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Giovedì 23 Aprile 2026 09:04

Papa in Guinea Equatoriale: «C’è fame di un futuro di pace e di fraternità»



Dalla prigione di Bata, nella sua prima visita in un carcere da pontefice, Leone ha parlato di giustizia riparativa, dignità, speranza e cambiamento. La sosta in preghiera al monumento delle vittime dell'esplosione del 7 marzo 2017 e l'incontro con i giovani e le famiglie

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«Oggi sono qui per dirvi qualcosa di molto semplice: nessuno è escluso dall’amore di Dio!». Perché «anche nelle difficoltà, la dignità umana e la speranza non vanno mai perdute». È  cominciata con queste parole, sotto una pioggia battente, la prima visita di Leone XIV in un carcere da quando è stato eletto al soglio di Pietro, ieri, 22 aprile. «Ognuno di noi, con la propria storia, i propri errori e le proprie sofferenze, continua a essere prezioso agli occhi del Signore», ha garantito il Papa dalla prigione di Bata, la capitale economica e la città più popolosa della Guinea Equatoriale. «Anche voi fate parte di questo Paese», il messaggio inclusivo del pontefice, perché «una vera giustizia cerca non tanto di punire, ma soprattutto di aiutare a ricostruire la vita sia delle vittime, sia dei colpevoli, sia delle comunità ferite dal male».

Dalla prigione di Bata, il Papa ha parlato di giustizia riparativa, con una premessa: «L’amministrazione della giustizia ha lo scopo di proteggere la società, ma per essere efficace deve sempre investire sulla dignità e sulle potenzialità di ogni persona. Non c’è giustizia senza riconciliazione», il monito di Leone XIV: «È un lavoro immenso, di cui una parte può avvenire dentro la prigione e un’altra parte, ancora maggiore, deve coinvolgere tutta la comunità nazionale, per prevenire e riparare le ferite provocate dall’ingiustizia».

«Si faccia di tutto perché vi sia data in carcere la possibilità di studiare e di lavorare con dignità», l’appello del Papa, che ai detenuti ha parlato di speranza e cambiamento: «La vita non è definita solo dagli errori commessi, esito in genere di circostanze pesanti e complesse: c’è sempre l’opportunità di rialzarsi, di imparare e di diventare una persona nuova. Non siete soli. E se anche qualcuno temesse di essere stato abbandonato da tutti, Dio non vi abbandonerà mai e la Chiesa sarà la vostro fianco. Dio non si stanca mai di perdonare», le parole che hanno fatto eco a un’affermazione frequente di Papa Francesco, ricordato anche il giorno precedente, a un anno dalla sua scomparsa, con toni pieni d’affetto dal suo successore: «Apre sempre una nuova porta a chi riconosce i propri errori e desidera cambiare».

Coniugare «sicurezza, rispetto e umanità, garantendo l’ordine necessario ad accompagnare i detenuti in un percorso di reinserimento e di ricostruzione della propria vita», il compito assegnato a tutte le persone che lavorano nel carcere. «Non permettete che il passato vi rubi la speranza nel futuro», la raccomandazione alle persone recluse: «Ogni giorno può essere un nuovo inizio. E ricordate sempre: una persona che si rialza dopo essere caduta è più forte di prima. Che il Signore vi conceda pace, speranza e la forza per ricominciare».

Anche nel primo momento pubblico della seconda giornata in Guinea Equatoriale, nell’omelia della Messa nella basilica dell’Immacolata Concezione a Mongomo, il Papa ha citato, oltre ai poveri e alle famiglie in difficoltà, i carcerati, «spesso costretti a vivere in condizioni igieniche e sanitarie preoccupanti», esortando il Paese, che festeggia i 1.700 anni di evangelizzazione, a creare «spazi di libertà» dove sia «sempre salvaguardata la dignità della persona umana».

«Una Chiesa che annunci con gioia e senza timore il Vangelo è anche una Chiesa che, proprio per questo, può essere perseguitata», ha detto Leone citando i tanti missionari che hanno speso la loro vita al servizio del Vangelo. «Anche se non sempre le situazioni personali, familiari e sociali che viviamo sono favorevoli, possiamo confidare nell’opera del Signore, che fa germogliare il seme buono del suo Regno per vie a noi sconosciute, anche quando sembra che tutto attorno a noi sia arido, e perfino nei momenti di oscurità», ha assicurato il Papa: «C’è fame di futuro, ma di un futuro che sia abitato dalla speranza, che possa generare una nuova giustizia, che possa portare frutti di pace e di fraternità».

È questa oggi la «fame più grande» della Guinea Equatoriale: «Il futuro della Guinea passa attraverso le vostre scelte; è affidato al vostro senso di responsabilità e all’impegno condiviso per custodire la vita e la dignità di ogni persona». In concreto, «si tratta di prendere parte, con la luce e la forza del Vangelo, allo sviluppo integrale di questa terra, al suo rinnovamento, alla sua trasformazione. Che il Signore vi aiuti a diventare sempre più una società in cui ciascuno, secondo le diverse responsabilità, opera al servizio del bene comune e non degli interessi particolari, superando le inique disuguaglianze tra privilegiati e svantaggiati», l’auspicio finale, prima di ricevere dai detenuti una croce lignea da loro fabbricata. Poi la preghiera silenziosa davanti al monumento commemorativo delle vittime dell’esplosione del 7 marzo 2021, quando una serie di quatto esplosioni si è verificata in una caserma militare, provocando almeno 107 persone sono morte e 600 sono rimaste ferite.

«Promuovere sempre la dignità di ogni essere umano», l’invito del Papa ai giovani e alle famiglie nello stadio di Bata, sotto una pioggia fortissima e incessante che però non ha impedito a Leone XIV di fare il consueto giro in papamobile, accolto da una folla colorata, festosa e variopinta che attendeva da ore di poter vedere il secondo papa venuto a visitare il loro Paese, 44 anni dopo Giovanni Paolo II. «Costruire un mondo migliore, fondato sul rispetto per la vita che nasce e che cresce, e sul senso di responsabilità verso i piccoli», l’augurio finale, mentre la folla sterminata dello stadio lo rendeva un mare di luce, con le proprie candele accese. (M. Michela Nicolais)

23 aprile 2026

 

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