Mercoledì 22 Aprile 2026 11:04
Dopo il cessate il fuoco, continuano in Iran le pressioni sui cristiani


La denuncia arriva da Porte aperte/Open doors, secondo cui il Paese ha registrato il più alto numero di esecuzioni degli ultimi decenni: almeno 1.639 le persone messe a morte nel 2025
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L’organizzazione Porte aperte/Open doors accende i riflettori sulla situazione dei diritti umani in Iran, nel tempo del fragile cessate il fuoco con Usa e Israele. Parlano di «grave preoccupazione», anche perché, ricordano, nel 2025 «l’Iran ha registrato il più alto numero di esecuzioni degli ultimi decenni, con almeno 1.639 persone messe a morte. Il numero più elevato dal 1989». Le organizzazioni Iran Human Rights e Together Against the Death Penalty avvertono che «le autorità potrebbero ricorrere alle esecuzioni in modo ancora più esteso nel contesto delle recenti proteste e del conflitto con Stati Uniti e Israele».
In questo contesto, la temporanea sospensione delle ostilità non ha portato sollievo per molti credenti. I cristiani, rilevano dall’organizzazione, rimangono sotto forte pressione, consapevoli che momenti di instabilità geopolitica sono spesso seguiti da un’intensificazione della repressione religiosa interna, piuttosto che da un allentamento dei controlli. E riportano la testimonianza di una partner locale: «I cristiani iraniani reagiscono al cessate il fuoco con un sollievo cauto e temono un aumento della persecuzione. Pregano affinché l’Iran possa conoscere la verità e che la verità li renda liberi – riferisce -. Preghiamo per la protezione, in particolare dei bambini e degli adulti più vulnerabili, per il coraggio dei nuovi credenti nel far crescere la loro fede nonostante la difficoltà a riunirsi per studiare la Bibbia, e per la saggezza dei genitori nel proteggere i propri figli, psicologicamente e spiritualmente. Preghiamo anche per l’unità dei leader e per una pace duratura per il popolo iraniano, affinché in quella pace possano vedere, sentire e conoscere il nostro Dio».
Secondo un altro partner locale contattato da Porte aperte/Open doors, ad aumentare le tensioni c’è anche la decisione di ospitare la cerimonia del 40° anniversario di Khamenei nella Chiesa armena di Sant’Anna (Holy Sarkis) a Teheran. Una scelta che «viene percepita da molti cristiani come un tentativo del regime, da un lato, di creare divisione tra le comunità cristiane e, dall’altro, di proiettare all’esterno l’immagine di un rapporto positivo tra lo Stato e i cristiani», spiega. Di qui l’appello a pregare affinché «la realtà della persecuzione e dell’oppressione in corso venga chiaramente rivelata al mondo».
Secondo quanto riportato, le autorità iraniane hanno intensificato arresti e condanne severe, inclusa la pena di morte. I cristiani, in particolare i convertiti, sono stati accusati già in passato di essere legati al sionismo o a Israele e, con il conflitto in corso, il rischio di arresti e persecuzioni mirate per i credenti risulta ulteriormente accresciuto. I cristiani ex-musulmani restano quindi particolarmente esposti. Il governo ha più volte descritto queste comunità come una minaccia e le ha accusate di essere «nemiche della nazione». A complicare ulteriormente il quadro, il prolungato blackout di internet, che rende difficile verificare la portata reale delle misure repressive più recenti.
22 aprile 2026
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