Sabato 18 Aprile 2026 19:04
I rischi dell’espianto degli alberi per i lavori della Metro C
di Paola Loche Roma è una città che vive su più livelli: quello millenario della
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scultura Humanitas di Andrea Roggi (foto ambm 25 7 25)
di
Paola Loche
Roma è una città che vive su più livelli: quello millenario della storia archeologica e quello vitale del suo immenso patrimonio arboreo. Con l’avanzamento dei cantieri della Metro C, in particolare nelle aree centrali e storiche, il conflitto tra mobilità sostenibile e tutela del verde è tornato al centro del dibattito pubblico.
Al centro della contesa c’è una pratica tanto necessaria quanto rischiosa: l’espianto e il successivo reimpianto di alberi maturi. Ma cosa accade davvero a un albero quando viene rimosso dal suo habitat per far posto a una stazione?
Il primo errore, forse il più grave, è logistico e culturale: pensare che spostare un albero di 50 anni sia come traslocare un lampione o una panchina.
Un esemplare maturo è un sistema complesso. Sotto terra, le sue radici non sono semplici ancoraggi, ma una rete neurale in simbiosi con il suolo, i funghi e i microrganismi locali. Estrarre un albero significa spezzare questo equilibrio vitale. Quando si procede all’espianto, i rischi principali sono:
- Recisione delle radici: Per rendere l’albero trasportabile, viene recisa la maggior parte delle radici periferiche. Sono proprio queste, però, a nutrire la pianta. È come pretendere che un atleta corra una maratona dopo un intervento chirurgico alle gambe.
- Shock da Trapianto: L’albero si ritrova improvvisamente in un mondo nuovo. Diversa esposizione solare, diverso drenaggio, diverso terreno. Questo “stress da trasloco” può paralizzare le funzioni vitali della pianta.
- Crollo delle Difese: Un albero stressato è un albero indifeso. Funghi e parassiti, che in condizioni normali verrebbero respinti, trovano una porta aperta per sferrare l’attacco fatale.
Nonostante l’adozione di rigorosi protocolli agronomici nella gestione del verde di cantiere, le evidenze statistiche continuano a mostrare risultati poco incoraggianti. Il reimpianto spesso avviene in zone distanti da quelle originali, alterando il microclima dei quartieri che perdono il “polmone verde” originale.
Inoltre, la sfida a Roma è doppia: il sottosuolo è un groviglio di reperti archeologici e sottoservizi. Trovare un sito di reimpianto che offra spazio sufficiente alle radici è spesso un’impresa impossibile, trasformando il trapianto in un abbattimento differito nel tempo.
Spesso i comunicati stampa rassicurano parlando di “compensazione ambientale”: per ogni albero rimosso, ne piantiamo di nuovi. Matematicamente torna, ecologicamente no.
Sostituire un albero maturo con dieci piccoli alberelli è come pretendere che dieci neonati compiano lo stesso lavoro di un adulto esperto. Il servizio ecosistemico (ombra, abbattimento della CO2, assorbimento degli inquinanti, mitigazione termica) offerto da una chioma matura è incommensurabile rispetto a esemplari giovani che impiegheranno decenni per diventare efficaci.
È possibile costruire una metropolitana senza condannare a morte il verde cittadino? La soluzione risiede in tre pilastri fondamentali:
- Pianificazione Predittiva: Coinvolgere gli esperti botanici sin dalla fase di progettazione del tracciato per evitare lo spostamento di esemplari maturi e paesaggisticamente importanti.
- Tecniche Avanzate: L’uso di tecnologie come l’escavazione pneumatica per preservare il più possibile l’apparato radicale.
- Monitoraggio Post-Trapianto: Un albero spostato ha bisogno di cure intensive (irrigazione costante, concimazione specifica) per almeno 3-5 anni. Senza questo “reparto di terapia intensiva”, il reimpianto è destinato a fallire
La Metro C è un’opera indispensabile per ridurre il traffico e l’inquinamento a lungo termine. Tuttavia, la sfida per Roma è dimostrare che il progresso infrastrutturale non debba necessariamente avvenire a scapito della sua memoria vegetale.
Un albero che muore a causa di una gestione approssimativa non è solo un danno estetico, ma una mutilazione dei servizi ecosistemici della città. Tale perdita risulta insostenibile a fronte della crescente vulnerabilità climatica e ambientale del tessuto urbano.
Paola Loche
Per osservazioni e precisazioni scrivere a : laboratoriocarteinregola@gmail.com
18 aprile 2026
