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Martedì 21 Aprile 2026 09:04

L’Università Cattolica disegna il suo futuro, tra mondo, ricerca e identità



Lanciato il Piano triennale costruito con l'intera comunità universitaria: cinque pilastri per integrare i saperi, rafforzare la ricerca, innovare la didattica, crescere nell’internazionalizzazione. La rettrice Beccalli: «Vogliamo essere fra i primi 100 atenei d’Europa»

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Un Piano strategico frutto del lavoro e del confronto dell’intera comunità universitaria, studenti compresi, che mira a disegnare l’Università Cattolica del Sacro Cuore dei prossimi anni: un ateneo che vuole diventare “la migliore università per il mondo”, con un alto profilo internazionale, una didattica eccellente e una ricerca scientifica di alta qualità, rimanendo al servizio degli studenti, della società civile e della Chiesa. Con un obiettivo anche esplicito: posizionarsi fra i primi cento atenei in Europa secondo la classifica QS World University Rankings, una delle graduatorie universitarie internazionali più note e autorevoli.

«Abbiamo tutte le qualità per poter scalare le classifiche internazionali», ha assicurato Elena Beccalli, rettrice dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, che nella sede romana dell’ateneo ha presentato ieri pomeriggio, 20 aprile,  il Piano Strategico 2026-2028: un documento che traccia le linee di azione programmatiche del prossimo futuro e stabilisce valori e obiettivi. «Sono tre – ha spiegato – gli indirizzi che ci guidano: la nostra identità di ateneo cattolico non profit; la piena integrazione tra comunità educante e ricerca scientifica; la volontà di essere non solo un luogo di trasmissione del sapere, ma un luogo in cui fare esperienza del sapere. La sede di Roma, con la sua intersezione fra la facoltà di Medicina e chirurgia e il Policlinico Gemelli, è da sempre aperta a queste condizioni».

Mantenendo intatti i valori della centralità della persona e della promozione del bene comune, l’Università Cattolica – che attualmente conta oltre 45mila iscritti nelle cinque sedi di Milano, Piacenza, Cremona, Brescia e Roma, offrendo più di 100 corsi di laurea e 200 master – ha identificato in particolare cinque strade, indicate come “pilastri”. Il primo è l’istituzione di una Scuola di integrazione dei saperi, nella quale affrontare le grandi questioni del nostro tempo (il cambiamento climatico, i fenomeni migratori, l’intelligenza artificiale) in una prospettiva trasversale e interdisciplinare, coinvolgendo le menti e le competenze di almeno cinque diverse facoltà: «Un laboratorio di pensiero che metteremo a disposizione della società».

Il secondo pilastro è la valorizzazione della ricerca scientifica, con incentivi e interventi per giovani ricercatori (stanziati 3 milioni di euro), la creazione di una nuova linea di finanziamento per gruppi di ricerca di discipline diverse, e la volontà di aumentare del 24% in tre anni l’esperienza all’estero dei dottorandi: «Vogliamo essere in grado di attrarre i migliori talenti». Sull’offerta formativa (terzo pilastro) si prevede una maggiore integrazione tra didattica tradizionale e digitale, con un ampliamento degli spazi fisici (500 nuovi posti alloggio presso i Collegi universitari), l’avvio in tre anni di 30 corsi sulla piattaforma digitale FutureLearn e la realizzazione di una formazione specifica sull’utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale che coinvolga almeno l’85% degli studenti.

Si vola lontano con il quarto pilastro, quello dell’internazionalizzazione. Si punta in generale a superare i 3mila studenti stranieri iscritti (+50% rispetto all’attuale), con uno specifico Piano Africa: incentivi alla mobilità di docenti e studenti da e verso università africane, con progetti, partnership e collaborazioni per attività di cooperazione in Africa. Il quinto pilastro, infine, è il fundraising ispirato a principi identitari e istituzionali, per supportare tutte le attività.

L’arcivescovo Angelo Vincenzo Zani, archivista, bibliotecario emerito di Santa Romana Chiesa e componente del cda della Cattolica in rappresentanza della Santa Sede, richiamando le radici storiche dell’ateneo fin dalla fondazione del 1921 ad opera di padre Agostino Gemelli ha evidenziato la presa di coscienza del «grande compito da svolgere in una società in profondo cambiamento» e ha indicato come “obiettivo vitale” per il futuro quello di «riformare il pensiero coordinando le culture e i saperi separati: l’integrazione dei saperi e la qualità della ricerca sono – ha detto – una significativa scommessa, e rappresentano il vero valore aggiunto che l’Università Cattolica con coraggio propone nel panorama degli studi accademici di oggi».

Anche gli altri membri della comunità universitaria intervenuti alla presentazione hanno sottolineato la comunione d’intenti intorno al Piano triennale, descrivendolo in definitiva come «un atto di cura nei riguardi della persona, delle istituzioni e del sapere stesso». Nelle parole di Beccalli, «oggi è un vero inizio – ha concluso -. Ci assumiamo tutti la grande responsabilità che questo Piano porta con sé e lavoreremo insieme come un’orchestra per farlo diventare realtà».

21 aprile 2026

 

 

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