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Lunedì 27 Aprile 2026 11:04

Il Papa: «I giovani spesso nascondono l’inquietudine di chi “sente troppo”»



Ricevuti in udienza in Aula Paolo VI oltre 6mila insegnati di religione. La consegna a essere «servitori del mondo educativo, coreografi della speranza, ricercatori infaticabili della sapienza»

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Fare spazio, dedicare tempo, cura e attenzioni. Prepararsi per guidare alla verità ed essere capaci di accogliere le domande, accompagnando verso le risposte con autorevolezza. Sono pragmatiche le parole e le indicazioni che Papa Leone XIV ha rivolto sabato mattina, 25 aprile, agli oltre 6mila docenti di religione cattolica che ha incontrato nell’ambito del 3° Meeting nazionale degli idr, promosso dalla Conferenza episcopale italiana. «La verità passa attraverso le persone – ha detto con forza il Papa -, e per i vostri studenti tali persone siete anche voi, chiamati a farvi maestri credibili perché innamorati di Dio e di loro», e in particolare «a trasmettere valori, senza protagonismi né moralismi, a offrire sguardi che risollevano e ad essere testimoni di quella coerenza umile e vicina che rende cari e desiderabili anche i contenuti più impegnativi», ha aggiunto.

Richiamando il tema della tre giorni di studio e approfondimento culminata con l’udienza in Aula Paolo VI, “Il cuore parla al cuore. L’irc laboratorio di cultura e dialogo”, Leone XIV ha ammonito i tanti insegnanti presenti, sottolineando che «i vostri alunni non hanno bisogno di risposte preconfezionate, ma di vicinanza e onestà da parte di adulti che li affianchino con autorevolezza e responsabilità, mentre affrontano le grandi domande della vita». Il pontefice infatti ha espresso la convinzione che «essi ricorderanno gli occhi e le parole di chi ha saputo riconoscere in loro un dono unico, di chi li ha presi sul serio, di chi non ha avuto paura di condividere con loro un tratto di strada, mostrandosi a sua volta uomo e donna che cerca, pensa, vive e crede».

Dimostrando uno sguardo acuto sulla realtà giovanile odierna, Leone XIV ha evidenziato la necessità di «aiutare i ragazzi a riconoscere una voce che in realtà già risuona in loro, a non seppellirla, né a confonderla con i rumori che li circondano», consapevoli che viviamo «costantemente assediati da stimoli di ogni genere», per cui «ridurre al silenzio quella voce è facilissimo». Allora, per il Papa, «educare a sentirla o a ritrovarla è uno dei doni più grandi che si possano fare alle nuove generazioni» poiché «l’uomo non può vivere senza verità e significati autentici, e i giovani, anche se a volte sembrano apatici, o insensibili, dietro una facciata di apparente indifferenza, in realtà spesso nascondono l’inquietudine e la sofferenza di chi “sente troppo” e in modo troppo intenso, senza riuscire a dare un nome a ciò che sperimenta», sono ancora le parole di Leone. Alla componente umana, laddove «fare scuola significa formare le persone all’ascolto del cuore, e con ciò alla libertà interiore e alla capacità di pensiero critico», deve affiancarsi «una solida competenza, animata da passione per lo studio, rigore culturale e preparazione didattica, perché l’insegnamento della religione cattolica richiede anche aggiornamento, progettualità, ricorso a linguaggi adeguati», ha sottolineato Leone.

Ancora, il Papa ha ricordato che «educare richiede la pazienza di seminare senza pretendere risultati immediati, nel rispetto dei tempi di crescita della persona, e soprattutto richiede amore», come insegna san John Henry Newman, dottore della Chiesa e co-patrono del mondo educativo, che Leone ha richiamato esplicitamente. Guardando poi alla specificità dell’insegnamento della religione cattolica, il pontefice l’ha definita «una disciplina di grande valenza culturale, utile alla comprensione delle dinamiche storiche e sociali, nonché delle espressioni del pensiero, dell’ingegno e delle arti che hanno dato forma e continuano a plasmare il volto dell’Italia, dell’Europa e di tanti Paesi del mondo». Per questi motivi, Leone ha considerato quanto «tutto ciò entra nelle vostre lezioni, alla luce dell’insegnamento sempre attuale della Chiesa, in dialogo con gli altri campi del sapere e della ricerca religiosa, e soprattutto nello studio delle pagine inesauribili della Bibbia». Così «voi rendete accessibile alle nuove generazioni, nel pieno rispetto della libertà di ciascuno, ciò che altrimenti potrebbe restare incomprensibile e vago, mostrando come la vera laicità non escluda il fatto religioso, ma anzi ne sappia fare tesoro quale risorsa educativa».

Infine, ringraziando gli insegnanti e incoraggiandoli a perseverare nel loro impegno, Leone ha osservato che «la scuola oggi – in Italia, ma non solo – ha davanti a sé sfide drammatiche e al contempo esaltanti» e per questo motivo ha rinnovato il desiderio che per e nella Chiesa i docenti di religione cattolica siano «servitori del mondo educativo, coreografi della speranza, ricercatori infaticabili della sapienza, artefici credibili di espressioni di bellezza».

Venerdì 24 aprile, al termine del secondo giorno di lavori, i direttori degli Uffici scuola d’Italia e 350 delegati diocesani avevano preso parte alla solenne celebrazione presieduta dal cardinale vicario Baldo Reina nella basilica di San Giovanni in Laterano. A concelebrare l’Eucaristia – animata dal coro degli idr della diocesi di Roma, che ha offerto il suo sostegno all’evento con 70 docenti impegnati come volontari – anche i vescovi Michele Di Tolve e Claudio Giuliodori. Il porporato ha offerto una riflessione improntata sulla figura di Paolo e la sua conversione, avvenuta «in mezzo ad una strada e con la spada in mano, mentre perseguitava i cristiani», a dire che «il Signore sceglie un qualsiasi momento per incontrarci». Favorire questo incontro con Cristo è per Reina il compito dei docenti di religione cattolica attraverso la loro «delicata opera educativa affidata dalla Chiesa alle diocesi», affinché bambini, ragazzi e giovani «scoprano che la carne di Cristo è il vero cibo e non abbiano bisogno di surrogati e, poco alla volta, si aprano alla Verità».

In particolare Reina ha riconosciuto il valore della «missione preziosissima di parlare al cuore dei più giovani, senza mai screditarli o facendoli sentire sbagliati ma, invece, amati da Dio e dalla Chiesa»; si tratta quindi di «parlare al cuore, intercettando un desiderio profondo, quello legato alla ricerca della verità», ha concluso il vicario del Papa.

27 aprile 2026

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