Venerdì 24 Aprile 2026 12:04
Libano: i militari italiani Unifil collocano una nuova statua del Crocifisso


Il grazie del nunzio Borgia: «Segno di vicinanza alla popolazione colpita dalle violenze». Il presidente della Camera Fontana: «Lezione potente di pace e speranza». L'omaggio della premier Meloni
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«Guardare alla croce come segno di speranza per tutti. È sulla croce, come su una roccia, che siamo chiamati a rimanere saldi e ad affrontare le difficoltà del momento presente. La croce è il segno dell’amore di Dio che è morto per noi, ma è anche un segno di speranza. È morto e risorto». Il nunzio apostolico in Libano Paolo Borgia lo ha ribadito benedicendo, il 22 aprile, il nuovo crocifisso del villaggio cristiano di Debel, nel sud del Libano, donato alla comunità locale dal contingente italiano di Unifil dopo la
distruzione di quello precedente da parte di un soldato israeliano
.Nelle parole del nunzio, il dono del contingente italiano è «un segno concreto di vicinanza alla popolazione duramente colpita dalle violenze» e vuole riaffermare «il proprio impegno non solo sul piano della sicurezza, ma anche del sostegno umano e simbolico alle comunità locali, nel rispetto dei luoghi di culto e della libertà religiosa». E «guardare alla croce significa guardare al luogo di Dio e volgere lo sguardo al futuro. Egli è sempre la speranza per coloro che credono in Lui. Il popolo di Debel deve rimanere unito alla croce come su una solida roccia – l’esortazione -. Solo attraverso la croce e la fede possiamo trovare la vera speranza, la forza e l’amore necessari per affrontare questi momenti».
Ai soldati italiani della missione Unifil arriva anche la riconoscenza del presidente della Camera Ignazio Fontana. «Donare una nuova statua di Cristo crocifisso, che era stata vergognosamente sfregiata e profanata, significa affermare valori che vanno oltre ogni divisione: la dignità della persona, la convivenza tra culture e religioni, la tutela dei simboli della fede, l’attenzione per le comunità cristiane – le sue parole -. Ai nostri soldati rivolgo un pensiero di grande affetto: nel loro impegno quotidiano per la pace sono un orgoglio per il nostro Paese e un segnale di speranza. Il gesto compiuto è una lezione silenziosa ma potente, che parla di futuro e responsabilità».
Gratitudine al comandante Diodato Abagnara e tutto il contingente italiano impegnato nella missione di pace in Libano anche dalla premier Giorgia Meloni. «Le immagini della consegna della statua alla comunità e del suo posizionamento, nello stesso luogo dove si trovava la statua distrutta pochi giorni fa da un soldato dell’Idf, riempiono il cuore e rappresentano un potente messaggio di speranza, dialogo e pace», afferma.
Fa un passo oltre l’Ordinario militare per l’Italia Gianfranco Saba, raggiunto dall’agenzia Sir, che parla del crocifisso come «segno di amore per i piccoli e i poveri, per gli esclusi e gli abbandonati; è segno di riconciliazione tra Dio e gli uomini, e degli uomini tra loro». Ricordando anche il cappellano don Ciprian Farcas, che accompagna i militari italiani di Unifil nel Paese, il presule rimarca il suo «sincero ringraziamento a quanti, con dedizione generosa e spirito di servizio, testimoniano ogni giorno la forza del Vangelo e la bellezza dell’abbandono fiducioso in Dio. La loro presenza silenziosa e fedele è un dono prezioso per la comunità».
24 aprile 2026
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