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Martedì 21 Aprile 2026 12:04

Carlo Ossola e il magma del Novecento



Ne "Il fuoco nella pietra", le riflessioni dell'italianista sulla mistica moderna. Un viaggio attraverso gli spiriti umani che si sono interrogati sul rapporto con Dio. Al centro, Michel De Certaud

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Partono dalla cattedrale di Magueolone, a sud di Montpellier, le vertiginose riflessioni di Carlo Ossola, il nostro più insigne italianista, sulla tradizione mistica moderna. Il libro che ne consegue è un diamante puro: Il fuoco nella pietra (Vita e pensiero editore), a indicare sin dal titolo, nel quale riecheggiano le prime poesie di Karol Wojtyla, il rapporto segreto fra luce e terra, bagliore e sasso, raggio e roccia. Non dobbiamo pensare a qualcosa di lontano e irraggiungibile. Nel corpo mistico dell’Eucaristia il fedele compie nella Messa quotidiana l’esperienza suprema: «Abbandonare l’evento per l’Avvento».

Questo testo andrebbe compulsato come il libro d’ore delle Scritture Sacre: breviario e commentario della vita interiore. Al centro pulsa la figura preziosa di Michel De Certaud (1925-1986), fra centenario della nascita e quarantennale della morte, di cui l’autore è stato amico e studioso. Chi altri, se non il grande filosofo e sacerdote francese, indagatore appassionato delle opere di Jean Joseph Surin (1600-1666), mistico gesuita del XVII secolo, poteva guidare il cammino di Ossola attraverso gli spiriti umani che nei secoli si sono interrogati sull’esperienza del nostro rapporto con Dio? Attenzione: non il sentimento che abbiamo del Signore, quanto piuttosto il tentativo di intuire, se non comprendere, uno «scambio di volontà» fra il Creatore e la creatura, come pensava Francisco de Osuma (1492-1540).

La mistica organizza una via da percorrere, appoggia la scala per gettare uno sguardo oltre il muro, appronta l’itinerario spirituale da seguire. Non ambisce a superare il confine fra terra e cielo, ma può far sì che le fonti sacre si compiano, in una sospensione delle operazioni intellettuali. Il che non significa rinunciare alla ragione, bensì collocarla in un’avanguardia speciale, nei pressi della visione, come insegnano santa Caterina da Siena, santa Maria Maddalena dei Pazzi e Giovanna Maria della Croce, fra lettura e devozione, in una dilatazione dei sensi. Charles de Foucauld spiegò che la questione non è perdersi in un altrove misterioso quanto procedere verso la dimensione interiore, grazie a una lingua che «barbaglia», per usare la meravigliosa modalità primitiva di Iacopone da Todi, nella «solitudine sonante» di Juan de la Cruz.

Le escursioni di Carlo Ossola attraverso il pellegrino russo, il cuore semplice flaubertiano, il principe Miskin di Dostoevskij, per citare solo alcune tappe, arrivano a sondare il magma del Novecento nella «svolta di respiro» di Paul Celan. Ma, fra tante suggestioni, ciò che più resta vivo in me è il cuore profondo della letteratura italiana: Tommaso Campanella che riprende il IX canto del Paradiso dantesco a sentenziare una totale compenetrazione dell’io nell’altro e Torquato Tasso che nei versi dedicati alla Santissima Croce richiama il nocciolo cristiano di una morte che «ripara la vita».

21 aprile 2026

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