Sabato 18 Aprile 2026 12:04
Reina ai diaconi permanenti: vivere «la logica capovolta di Gesù»


La Messa con le ordinazioni nella basilica di San Giovanni in Laterano. A presentare la richiesta, il vescovo Di Tolve. «I diaconi ci sono dove sono i poveri, in vista dei poveri e per i poveri. E la povertà non è solo materiale, è anche fame di pace»
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Vivere «la logica capovolta di Gesù» che prevede «la disponibilità a essere l’ultimo, colui che sta ai margini, che dona la vita senza che ciò faccia rumore». Questo quanto il cardinale vicario Baldo Reina ha auspicato per «ogni cristiano» e per ciascuno dei 7 nuovi diaconi permanenti della diocesi, da lui ordinati questa mattina, 18 aprile, nella basilica di San Giovanni in Laterano. Tra in concelebranti, il vescovo ausiliare Michele Di Tolve, che ha presentato al porporato la richiesta di ordinazione per Attilio Marco Altamura, Alfredo Arolchi, Roberto Carletti, Mauro Chialastri, Salvatore Cottu, Giuliano Ferraro, Igino Travaglini.
«Immagino le parole pronunciate da Gesù nel Vangelo di oggi come una supplica a non adeguarsi a questo mondo – ha detto Reina, riprendendo il brano di Matteo in cui il Signore invita all’umiltà e a essere ultimi e servi, non desiderosi di primati come è talvolta per i governanti -. Ci sono nel mondo esterno e anche nella Chiesa, a volte, coloro che cercano visibilità ma per comprendere il ministero ordinato bisogna andare contro la mentalità corrente e seguire la logica di Gesù». Secondo questo «modello», ha continuato il vicario del Papa per la diocesi di Roma, «il diacono è colui che sta a servizio dei poveri, andandoli a cercare, non limitandosi ad accogliere quelli che arrivano da noi», esprimendo così «concretamente la prossimità della Chiesa». Infatti, ha proseguito Reina, «è bello pensare al diacono come segno di sintesi e di comunione tra quello che c’è all’interno delle nostre comunità parrocchiali e ciò che c’è all’esterno» laddove egli è «segno di attenzione per gli esclusi, i lontani, gli emarginati e i più poveri».
Richiamando poi la prima lettura che «per una bella coincidenza ci offre nella liturgia odierna l’ordinazione dei primi diaconi, proprio 7 quanti ne vengono ordinati oggi», il cardinale ha messo in luce «lo specifico del diacono», ovvero di colui che fin dall’origine di questo ministero «è chiamato a servire la mensa e non solo quella eucaristica», ha chiarito, ma «quella dei poveri», a dire proprio che «i diaconi ci sono dove sono i poveri, in vista dei poveri e per i poveri, esprimendo in maniera visibile l’interesse per loro della Chiesa».
Di seguito, Reina ha riflettuto su come «la povertà non è solo quella materiale ma anche quella relazionale», pensando in particolare «alla solitudine, a chi ha perso la speranza, alle diverse forme di malattia e perfino a chi ha fame di pace, non solo in quelle parti del mondo dove ci sono le guerre ma anche nella nostra città», sono ancora le parole del porporato, che ha ripreso in tal senso il monito dei giorni scorsi del Papa nei suoi messaggi diffusi d8 aprile 2026urante la visita nel continente africano. Da ultimo, la sottolineatura ripresa dalla seconda lettura, con l’invito di san Paolo «a sperimentare, ciascuno secondo il proprio carisma, la comunione», con i diaconi che «diventano elemento di sintesi all’interno della comunità».
Dopo l’omelia, l’invocazione ai santi e la richiesta di perdono hanno preceduto il momento dell’ordinazione, con l’imposizione delle mani sui candidati e la preghiera consacratoria, con la promessa di filiale rispetto e obbedienza nei confronti del Papa. Quindi il rito della vestizione e la consegna del Vangelo a ciascun nuovo diacono. Si sono definiti «sereni nell’affidamento al discernimento della Chiesa e al Signore» Roberto Carletti e Salvatore Cottu, 2 dei nuovi ordinati. Il primo, sposato con Pamela e padre di Miriam e Giacomo, racconta che «a intuire questa vocazione è stato il mio parroco» e che ora questa «dimensione dell’apertura missionaria è il frutto di un discernimento personale condiviso anche con mia moglie», vissuto nella «certezza che il Signore non ti abbandona in questo “per sempre”». Da parte sua, Cottu, architetto e anche lui marito e padre, parla di «stati d’animo contrastanti» perché vi è «quel timor di Dio che è fatto del sentirsi inappropriati» ma anche «la tranquillità per il cammino compiuto con e nella Chiesa».
18 aprile 2026
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