Venerdì 24 Aprile 2026 22:04
Reina: la vocazione nasce da una relazione


La veglia a San Giovanni in Laterano alla vigilia delle ordinazioni sacerdotali. Fra le tre testimonianze quella di Christian Sguazzino, uno dei futuri presbiteri
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L’invito a fermarsi, interrompendo la corsa affannosa che domina la società del nostro tempo. L’esortazione ad ascoltare Dio che parla alla vita di ciascuno in modo unico e personale. Infine, l’incoraggiamento ad affidarsi al Signore, anche quando si ha paura, non si vede chiaro e la strada sembra troppo impegnativa. Perché la vocazione è scoprire dentro di sé un dono già presente e avere il coraggio di farlo crescere.
È intorno a queste tre azioni “decisive per ogni vocazione autentica” (fermarsi, ascoltare, affidarsi) che si è sviluppata la veglia di preghiera per le vocazioni tenuta nella serata di oggi, 24 aprile, nella basilica di San Giovanni in Laterano: un appuntamento promosso dal Dicastero per il clero, in collaborazione con la diocesi di Roma, il Dicastero per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica e l’Ufficio nazionale Cei per la pastorale delle vocazioni.
A partire dal tema “La scoperta interiore del dono di Dio”, già proposto da papa Leone XIV nel suo Messaggio per la 63ª Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, la veglia è stata un’occasione di ascolto, di riflessione e di condivisione, con orazioni, testimonianze, un momento di adorazione eucaristica e meditazioni silenziose. Presieduta dal cardinale Lazzaro You Heung Sik, prefetto del Dicastero per il clero, e arricchita dalla riflessione del cardinale Baldo Reina, vicario generale del Santo Padre per la diocesi di Roma, ha visto la partecipazione anche degli otto nuovi futuri sacerdoti della diocesi di Roma, che papa Leone ordinerà nella Basilica di San Pietro domenica 26 aprile.
Rivolto ai tanti partecipanti, il cardinale Reina ha evidenziato «la verità fondamentale» che «la vocazione non nasce da uno sforzo personale, ma da una relazione: spesso – ha detto – pensiamo alla vocazione come se fosse soltanto una scelta da prendere, un progetto da costruire, una risposta da dare. In realtà, prima ancora, è un legame da custodire. Se resti unito a Cristo, la tua strada si chiarisce da sé». È allora nell’ascolto «vero, profondo e fedele» di Dio che sta la chiave: «Misuriamo spesso la vocazione dai numeri, dall’energia spesa e dal consenso ricevuto, ma Gesù rovescia questa logica». «Il frutto vero – ha affermato il cardinale vicario – non nasce dal moltiplicare gli eventi e le iniziative, non è la conseguenza della nostra efficienza, ma della nostra comunione fra di noi e con Dio». E infatti «c’è una grande differenza tra portare frutto secondo la mentalità dell’attivismo e portare frutto secondo il Vangelo».
«Non si tratta – ha detto Reina – di fare subito grandi scelte, ma di iniziare a fermarsi davvero, ad ascoltare in profondità, ad affidarsi con fiducia. E in questo cammino, poco alla volta, si scopre che il frutto bello e buono che portiamo è proprio la nostra vocazione». Quelle vocazioni che fioriranno proprio «nella dimensione in cui noi comunicheremo solo Gesù Cristo e non noi stessi».
Durante la Veglia, curata nella liturgia dal Seminario Romano Maggiore e animata dal Coro della Diocesi di Roma diretto da monsignor Marco Frisina, alcune testimonianze hanno permesso una condivisione più profonda del senso della vocazione.
«La chiamata del Signore – ha detto il diacono permanente Danilo Defant – inizia ascoltando le passioni, i desideri profondi e perfino le inquietudini del cuore, che sono spesso i luoghi dove Dio lavora: essa non è quasi mai un evento fragoroso, ma un cammino che si apre pian piano davanti a noi, attraverso un ascolto profondo, capace di cogliere i segnali di Dio nel quotidiano, nel silenzio e negli incontri».
Suor Ester Maddalena Iapenna, francescana alcantarina, ha raccontato della crisi giovanile vissuta «in ogni ambito della mia vita da ragazza quando avevo 26 anni. Allora mi sono lasciata accompagnare dalla Chiesa e ciò che mi ha condotto a riconoscere fra tante voci quella di Cristo è stato un tempo di deserto. La scelta di dedicare tempo a scrutare e meditare il Vangelo mi fece scoprire quel gusto buono in ogni cosa che vivevo, finché in un ritiro il Signore mi diede la grazia di conoscere quale modo di amare fosse veramente il mio».
Un emozionato don Christian Sguazzino, uno dei nuovi prossimi sacerdoti, ha sottolineato come «affidarsi vuol dire smettere di tenere tutto sotto controllo e dentro uno schema, vuol dire essere poveri e lasciare aperto il cuore all’iniziativa di Dio, aprirsi all’imprevisto». È importante, ha detto, «capire se il nostro andare dietro a Gesù è qualcosa di reale o se seguiamo un amico immaginario: il tempo del seminario per me è stato importante per conoscere il volto di Cristo che viene a scuotermi e a togliermi le false immagini che avevo di lui».
La veglia, molto partecipata da laici e religiosi che hanno riempito la Basilica Lateranense, con una buona rappresentazione di giovani, si è conclusa con la preghiera ispirata al messaggio di papa Leone XIV per la Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni: un’invocazione al Buon Pastore perché nel silenzio del cuore possa far scoprire a ciascuno il dono che Egli ha seminato.
«Abbiamo vissuto questa sera – ha detto al momento del congedo finale il cardinale Lazzaro You Heung Sik – un momento di grazia riscoprendo il dono che Dio ha posto nei nostri cuori». E ha rivolto un pensiero speciale ai giovani: «Non abbiate paura di ascoltare il Signore e di seguirlo con fiducia», ha concluso.
24 aprile 2026
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