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Domenica 19 Aprile 2026 00:04

Papa Francesco e la scelta di puntare sulla “gioia del Vangelo”



A un anno dalla morte del pontefice argentino, il ricordo del suo magistero e l'apertura alle domande di senso degli uomini e delle donne di oggi. L'idea di una Chiesa che non poteva “giocare in difesa” ma non poteva che stare in uscita

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Il giorno del funerale di Papa Francesco (26 aprile 2025) è coinciso con il Giubileo dei ragazzi e degli adolescenti. Diverse centinaia di migliaia di giovanissimi avevano da giorni invaso Roma con canti, feste e momenti di preghiera che rendevano visibile e contagiosa quella che potremmo definire la “primavera della cristianità”. Ebbene proprio in quei giorni la Chiesa viveva un momento di profonda tristezza per la morte del pontefice che per dodici anni aveva guidato la barca di Pietro (2013-2025) in mezzo a tempeste burrascose e dentro un “cambiamento d’epoca” di difficile interpretazione.

giubileo degli adolescenti, san pietro, 27 aprile 2025
Il Giubileo degli adolescenti in piazza San Pietro, il 27 aprile 2025 (foto: diocesi di Roma/Gennari)
Il Giubileo dei ragazzi, forse più di ogni discorso, potrebbe aiutarci a “leggere” il magistero di Francesco proprio nella linea di una primavera, di un tempo di semina coraggiosa per raccogliere i frutti di un rinnovamento atteso. Il Papa scelto «quasi dalla fine del mondo» si inseriva nella scia del suo predecessore che con pazienza e coraggio aveva governato la Chiesa in un tempo segnato da scandali e da ferite profonde. Raccogliendo l’esperienza di pastore, Papa Bergoglio pensò bene di puntare sulla forza disarmante del Vangelo, anzi, della gioia del Vangelo. Il testo di Evangelii Gaudium rimarrà il faro di tutto il suo pontificato e segnerà le stagioni dell’accoglienza entusiasta di tanti e quelle faticose delle resistenze.


“La gioia del Vangelo” poteva risuonare come un’espressione ridondante; ma il Vangelo non è, per sua definizione, “buona notizia”? Eppure quel Tesoro che la Chiesa da due millenni teneva tra le mani e annunciava forse per molti credenti non corrispondeva più a un’occasione concreta di gioia, a una proposta di vita buona, a una forza dirompente. Papa Francesco ha inteso rimettere il Vangelo al centro della vita della Chiesa e della storia degli uomini e delle donne di questo tempo, consapevole che le parole del Maestro hanno ancora molto da dire. La gioia del Vangelo per affrontare i temi scottanti di questo tempo. Tre su tutti: i giovani, la famiglia, il creato. Sfide immense che talvolta scoraggiano e sulle quali si aveva l’impressione che la Chiesa fosse rimasta indietro, come se non avesse più nulla da dire.


Nella foto, un momento della celebrazione penitenziale nel Giubileo dei ragazzi del 2016
Francesco ha valorizzato la Tradizione e il Magistero per aprirsi alle domande di senso degli uomini e delle donne di oggi, alle loro ferite, alle fughe da tutto, anche dalla Chiesa. Ha compreso che la Chiesa non poteva “giocare in difesa” arroccandosi dietro posizioni di forza ritenute da molti distanti ma doveva porsi in ascolto e in uscita. Anzi, proprio perché in ascolto – di Dio e degli uomini – non poteva che stare in uscita, come il pastore della parabola evangelica che va alla ricerca della pecora che si è perduta. La gioia del Vangelo porta con se i caratteri della misericordia perché permette a tutti di assaporare l’amore infinito di un Padre che non si stanca di perdonare (dal Giubileo della misericordia alla Dilexi te). E tutto questo Papa Francesco ci ha chiesto di farlo insieme, con uno stile sinodale, con una comunione che appare il vero antidoto all’egoismo malato che questo tempo ci sta facendo conoscere.


Giovani in piazza San Pietro al funerale di Papa Francesco (foto: Siciliani – Gennari/Sir)
Il pontefice argentino amava ripetere che non è importante occupare spazi ma avviare processi. Penso che di processi ne abbia avviati parecchi. Papa Leone nell’ultimo Concistoro ha chiesto ai cardinali di continuare a riflettere su Evangelii Gaudium. La primavera avviata da Francesco fa sentire il suo profumo. Troppo presto per raccogliere i frutti. Gli scatti del funerale del Papa argentino in una piazza gremita di ragazzi rimarranno nella storia, così come il suo tentativo di far sentire la primavera del Vangelo dentro e fuori dalla Chiesa.

19 aprile 2026

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