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Mercoledì 29 Aprile 2026 12:04

Sarah Mullaly, arcivescovo di Canterbury, in visita a Sant’Egidio



L'incontro con alcune famiglie di rifugiati e la visita alle classi della Scuola di italiano per gli immigrati. Il presidente della Comunità Impagliazzo: «Cattolici e anglicani uniti nella pace e nella solidarietà»

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Nella giornata di ieri, 28 aprile, il nuovo arcivescovo di Canterbury Sarah Mullaly ha visitato la Comunità di Sant’Egidio. Un appuntamento iniziato alla Casa dell’Amicizia, nei locali del San Gallicano, dove ha potuto conoscere le attività della Comunità a sostegno dei più fragili, dai senza fissa dimora alle famiglie in difficoltà, prima di uno scambio con i responsabili dei programmi attivi in Africa per la cura dell’Aids e di altre patologie. «Siete riusciti a fare qualcosa di impensabile. Il lavoro che fate è molto prezioso», ha commentato.

La seconda tappa è stata a Palazzo Leopardi, in in piazza Santa Maria in Trastevere, dove Mullaly si è intrattenuta con alcune famiglie di rifugiati provenienti da Gaza, dall’Afghanistan e da altri Paesi e ha fatto visita alle classi della Scuola di lingua e cultura italiana per gli immigrati. «Ho avuto l’opportunità di incontrare tante persone fragili ed è stata per me un’esperienza di umiltà – le parole della presule -. Ciascuno di voi ha affrontato incredibili difficoltà nella vita. Quello che vi viene offerto è l’amicizia ma anche la possibilità di iniziare una nuova storia».

Ancora, Mullaly ha visitato la basilica di Santa Maria in Trastevere fermandosi in raccoglimento davanti alla cappella dedicata al beato Floribert Bwana Chui, il giovane congolese della Comunità ucciso per essersi opposto a un tentativo di corruzione. Infine ha raggiunto Sant’Egidio per un colloquio con i responsabili della Comunità. «A volte mi chiedono, come capo di una Chiesa, dove vedo la speranza, e oggi nel lavoro di Sant’Egidio per i più fragili ho visto la speranza – ha commentato alla fine della visita, durata oltre 4 ore -. Sono anche onorata di avere visitato la Sala della Pace a Sant”Egidio, dove la Comunità è riuscita a far cessare la guerra in Mozambico. Sapere che esistono persone disposte a creare e ricreare spazi di ospitalità, una tavola attorno alla quale chi è in disaccordo possa incontrarsi, è di grande importanza. Per questo siamo profondamente grati».

Nell’analisi del presidente di Sant’Egidio Marco Impagliazzo, «in questo ultimo periodo c’è molta vicinanza sui temi della pace tra cattolici e anglicani, particolarmente in Africa dove la Comunione anglicana ha una presenza piuttosto forte insieme alla Chiesa cattolica, un legame che si è rafforzato dopo il viaggio di Papa Leone XII in Africa. C’è poi un ecumenismo della carità – ha aggiunto -, cioè una grande unità a partire dall’amicizia con i più poveri e vulnerabili, anche nelle nostre società occidentali: una vocazione all’accoglienza, al sostegno, alla solidarietà».

29 aprile 2026

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