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Venerdì 17 Aprile 2026 09:04

Gabriele, 18 anni, Alfiere della Repubblica cresciuto tra Scout e Croce Rossa



Riceverà l'attestato d'onore dal presidente della Repubblica Mattarella il prossimo 7 maggio, al Quirinale. «Questo riconoscimento non è mio ma di tutti quanti. Sento di riceverlo insieme a tanti altri giovani che come me fanno volontariato»

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È tra le pieghe del suo entusiastico racconto che si annida il cuore delle parole di Gabriele Galal, uno dei 28 giovani a cui il prossimo 7 maggio il presidente della Repubblica Sergio Mattarella conferirà l’attestato d’onore di Alfiere della Repubblica. «Ci tengo che sia chiaro soprattutto il mio sentimento di gratitudine per i miei genitori, perché tutto è partito da loro, per mia nonna e per mia sorella e poi per tutte quelle persone che mi hanno formato e fatto crescere negli Scout e nella Croce rossa». È proprio per la capacità di sensibilizzare i coetanei sull’importanza della condivisione e del volontariato, promuovendo azioni solidali verso chi si trova in difficoltà, che Gabriele riceverà il suo attestato.

Romano, 18 anni, studente e rappresentante d’istituto del liceo economico- sociale Machiavelli, Gabriele abita a Tor Bella Monaca e appartiene alla parrocchia di Santa Rita da Cascia. Con piglio deciso e maturo parla di sé sempre e solo in relazione agli altri, tanto da sottolineare con forza che «questo riconoscimento non è mio ma di tutti quanti» perché «sento davvero di riceverlo insieme a tanti altri giovani che come me fanno volontariato: sono sinceramente convinto di non avere fatto nulla di speciale». Semplicemente, aggiunge, «per me è stata una fortuna poter avere l’opportunità di andare verso l’altro e vorrei che tutti potessero averla perché può essere una vera occasione di riscatto».

Pensa in particolare ai giovani «del mio territorio di Tor Bella Monaca dove con gli educatori della parrocchia proponiamo anche nelle scuole corsi sul riciclo o di prevenzione per le malattie sessualmente trasmissibili, così come l’esperienza della donazione del sangue», spiega. Ma pensa anche ai bambini per i quali cura e organizza in parrocchia «da 2,3 anni il centro estivo: una bellissima occasione per vivere il senso di comunità e di condivisione». Stare con i bambini lo «gratifica molto», racconta, forse perché quando lui era bambino, a 8 anni, «ho avuto come tanti altri un po’ di problemi di relazione» e allora la mamma si interessò per farlo inserire nel gruppo Scout della sua zona, «per aiutarmi ad aprirmi con gli altri».

Affacciandosi per la prima volta «a questa realtà,  che mi appassionava e mi incuriosiva – ricorda -, da subito mi sono sentito coinvolto». In particolare, Gabriele ha svolto il suo percorso da lupetto a rover nel gruppo Roma3 della Federazione Scout d’Europa. È grazie al percorso formativo ed educativo degli Scout che matura negli anni «la mia vita di fede, alla luce di quelle domande sulla religione e sul fine ultimo», anche incontrando e approfondendo «la vita di figure quali san Francesco e il suo speciale rapporto con la natura o san Paolo e il tema della strada e dell’annuncio, fino al giovane santo Carlo Acutis, che ha sperimentato in modo forte l’esperienza di fede», sono ancora le parole di Gabriele.

È sempre grazie agli Scout – «esperienza fondamentale per me per arrivare a questo riconoscimento perché mi ha fatto crescere come cristiano, come cittadino e come uomo» – che a 14 anni vive «la mia prima esperienza di volontariato con la Croce rossa italiana». Forte l’impatto emotivo in «una delle prime attività per l’emergenza freddo, con la distribuzione di pasti caldi alla stazione Termini – ricorda -. Di fronte a situazioni così complesse di vulnerabilità, anche di persone molto giovani, mi sono sentito forte dei miei valori e dei miei principi, tanto da mettere da parte i miei timori, volendo diventare importante per loro in quel momento, per essere la spalla su cui potessero appoggiarsi».

Il desiderio di essere «utile agli altri» fa parte anche del sogno professionale di Gabriele, che dopo l’esame di maturità intende iscriversi alla facoltà di Giurisprudenza, alla Sapienza, ambendo poi ad entrare nelle forze dell’ordine. Per ora guarda al traguardo più vicino del 7 maggio, quando nella mattinata sarà al Quirinale non solo per ricevere il proprio riconoscimento ma anche e soprattutto «per poter incontrare gli altri ragazzi che riceveranno l’attestato, per stare finalmente insieme e conoscerci e conoscere le loro storie». Quelle storie che sono scritte tra le pieghe di una vita, come la sua, vissuta con normalità e nell’ordinarietà.

17 aprile 2026

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