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Mercoledì 29 Aprile 2026 08:04

Avellino e il mito della campagna



Il quarto film del regista livornese appare il più maturo, grazie anche ai due protagonisti principali: Maurizio Lastrico e Giulia Bevilacqua. Commedia dal tono simpatico e garbato

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Arrivata a un punto di non ritorno, la famiglia Fontana decide di lasciare la città e trasferirsi in una più tranquilla dimora di campagna. Da questo spunto parte Benvenuti in campagna, nuovo film di Giambattista Avellino in sala dal 16 aprile. In realtà la prima immagine è per Gerardo, detto Gerry, che riferisce a una commissione d’esame come è arrivato lì: va indietro di un anno e dà il via al racconto.

Il padre Gerry, la moglie Ilaria e il figlio adolescente Giulio sono a Roma, catturati da una quotidianità che li sta consumando, lei poliziotta nel caos del traffico urbano, lui docente universitario a contratto in odore di incarico precario; il figlio incapace di muoversi dal cellulare e refrattario a sport e amicizia con coetanei. Spinti da alcuni amici, acquistano un casale e vanno a viverci con grandi speranze di mettere a frutto i prodotti della terra. Ma l’entusiasmo iniziale è ben presto superato dall’emergere di non poche difficoltà. La campagna mette in mostra la faccia peggiore di sé: problemi pratici, spese crescenti, nuove amicizie fin troppo complicate.

Procedendo su un binario che alterna momenti belli e brutti, Benvenuti in campagna è una commedia che riesce a mantenere un tono simpatico e garbato, la piacevolezza di un universo gentile da apprezzare solo se cresce la sintonia tra persone e habitat naturale. Dopo un inizio con qualche sensazione di timidezza, seguono momenti più sciolti e coinvolgenti. La dinamica tra i componenti la famiglia si fa più incisiva e spigliata; prima tra i genitori, poi col figlio Giulio, e quindi con le due figure di rilievo intorno a loro: Mauro, un vicino dal carattere burbero e scontroso destinato a vincere la barriera di silenzi con il figlio, e Anselmo, padre di Ilaria, pieno di contagioso entusiasmo.

Se la qualità del film migliora (fino a un finale inatteso che ribalta del tutto il senso del titolo), bisogna darne atto alla regia di Giambattista Avellino, nato a Livorno nel 1957, dapprima autore televisivo (anche con la coppia Mondaini/Vianello), esordio al cinema con Il 7 e l’8 (2007) e La matassa (2009) entrambi con Ficarra e Picone; C’è chi dice no (2011) con Paolo Ruffini, Paola Cortellesi, Luca Argentero.

Questo è il suo quarto film e appare il più maturo e completo. Grazie anche ai due protagonisti principali, Maurizio Lastrico – che offre a Gerry una interpretazione sobria e misurata di grande efficacia ironica – e Giulia Bevilacqua che è la moglie Ilaria, pronta a ribattere colpo su colpo le mille sventure che l’idillio agreste propone. L’importanza, poi, dei caratteristi da sempre presenti nella commedia italiana è confermata in questa occasione da due nomi di primo piano come Giorgio Colangeli (Anselmo) e Andrea Pennacchi (Mauro) che aggiungono un tono di amara riflessione. Film piacevole, senz’altro da vedere.

29 aprile 2026

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