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Martedì 21 Aprile 2026 20:04

Quando il diritto perde il buon senso: indagati sulle intenzioni

L'articolo 416 ter sullo scambio politico-mafioso rischia oggi di colpire non solo i fatti, ma anche le intenzioni - 

#il pungiglione
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Benvenuti nell’Italia del “potresti farlo”. Qui il reato non sempre aspetta i fatti. C’è l’articolo 416 ter del codice penale, nato per colpire mafia e politica insieme. Ottima intenzione, nessun dubbio su questo. Ma il risultato oggi fa discutere e molto.
Una volta servivano voti in cambio di denaro. Uno scambio chiaro, concreto, dimostrabile. Poi la legge si è allargata nel tempo. E dentro la legge è entrata la “promessa di utilità”. Tradotto: basta dirsi tra politici e mafiosi, forse, magari, vedremo. E già si entra in una zona pericolosa. Perché la parola in sé stessa è di difficile comprensione e concretamente non chiarisce cos’è esattamente una “utilità”. Un favore? Una stretta di mano? Una parola?
Il confine ormai non è più netto come prima. E quando il confine sfuma, cresce a dismisura il rischio. Non serve aver commesso il fatto, basta l’intenzione di poterlo fare. O peggio: sembrare disposti a farlo. Siamo giunti follemente di fatto in concreto, quindi, al processo delle intenzioni. Il tutto, ovviamente ormai, con buona pace del vecchio diritto.
Intanto però parte l’indagine e arriva l’avviso. E la vita cambia, subito, comunque. Anche se dopo vieni assolto, resta tutto distrutto quanto del distruggibile sta a cuore a ciascuna persona. Reputazione, lavoro, serenità: tutti compromessi. Risultato? La politica diventa un campo minato. Entrarci richiede più coraggio che vocazione.
Ed ecco allora che i prudenti si fanno da parte, inevitabile. Restano solo i temerari. Quasi sempre, purtroppo, non sempre i migliori.
Si voleva più legalità, più moralità pubblica. Legittimo e corretto il richiederlo, ma la morale non nasce dal codice penale. Se allarghi troppo il concetto di reato, finisci alla fine per non comprendere più cos’è reato. E quando tutto è possibile colpa, attenzione: anche l’innocenza diventa un rischio.
L’art. 416 ter combatte un male reale. Ma rischia di crearne uno diverso. Punire prima dei fatti è una scorciatoia. Spesso pericolosa, ma quasi sempre ingiusta. La prossima frontiera? Il reato di pensiero… con aggravante di silenzio. Alla fine resta da porsi solo una semplice domanda: stiamo prevenendo o stiamo esagerando? (Pier Francesco Corso)
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