Domenica 19 Aprile 2026 08:04
Le comunità etniche di Roma in pellegrinaggio al Divino Amore con il cardinale Reina


L'arrivo al santuario mariano poco prima delle 5, rispondendo alla chiamata del Papa alla preghiera per la pace. Il cardinale: «Nel buio della notte, gradualmente, come i discepoli di Emmaus, ci siamo aperti alla consolante verità che il Signore si è accostato e ha camminato con noi»
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È ancora buio quando, poco prima delle 5, arrivano al santuario di Castel di Leva ma c’è luce nelle parole, nelle strette di mano e nei sorrisi dei pellegrini che questa notte, 19 aprile, hanno camminato da piazza di Porta Capena, al Circo Massimo, fino al Divino Amore, guidati e accompagnati dal cardinale vicario Baldo Reina. «Anche se a tratti è stato faticoso, ne è valsa la pena», sono le parole di Ryan, della cappellania della comunità filippina a Roma, in sintonia con quelle di Yaralde ed Eduardo, suoi connazionali, che sottolineano come «man mano che ci si allontanava dalla città per arrivare qui, rispondendo alla chiamata del Papa per la pace, si sentiva anche una pace nel cuore».
Francoise ed Ester, congolesi, hanno desiderato prendere parte al pellegrinaggio delle comunità etniche “In preghiera per i popoli”, curato dall’Ufficio Migrantes diocesano, «nonostante le protesi alle gambe, perché era importante esserci»; anche Ibis e Robinson, della comunità latino-americana della parrocchia di Santa Maria Mediatrice, nel quartiere Aurelio, hanno sentito «la stanchezza, perché l’età avanza – dicono sorridendo -, però è bello ritrovarci insieme per pregare». Così per Jeslin, Joby e Josina, indiane del Kerala, ventenni, spinte a fare questa esperienza dai genitori «per chiedere la pace, perché abbiamo ancora tutti i nostri sogni da realizzare e per questo serve pregare». Preghiera e canti condivisi che «mi hanno fatta sentire bene, come accarezzata», ha detto con gratitudine suor Antoinette, originaria della Repubblica democratica del Congo.
All’inizio della celebrazione nel Nuovo Santuario, pure il cardinale Reina ha reso grazie «per questa bella esperienza davvero edificante, che ci ha fatto sperimentare cosa vuol dire essere un’unica famiglia», ringraziando i tanti partecipanti, le diverse cappellanie delle comunità etniche e l’Ufficio Migrantes del Vicariato che con il direttore don Pietro Guerini ha curato l’organizzazione del pellegrinaggio. Nella sua omelia, poi, il porporato ha assimilato «la distanza di poco più di 12 chilometri che separa Roma dal Divino Amore a quella di circa 11 chilometri compresa tra Gerusalemme ed Emmaus» perché, guardando al Vangelo della terza domenica di Pasqua, Reina ha notato come «anche noi, nel buio della notte, gradualmente, come i due discepoli ci siamo aperti alla consolante verità che il Signore si è accostato e ha camminato con noi. Si è fatto pellegrino con noi pellegrini».

(foto: diocesi di Roma//Gennari)
Oltre al buio fisico della notte, il cardinale ha parlato del «peso e del buio delle guerre disseminate in tutto il mondo», considerando come «proprio nei tratti in cui il buio era più fitto nel cammino», così come persiste nei territori interessati dai conflitti, «proprio allora con il canto e la preghiera abbiamo potuto sentire Gesù in mezzo a noi, che voleva raccontarci la storia della salvezza». Insieme, sono ancora le parole del porporato, «ci ha chiesto di raccontargli i pensieri e le preoccupazioni che portiamo nel cuore e noi lo abbiamo fatto: Lui si è messo in ascolto di noi e adesso, in modo particolare nell’Eucaristia, noi ci siamo messi in ascolto di Lui, della sua Parola che illumina e riscalda», riscoprendolo «presente nella storia, nella nostra storia, nella storia dei Paesi da cui proveniamo, vivo dentro le tante piaghe di questa umanità».
Infine, Reina ha richiamato l’invocazione dei discepoli di Emmaus e quel “Resta con noi” che equivale a «Sii Tu a guidare le sorti dell’umanità – ha detto -, specialmente quando ci sembra che tutto vada verso la rovina». Infine, l’invocazione a Maria, «che ci ha accompagnati per tutto il tragitto – ha concluso il vicario -. A Lei chiediamo l’intercessione affinché ritorni a regnare la pace in tutto il mondo».
Al termine della celebrazione, animata dai cori di varie etnie con ritmi e melodie originali, ha portato il suo saluto e il suo ringraziamento «immenso» don Pietro Guerini, che ha voluto dire «grazie a quanti si sono adoperati per la buona riuscita del pellegrinaggio: dal Comune alla polizia municipale, dalla Protezione civile a tutti i volontari. Infine, Guerini ha constatato «la bellezza e l’importanza di esserci, insieme», anticipando un prossimo impegno che coinvolgerà le comunità etniche della diocesi l’8 maggio, nella parrocchia del Santissimo Redentore, «per la presentazione dei risultati di un questionario rivolto ai giovani alla presenza del nostro caro don Baldo», ha detto.
19 aprile 2026
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