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Lunedì 20 Aprile 2026 12:04

Gioco d’azzardo: a Roma è ancora record

ludopatia, gioco d'azzardo, slot machine
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Il giro d'affari continua a crescere: nel 2025 raggiunti quasi i 13 miliardi, vale a dire più di 3mila euro per abitante. I dati nelle Relazione del ministero dell'Economia. Trincia (Caritas Roma): «Non basta limitare l'offerta, occorre incidere sulla domanda»

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È inarrestabile l’affare del gioco d’azzardo a Roma, ogni anno un nuovo record. L’ultimo è quello relativo al 2025, anno nel quale la “raccolta” nella provincia è arrivata a 12 miliardi e 858 milioni. Sono i soldi finiti nelle slot, nelle scommesse, nei gratta&vinci, nelle lotterie e in tutte le altre modalità di azzardo. Nel 2024 erano stati 12 miliardi e 356 milioni. Dunque una crescita di più di mezzo miliardo. E 12 miliardi e 858 milioni vogliono dire più di 3mila euro per abitante, bambini compresi, ricordando che l’azzardo è vietato ai minori.

Un risultato che, purtroppo, conferma la classifica che da anni vede in testa Roma, staccando moltissimo le altre grandi città. Dopo la Capitale troviamo, infatti, Napoli con 11 miliardi e 489 milioni, Milano con 9 miliardi e 431 milioni. E molto più lontane Torino con 5 miliardi e 350 milioni, Palermo con 4 miliardi e 495 milioni, Salerno con 4 miliardi e 163 milioni, Bari 3 miliardi e 751 milioni, Catania 3 miliardi e 640 milioni. Numeri ufficiali, contenuti nella prima “Relazione sul settore dei giochi pubblici” finalmente inviata con forte ritardo dal ministero dell’Economia al Parlamento (doveva farlo entro il 31 dicembre sia del 2024 che del 2025). Ma solo dopo sollecitazioni presentate con interrogazioni parlamentari da parte di esponenti dell’opposizione, in particolare il deputato del Pd Stefano Vaccari, presidente dell’Intergruppo parlamentare per la sensibilizzazione sui rischi del gioco d’azzardo.

Un documento molto ricco di dati. Così troviamo anche le altre province laziali: Latina (2 miliardi e 81 milioni), Frosinone (1 miliardo e 410 milioni), Viterbo (730 milioni), Rieti (369 milioni). Numeri che fanno arrivare il Lazio a 17 miliardi e 449 milioni, più di 3mila euro ad abitante, terza dopo Lombardia e Campania. Andando a vedere le preferenze dei romani, scopriamo che al primo posto ci sono i cosiddetti giochi di abilità o skill games con 6 miliardi e 348 milioni; seguono le scommesse sportive con 1 miliardo e 706 milioni, la Vlt con 1 miliardo e 187 milioni, le lotterie istantanee, cioè i “Gratta&vinci”, con 1 miliardo e 100 milioni, la Awp, cioè le slot machine con 841 milioni, il Lotto con 497 milioni,  le scommesse virtuali con 367 milioni, il betting exchange con 359 milioni, il Bingo con 180 milioni, il Superenalotto 140 milioni.

Tutti dati in forte aumento e alcuni preoccupano molto, come quelli delle Vlt, le videolottery “macchinette” molto più pericolose delle slot machine, perché permettono “giocate” maggiori e più rapide e ripetitive, favorendo così l’azzardo patologico. In tutta l’Italia sono 55mila e il Lazio si trova al terzo posto dopo Lombardia e Campania, Lazio, Piemonte e Puglia. Ma nella regione cresce anche l’interesse per l’azzardo online. Lo dimostra il gran numero di “conti gioco” attivi. Si tratta dei conti intestati ai clienti aperti attraverso un concessionario di gioco autorizzato, necessari per l’azzardo online. Al 31 dicembre erano 17 milioni e 156mila, e su questi conti in tutto il 2025 sono state effettuate circa 338 milioni di operazioni di ricarica per un importo di circa 13,2 miliardi di euro. Le regioni con il maggior numero sono Campania (2.842.475, il 16,6%) e Lombardia (2.219.872, il 13%), seguite da Sicilia (1.936.684, il 11,34%) e Lazio (1.833.906, il 10,7%).

Molto netto il commento negativo di Giustino Trincia, direttore della Caritas diocesana e presidente della Fondazione antiusura Salus Populi romani. «I dati rendono solo in parte i drammi umani, economici e sociali che si celano dietro il mondo delle scommesse. Essi confermano la miopia e la crisi profonda di una politica che da troppi anni incentiva e specula, invece di prevenire e contrastare, l’illusione di decine di milioni di persone di affidarsi alla fortuna». Trincia ricorda come «i vescovi del Lazio pochi anni fa lanciarono un appello ai sindaci, agli amministratori pubblici, che ancora aspetta una risposta». Ma, denuncia anche «un grave ritardo nelle nostre comunità parrocchiali e religiose ad affrontare questa piaga del nostro tempo che affligge ogni età». Infatti, sottolinea, «non basta limitare l’offerta dell’azzardo, cosa pure indispensabile; urge una vasta mobilitazione educatrice per incidere sulla “domanda”, cioè sul perché ci si rifugia nella dipendenza da una trappola (non si tratta di un gioco!), invece di affrontare la domanda di senso della propria vita che sta nei cuori di ogni essere». Per questo, conclude, «pur sapendo che il Dio del bene e dell’amore avrà la meglio sul male e sulla morte, servono operai per iniziare a costruire il Regno già qui sulla terra».

Anche perché, come sottolinea l’associazione Libera, «l’aumento vertiginoso del gioco d’azzardo è l’indicatore di una deriva sociale che sta divorando intere comunità, impoverendo famiglie, ampliando le disuguaglianze e offrendo nuovi spazi di profitto alle organizzazioni criminali». Due conferme solo nelle ultime settimane. Il sequestro per 280mila euro, operato dalla Guardia di Finanza di Roma, nei confronti dei membri di un nucleo familiare titolari effettivi di un gruppo di società operanti nella gestione di sale slot nella zona est della Capitale, accusati di bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio. La confisca da parte della Polizia di beni per 5 milioni di euro a un gruppo di narcotrafficanti operante tra Roma e il litorale. Tra i beni confiscati, tre società operanti con sale scommesse, attività nella quale venivano riciclati i soldi della droga.

20 aprile 2026

 

 

 

 

 

 

 

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