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Domenica 26 Aprile 2026 11:04

Leone ai nuovi preti: «Il sacerdote è di tutti e per tutti»



Il Papa ha presieduto la Messa con l'ordinazione di 10 sacerdoti, di cui 8 della diocesi di Roma. A loro ha indicato la strada da seguire:: «Siete chiamati a uno specifico, delicato, difficile modo di amare e, ancora di più, di lasciarsi amare, nella libertà»

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È stata una trasmissione di “segreti”, una sorta dii direzione spirituale, quello consegnata agli ordinandi da Papa Leone XIV che questa mattina, 26 aprile, IV domenica di Pasqua, detta del Buon Pastore, ha presieduto nella basilica di San Pietro la Messa con il rito dell’ordinazione presbiteriale. Leone non ha parlato in generale “del sacerdozio” ma si è rivolto direttamente ai dieci diaconi che di lì a poco sarebbero stati ordinati sacerdoti e nella cui disponibilità a seguire il Maestro si riscontra «tanta generosità ed entusiasmo».

Otto i nuovi presbiteri per la diocesi di Roma. Quattro hanno studiato al Pontificio Seminario Romano Maggiore: Jos Emanuele Nleme Sabate, Giovanni Emanuele Nunziante Salazar, Yordan Camilo Ramos Medina e Cristian Sguazzino. Altri quattro si sono formati al “Redemptoris Mater”: Guglielmo Lapenna, Giorgio Larosa, Antonino Ordine e Daniele Riscica. Hanno intrapreso gli studi in altri collegi Armando Roa Nuñez, nato in Messico, incardinato nella diocesi di Miao (India), e Loyce Selwyn Pinto, nato in Arabia Saudita, dell’Istituto Id di Cristo Redentore, Missionarie e Missionari Identes.


(foto: diocesi di Roma/Gennari)
Quella odierna è stata «una domenica piena di vita», per il vescovo di Roma, che ha svelato agli ordinandi tre segreti per svolgere al meglio il proprio servizio “sul campo”: la relazione viva e dinamica con Gesù, abitando la realtà e accogliendo tutti. Quello del sacerdote, innanzitutto, «è un ministero di comunione» che nasce dall’incontro personale con Cristo. È qui che risiede il primo segreto nella vita del prete. «Più profondo è il vostro legame con Cristo, più radicale è la vostra appartenenza alla comune umanità – ha aggiunto Prevost -. Non c’è contrapposizione, né competizione, tra il cielo e la terra: in Gesù si saldano per sempre». Un amore caratterizzato dal celibato che «va custodito e sempre rinnovato, perché ogni vero affetto matura e diventa fecondo nel tempo». Il vescovo di Roma ha avvertito gli ordinandi che sono «chiamati a uno specifico, delicato, difficile modo di amare e, ancora di più, di lasciarsi amare, nella libertà». Ma solo così potranno essere, «oltre che dei buoni preti, anche dei cittadini onesti, disponibili, costruttori di pace e di amicizia sociale».


(foto: diocesi di Roma/Gennari)
Vivere il presente e il territorio in cui si è chiamati con i suoi pregi e difetti il secondo segreto svelato dal Papa. «La realtà non deve farci paura – ha proseguito -. A chiamarci è il Signore della vita». Pertanto il sacerdote con il suo ministero deve trasmettere «la pace di chi, anche fra i pericoli», sa di essere al sicuro. «Oggi il bisogno di sicurezza rende aggressivi gli animi – ha riflettuto -, chiude su sé stesse le comunità, induce a cercare nemici e capri espiatori. C’è spesso paura attorno a noi e forse dentro di noi. La vostra sicurezza non risieda nel ruolo che avete, ma nella vita, morte e risurrezione di Gesù, nella storia di salvezza a cui partecipate col vostro popolo». Ha quindi esortato gli ordinandi ad aiutare le comunità che saranno loro affidate «a camminare unite dietro a Gesù buon Pastore», a creare luoghi «in cui sperimentare che insieme è meglio, che insieme è bello, che si può vivere insieme. Facilitare l’incontro, aiutare a convergere chi altrimenti non si frequenterebbe mai, avvicinare gli opposti è un tutt’uno col celebrare l’Eucaristia e la riconciliazione».


(foto: diocesi di Roma/Gennari)
Infine, la raccomandazione a tenere sempre «la porta aperta! Lasciate entrare e siate pronti a uscire – le parole di Prevost -. È un altro segreto per la vostra vita: voi siete un canale, non un filtro». Il sacerdote deve quindi incarnare la pazienza e la tenerezza di Cristo perché è «di tutti e per tutti. Sia questo il profilo fondamentale della vostra missione – ha concluso -: tenere libera la soglia e indicarla, senza bisogno di troppe parole».



La liturgia, che ha visto tra i concelebranti i cardinali Baldo Reina, vicario della diocesi di Roma, e Lazzaro You Heung-sik, prefetto del dicastero per il Clero, è ricca di momenti suggestivi: primo fra tutti l’«eccomi» pronunciato da ogni ordinando seguito dal «sì, lo voglio», a suggellare l’impegno di assolvere i compiti indicati dal pontefice; la prostrazione ai piedi dell’altare in segno di umiltà e di consegna totale della propria vita a Dio mentre il coro intona le litanie dei santi; l’imposizione delle mani da parte del Papa e successivamente di alcuni presbiteri;  la vestizione della casula; l’unzione delle mani con il sacro crisma e, infine, la consegna della patena e del calice. Tutti e dieci hanno quindi affiancato il Papa all’altare al momento della consacrazione.

26 aprile 2026

 

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