri. «Lo studio ha infatti evidenziato – è la conclusione di Colombo, docente di sociologia – una forte differenza in termini di polarizzazione tra chi aveva letto almeno un libro non scolastico nei 12 mesi precedenti alla rilevazione». Allora, secondo Giro, giovani e adulti possono avanzare insieme, come l’anziano che nella Bibbia spiega a Samuele il significato della sua vocazione.
16 aprile 2026
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