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Venerdì 24 Aprile 2026 10:04

Leone: «Come pastore non posso essere a favore della guerra»



Sul volo di ritorno dall'Africa a Roma, il Papa affronta con i giornalisti i temi più caldi, dalla guerra - «Vorrei incoraggiare a continuare il dialogo» - alle migrazioni, dalla pena di morte all'unità della Chiesa, fino alla benedizione delle coppie omosessuali

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«Come Chiesa, come pastore, non posso essere a favore della guerra. E vorrei incoraggiare tutti a fare gli sforzi per cercare risposte che vengono da una cultura di pace e non di odio e divisione». Sul volo di ritorno dalla Guinea Equatoriale, il 23 aprile, al termine del suo primo viaggio apostolico in Africa, il Papa affronta con i circa 70 giornalisti che lo hanno seguito i temi più caldi del momento. A cominciare dalla guerra in Medio Oriente e dai negoziati tra Stati Uniti e Iran. E racconta di portare con sé «la foto di un bambino musulmano che nella visita in Libano aspettava con un cartello in mano in cui c’era scritto: “Benvenuto papa Leone”». Una pausa. «Poi è stato ucciso». Non cita responsabili e non addossa colpe, ma ricorda il piccolo sciita ucciso nel quartiere di Beirut dove viveva per ribadire che «occorre rispettare il diritto internazionale. È importante che gli innocenti siano protetti. E ciò non accade in diversi luoghi». Quindi, a proposito dei negoziati nel conflitto in Iran, aggiunge: «Vorrei incoraggiare a continuare il dialogo. Le parti facciano ogni sforzo per promuovere la pace».

Ai cronisti Leone spiega l’approccio della diplomazia vaticana: mantenere «relazioni anche con Paesi che hanno autocrati al potere», per «contribuire a migliorare la vita delle persone». La questione, specifica riguardo al fronte mediorientale, «non è se cambia il regime, non cambia il regime; la questione è come promuovere i valori in cui crediamo senza la morte di tanti innocenti». E denuncia una situazione «caotica, critica per l’economia mondiale». Il metodo vaticano, ribadisce, è quello del dialogo con tutti: un «grande sforzo» per affermare la volontà della Santa Sede di «mantenere relazioni diplomatiche con i Paesi del mondo intero». L’obiettivo: «Promuovere la giustizia, sostenere le cause umanitarie, cercare soluzioni ai problemi». Una scelta riassunta con la parola «neutralità», vale a dire «declinare il Vangelo nella realtà concreta».

Questo è stato anche lo spirito del viaggio in Africa, racconta il Papa, prima di affrontare il tema dell’immigrazione, proposto da una giornalista in relazione al prossimo viaggio in Spagna, «dove la questione migratoria occupa un posto importante». Per il pontefice, «uno Stato ha il diritto di porre regole alle sue frontiere, però sono esseri umani e dobbiamo trattare gli esseri umani in modo umano, non trattarli molte volte peggio degli animali». Una presa di posizione, quella di Prevost, che chiama in causa direttamente le politiche del Nord del mondo: «Cosa fa per aiutare il Sud del mondo o quei Paesi dove i giovani oggi non trovano un futuro e quindi vivono questo sogno di voler andare verso il Nord?». In particolare, denuncia lo sfruttamento del continente appena lasciato. «L’Africa per molte persone è considerata un luogo dove si può andare a prendere i minerali, prendere le sue ricchezze per la ricchezza di altri», afferma.

Sollecitato da un domanda sulle esecuzioni capitali in Iran, Leone afferma un giudizio altrettanto netto: «Condanno tutte le azioni ingiuste. Condanno l’uccisione di persone. Condanno la pena di morte. La vita umana deve essere rispettata e la vita di tutte le persone, dal concepimento alla morte naturale, deve essere rispettata e protetta», sottolinea, difendendo anche il lavoro silenzioso della diplomazia vaticana: «C’è tantissimo lavoro che avviene dietro le quinte per promuovere la giustizia, per promuovere cause umanitarie, per cercare situazioni in cui ci sono prigionieri politici e trovare un modo per farli liberare».

Tra le domande dei giornalisti emerge anche il riferimento alla recente decisione del cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco e Frisinga, di dare il via libera a un rito di benedizione delle coppie omosessuali. «L’unità o la divisione della Chiesa non dovrebbe ruotare intorno a questioni sessuali – la replica del Papa -. Tendiamo a pensare che quando la Chiesa parla di morale, l’unico tema sia quello sessuale. In realtà credo che ci siano questioni molto più grandi e importanti, come la giustizia, l’uguaglianza, la libertà degli uomini e delle donne, la libertà religiosa, che dovrebbero avere la priorità rispetto a quella particolare questione». Entrando quindi nello specifico, chiarisce che «la Santa Sede si è già confrontata con i vescovi tedeschi dichiarando di non approvare la benedizione formale di queste coppie, oltre a quanto specificamente permesso da Papa Francesco dicendo che tutte le persone ricevano la benedizione». Richiama quindi l’eredità del suo predecessore, con la «famosa» espressione “tutti, tutti, tutti”, che «esprime la convinzione della Chiesa che tutti sono accolti, tutti sono invitati, tutti sono invitati a seguire Gesù e tutti sono invitati a cercare la conversione nella propria vita. Andare oltre questo oggi, credo possa causare più disunione che unità, e che dovremmo cercare di costruire la nostra unità su Gesù Cristo e su ciò che Gesù Cristo insegna».

Inevitabile il bilancio del primo viaggio africano. «Sono molto contento di tutto il viaggio, ma vivere, accompagnare, camminare con il popolo della Guinea Equatoriale è stata veramente una benedizione», racconta il Papa, rivendicando la natura eminentemente pastorale della missione. Riguardo al futuro, conferma il «desiderio grande» di visitare l’America Latina, ma «finora non è confermato. Aspettiamo».

24 aprile 2026

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