Giovedì 16 Aprile 2026 16:04
La bellezza (non) è un fatto neutro
L’affermazione di Jenny Saville, una delle pittrici contemporanee più importanti e riconoscibili , tocca finalmente un punto scomodo. Il suo ragionamento si sofferma sulla bellezza in quanto fatto non neutro e figliol prodigo di una costruzione culturale fondata dalla notte dei tempi sullo sguardo maschile.Per secoli il corpo femminile è stato filtrato utilizzando criteri che […]
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L’affermazione di Jenny Saville, una delle pittrici contemporanee più importanti e riconoscibili , tocca finalmente un punto scomodo. Il suo ragionamento si sofferma sulla bellezza in quanto fatto non neutro e figliol prodigo di una costruzione culturale fondata dalla notte dei tempi sullo sguardo maschile.
Per secoli il corpo femminile è stato filtrato utilizzando criteri che non nascevano dalle donne, ma da chi le osservava. Tante le forze in gioco per consolidare il modello dominante. Molti i mondi sfiorati o inglobati nell’immagine di ciò che può confermare la bellezza oppure il suo contrario. La pittura, il cinema, la moda, la pubblicità, pur non essendo parte di un complotto aderiscono ad un’abitudine che storicamente si è consolidata. Il risultato è evidente. Il bello, o la sua (dis)percezione, spesso coincide con ciò che è stato più esposto, più ripetuto, più accettato socialmente. In tal senso, Saville non nega la bellezza, la difende e ne sposta il punto. Crea pionieristicamente nuove fratture, tenta attraverso le sue opere di rompere l’uniformità, toglie aria e significato all’universale ed esalta il plurale, il mutevole. Accetta le contraddizioni di un volto, di un corpo e poi spazza via attraverso la sua arte l’imposto. Racconta di una bellezza che non è il vero problema e si focalizza su chi e cosa la definiscono.
Questo passaggio è cruciale. Non si limita a cambiare le parole, viola le immagini, il percepito, l’incamerato. C’è in questa artista straordinaria la vera discontinuità. Moltiplica il modello dominante e lo deforma, fino a renderlo instabile, precario. È il tentativo contemporaneo di togliere il monopolio dell’immagine. Non si affanna a sostituire con il suo sguardo lo sguardo di un altro, prova a fargli perdere rigidità, credibilità, restituendo la libertà alla bellezza, ma anche a chi la vive, a chi la osserva.
Per secoli il corpo femminile è stato filtrato utilizzando criteri che non nascevano dalle donne, ma da chi le osservava. Tante le forze in gioco per consolidare il modello dominante. Molti i mondi sfiorati o inglobati nell’immagine di ciò che può confermare la bellezza oppure il suo contrario. La pittura, il cinema, la moda, la pubblicità, pur non essendo parte di un complotto aderiscono ad un’abitudine che storicamente si è consolidata. Il risultato è evidente. Il bello, o la sua (dis)percezione, spesso coincide con ciò che è stato più esposto, più ripetuto, più accettato socialmente. In tal senso, Saville non nega la bellezza, la difende e ne sposta il punto. Crea pionieristicamente nuove fratture, tenta attraverso le sue opere di rompere l’uniformità, toglie aria e significato all’universale ed esalta il plurale, il mutevole. Accetta le contraddizioni di un volto, di un corpo e poi spazza via attraverso la sua arte l’imposto. Racconta di una bellezza che non è il vero problema e si focalizza su chi e cosa la definiscono.
Questo passaggio è cruciale. Non si limita a cambiare le parole, viola le immagini, il percepito, l’incamerato. C’è in questa artista straordinaria la vera discontinuità. Moltiplica il modello dominante e lo deforma, fino a renderlo instabile, precario. È il tentativo contemporaneo di togliere il monopolio dell’immagine. Non si affanna a sostituire con il suo sguardo lo sguardo di un altro, prova a fargli perdere rigidità, credibilità, restituendo la libertà alla bellezza, ma anche a chi la vive, a chi la osserva.
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