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Mercoledì 22 Aprile 2026 09:04

Misericordia, pace, fratellanza: le parole chiave del pontificato di Francesco



Le ha ricordate Leone XIV nel messaggio inviato al cardinale decano Re in occasione del primo anniversario della morte, letto nella Messa celebrata a Santa Maria Maggiore, dove Bergoglio è sepolto dal 26 aprile scorso. Tra i concelebranti, il vicario Reina

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Papa Francesco ha vissuto il suo ministero «da discepolo-missionario, come amava dire. È rimasto discepolo del Signore, fedele al suo battesimo e alla consacrazione nel ministero episcopale, fino alla fine. È stato anche missionario, annunciando il Vangelo della misericordia “a tutti, a tutti, a tutti”, come ebbe a dire più volte». È quanto scrive Papa Leone XIV nel messaggio inviato al cardinale decano del collegio cardinalizio Giovanni Battista Re in occasione del primo anniversario della morte di Bergoglio. Il porporato ha letto il testo durante la Messa che ha presieduto ieri sera, martedì 21 aprile, nella basilica di Santa Maria Maggiore dove Francesco, per sua volontà, è sepolto dal 26 aprile scorso. Tra i concelebranti numerosi cardinali, tra i quali il vicario di Roma Baldo Reina e il prefetto del dicastero per la dottrina della fede Víctor Manuel Fernández; vescovi, tra cui il vicegerente Renato Tarantelli Baccari e il prefetto del dicastero dei vescovi Filippo Iannone. Al termine della Messa tutti i concelebranti hanno sostato in preghiera davanti alla tomba di Francesco, collocata nella navata laterale, accanto alla cappella Paolina.


(foto: diocesi di Roma/Gennari)
Per tutta la giornata il luogo è stato visitato da moti fedeli che hanno lasciato rose bianche e margherite. Il messaggio di Leone, che attualmente si trova in Africa per il suo terzo viaggio apostolico, porta la firma del 12 aprile, II domenica di Pasqua detta della Divina Misericordia. Quella stessa misericordia del Padre che «Papa Francesco ha instancabilmente annunciato – si legge nella missiva -. Ha concluso il suo pellegrinaggio terreno nell’abbraccio di Cristo Risorto, in quella “gioia del Vangelo” che ha ispirato una tra le più incisive sue Esortazioni apostoliche. È stato successore di Pietro e pastore della Chiesa universale in un tempo che ha segnato e ancora sta segnando un cambiamento d’epoca, quel cambiamento di cui Egli è stato pienamente consapevole, offrendo a tutti noi una testimonianza coraggiosa, che rappresenta un significativo patrimonio per la Chiesa».


(foto: diocesi di Roma/Gennari)
Papa Leone ha sottolineato che Francesco, con la «sua testimonianza di pastore sollecito ha contagiato il cuore di tanta gente, sino agli estremi confini della terra, grazie anche ai pellegrinaggi apostolici e specialmente a quell’ultimo “viaggio” che è stata la sua malattia e la sua morte». Seguendo l’esempio dei suoi predecessori, Bergoglio «ha raccolto l’eredità del Concilio Vaticano II – si legge ancora nel testo – e ha spronato la Chiesa a essere aperta alla missione, custode della speranza del mondo, appassionata per l’annuncio di quel Vangelo che è capace di dare a ogni vita pienezza e felicità». I dodici anni di pontificato di Francesco sono stati caratterizzati da «parole eloquenti, per rendere più comprensibile la lieta notizia – scrive ancora Leone -: misericordia, pace, fratellanza, odore delle pecore, ospedale da campo e tante altre. Ognuna di queste espressioni ci riporta al Vangelo da Lui vissuto con un linguaggio nuovo che annuncia lo stesso Vangelo di sempre».


(foto: diocesi di Roma/Gennari)
Per il cardinale decano Re, a un anno dalla morte di Bergoglio «il suo ricordo è quanto mai vivo nei pensieri e nei cuori di tutti». Dopo aver letto il messaggio di Leone, che si è unito spiritualmente alla Messa in suffragio del predecessore, ha riflettuto che «il cuore» del testo è «un vibrante invito a custodire l’eredità spirituale» di Papa Francesco riassunta in alcune parole chiave tante volte pronunciate da Bergoglio, come per esempio l’invito «a costruire ponti e non muri. Parole che esortano a fare tesoro degli insegnamenti lasciati da Francesco, che dobbiamo custodire e far fruttificare». Tra i banchi tanti fedeli, religiosi, rappresentanti del corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede. Presenti anche suor Genevieve Jeanningros, delle Piccole Sorelle di Gesù, amica personale di Francesco, e Carmela, conosciuta come la “signora dei fiori gialli”, la fedele che, soprattutto durante la degenza di Papa Francesco al policlinico Gemelli, gli portava un mazzo di rose gialle, simile a quello che anche stasera stringe tra le braccia.


(foto: diocesi di Roma/Gennari)
Prima della liturgia il cardinale Rolandas Makrickas, arciprete coadiutore della basilica papale di Santa Maria Maggiore, ha presieduto la recita del Santo Rosario nella cappella Paolina dove si è pregato «per Francesco, per la Chiesa, per il mondo intero». Ha ricordato che durante il pontificato Bergoglio per 126 volte si è raccolto in preghiera davanti all’icona della Salus Populi Romani, «a cui era particolarmente devoto», in modo particolare alla viglia e al ritorno da ogni viaggio apostolico. È stata quindi scoperta e benedetta una lapide realizzata in bronzo e posta nella cappella «in segno di perenne memoria e viva gratitudine».

22 aprile 2026

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